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Nucleare, il confronto parte dai consumatori

A Roma politica, scienza e tutela dei consumatori a confronto sul ritorno del nucleare in Italia. Al centro costi, tempi, sicurezza energetica, rinnovabili, bollette e interessi in campo

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A pochi giorni dall’approvazione definitiva al Senato della delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile, Consumerismo No Profit APS ETS ha riunito a Roma politica, scienza e mondo della tutela dei consumatori per affrontare alcune delle domande che accompagneranno il Paese nei prossimi anni. Quale ruolo potrà avere il nucleare nel sistema energetico italiano, quanto costerà, chi sosterrà gli investimenti, quali effetti potrà avere sulle bollette e quali altre tecnologie dovranno essere considerate nel percorso di transizione energetica?

Il confronto, ospitato presso l’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, ha messo attorno allo stesso tavolo posizioni anche molto diverse, con l’obiettivo di entrare nel merito delle questioni ancora aperte e superare la contrapposizione tra favorevoli e contrari. Consumerismo No Profit APS ETS ringrazia il direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia Carlo Corazza per aver accolto con favore l’iniziativa.

A moderare l’incontro è stata Barbara Molinario, giornalista, direttrice editoriale di Consumerismo.it e segretaria generale di Consumerismo No Profit APS ETS. Sono intervenuti Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No Profit APS ETS e direttore di Consumerismo.it; Valerio Rossi Albertini, fisico ed esperto di nucleare, energia e nuove tecnologie; Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro dell’Ambiente e presidente della Fondazione UniVerde; e l’onorevole , capogruppo in X Commissione Attività produttive e relatore del provvedimento sul nucleare.

L’evento è stato pensato anche come momento di formazione per i giornalisti e proposto come corso, per offrire strumenti e fonti utili a raccontare un tema nel quale dati scientifici, scelte politiche, interessi economici e conseguenze per i consumatori sono strettamente collegati. Un’esigenza particolarmente sentita in una fase in cui il dibattito sul nucleare è tornato al centro dell’agenda nazionale.

Una legge approvata, molte decisioni ancora da prendere

Il 23 settembre il Senato ha approvato definitivamente la legge delega in materia di energia nucleare sostenibile, ma il provvedimento apre un percorso che dovrà essere definito nei prossimi mesi. Molte delle scelte concrete, dalla localizzazione e realizzazione degli impianti alla gestione dei rifiuti radioattivi, fino agli eventuali meccanismi di sostegno economico, saranno disciplinate attraverso i successivi decreti legislativi.

Una parte importante del confronto si è concentrata proprio su ciò che deve ancora essere deciso, perché dietro la scelta di una tecnologia energetica ci sono investimenti, tempi di realizzazione, operatori pubblici e privati, territori coinvolti e possibili conseguenze economiche per famiglie e imprese.

Squeri: nucleare e rinnovabili nello stesso mix

Luca Squeri ha invitato a guardare al fabbisogno energetico complessivo del Paese e non soltanto alla produzione di elettricità. Se l’Italia vuole ridurre progressivamente il ricorso alle fonti fossili, secondo Squeri le rinnovabili sono indispensabili, ma la loro intermittenza rende necessario affiancarle a fonti capaci di garantire continuità alla produzione.

«Se vogliamo emanciparci dalle fonti fossili, l’unica strada è un’alleanza tra rinnovabili e nucleare. Non dobbiamo metterle in competizione: abbiamo bisogno di entrambe per costruire un mix energetico capace di garantire continuità e sicurezza degli approvvigionamenti», ha spiegato Squeri.

Il nucleare, nella sua visione, non deve quindi essere contrapposto a fotovoltaico ed eolico. Il modello indicato è quello di un mix nel quale le diverse fonti possano integrarsi, riducendo nel tempo il peso del e degli altri combustibili fossili. Squeri ha legato questo ragionamento anche alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla dipendenza energetica italiana dall’estero, chiarendo che il ritorno al nucleare riguarda una prospettiva di lungo periodo e non può essere presentato come una soluzione immediata per ridurre le bollette.

Nel confronto è emerso anche il tema del consenso. Secondo Squeri, l’atteggiamento dell’opinione pubblica è cambiato rispetto agli anni dei referendum e soprattutto le nuove generazioni affrontano il nucleare con minori preclusioni rispetto al passato.

Rossi Albertini: guardare alle tecnologie che avremo tra vent’anni

Valerio Rossi Albertini ha spostato la discussione sull’evoluzione tecnologica: se le decisioni prese oggi produrranno effetti tra dieci o vent’anni, il confronto non può limitarsi alle tecnologie attualmente disponibili, perché nello stesso arco di tempo potrebbero cambiare profondamente anche i sistemi di produzione e accumulo dell’energia.

«Stiamo facendo una proiezione sui prossimi dieci o vent’anni e non possiamo immaginare che il mondo rimanga fermo alle tecnologie di oggi. Se dobbiamo costruire un programma per le future generazioni, dobbiamo mettere sul tavolo il nucleare, ma anche tutte le altre possibilità che l’evoluzione tecnologica ci sta offrendo», ha osservato Rossi Albertini.

Da qui il richiamo al pompaggio idroelettrico, all’idrogeno, al fotovoltaico e all’eolico offshore. Rossi Albertini ha insistito soprattutto sui sistemi di accumulo, ricordando che le batterie non rappresentano l’unica possibilità per compensare l’intermittenza delle rinnovabili. Il pompaggio idroelettrico consente di utilizzare l’energia disponibile per riportare l’ in quota e recuperarla successivamente sotto forma di energia elettrica, mentre l’idrogeno potrebbe essere utilizzato per immagazzinare l’energia prodotta in eccesso.

Il suo ragionamento non parte da un’opposizione al nucleare, ma dalla richiesta di mettere sul tavolo tutte le tecnologie e confrontarle considerando anche i tempi nei quali saranno realmente disponibili. Rossi Albertini ha inoltre richiamato l’attenzione sull’approvvigionamento dell’uranio, sui costi di costruzione e smantellamento degli impianti, sulle scorie e sulla localizzazione degli eventuali piccoli reattori modulari, che potrebbe aprire un problema di accettazione da parte delle comunità locali.

Pecoraro Scanio: fissione e fusione non sono la stessa cosa

Alfonso Pecoraro Scanio ha insistito sulla distinzione tra fissione e fusione nucleare, esprimendo interesse per la ricerca sulla fusione e una posizione critica sulla scelta di tornare alla fissione. Nel suo intervento ha richiamato le questioni relative alla sicurezza, alle scorie, allo smantellamento degli impianti, ai costi complessivi e al rapporto con i territori.

«Se mi chiedete se voglio un nucleare sicuro e pulito, la risposta è sì. Ma dobbiamo distinguere la fusione dalla fissione e, mentre investiamo nella ricerca, non possiamo perdere tempo sulle tecnologie che abbiamo già a disposizione. In Italia abbiamo ancora enormi possibilità sulle rinnovabili, a partire dall’eolico offshore», ha affermato Pecoraro Scanio.

Ha inoltre chiesto di non perdere di vista ciò che può essere fatto già oggi, indicando nelle rinnovabili e in particolare nell’eolico offshore possibilità ancora poco sfruttate in Italia. La ricerca sulle tecnologie future, secondo Pecoraro Scanio, deve proseguire senza rallentare gli investimenti nelle soluzioni già disponibili.

Dal confronto con Squeri sono emerse due letture differenti delle priorità energetiche italiane: per Squeri il nucleare dovrà affiancare le rinnovabili per ridurre il ricorso alle fonti fossili, mentre Pecoraro Scanio ritiene prioritario accelerare sulle rinnovabili e sostenere la ricerca sulla fusione.

Gabriele: «Per chi si sta facendo il nucleare e chi lo pagherà?»

Luigi Gabriele ha riportato la discussione sul terreno della tutela dei consumatori partendo da due domande: «Per chi si sta facendo il nucleare?» e «Chi pagherà il nucleare?».

«Prima di parlare di quanto costerà l’energia prodotta dal nucleare dobbiamo capire chi finanzierà gli impianti, chi si assumerà il rischio industriale e quanto di questi costi potrà ricadere sui consumatori. La domanda che dobbiamo continuare a fare è molto semplice: chi paga e chi beneficia?», ha sottolineato Gabriele.

Il tema riguarda il modello economico con il quale verrà eventualmente sviluppata la nuova produzione nucleare italiana. Secondo Gabriele non basta chiedersi quanto potrà costare l’energia prodotta: bisognerà capire chi finanzierà gli impianti, quali garanzie saranno riconosciute agli operatori, come verranno distribuiti i costi della rete e se una parte del rischio industriale potrà finire, direttamente o indirettamente, sulle bollette dei consumatori.

Gabriele ha richiamato anche il cambiamento già in corso nel sistema energetico, dove autoproduzione e generazione distribuita stanno modificando il rapporto tradizionale tra grandi produttori e consumatori. Un passaggio che, nella lettura di Consumerismo, rende ancora più importante conoscere gli interessi economici coinvolti nelle scelte che determineranno il futuro assetto energetico nazionale.

Questi temi sono già al centro dell’attività dell’Osservatorio Nucleare di Consumerismo, istituito per seguire l’evoluzione normativa, confrontare costi dichiarati e costi effettivi, verificare le informazioni provenienti dai diversi fronti del dibattito e controllare gli eventuali effetti economici sui consumatori. L’Osservatorio non assume una posizione favorevole o contraria al nucleare, ma verifica i fatti e vigila affinché eventuali costi non vengano trasferiti sulle bollette senza trasparenza.

Oltre il “nucleare sì, nucleare no”

Tempi di realizzazione, costi dell’intero ciclo di vita degli impianti, disponibilità delle materie prime, accumulo dell’energia, sviluppo delle rinnovabili, sicurezza, scorie, localizzazione e finanziamenti sono alcuni dei temi sui quali il confronto dovrà continuare mentre verranno definite le scelte operative.

Anche l’informazione avrà una responsabilità importante. Raccontare questo percorso limitandosi alla contrapposizione tra favorevoli e contrari lascia fuori buona parte delle questioni che interessano direttamente i consumatori. Servirà entrare nei numeri, distinguere ciò che è già stato deciso da ciò che ancora non lo è, verificare costi e tempi dichiarati e rendere comprensibili decisioni tecniche destinate ad avere conseguenze economiche e sociali per molti anni.

Consumerismo continuerà a seguire il percorso mantenendo l’attenzione sulle domande che hanno attraversato l’intero incontro: quali saranno i costi reali, chi sarà chiamato a sostenerli e quali benefici arriveranno concretamente ai consumatori.

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