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Menù diversi per turisti e residenti: quale prezzo vale

Due listini per lo stesso piatto: vale il prezzo più basso esposto, perché è una pratica ingannevole e dove si segnala.

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Due menù, uno in italiano e uno in inglese, con gli stessi piatti e prezzi diversi. Un conto più alto per chi ha ordinato in un’altra lingua. Uno sconto per i residenti che è in realtà un sovrapprezzo per tutti gli altri. Nelle località turistiche la pratica si ripete ogni estate e molti la considerano un’astuzia tollerata. Non lo è, e gli strumenti per contestarla esistono: conviene però sapere quale regola regge davvero e quale no.

Il prezzo dovuto è quello del listino esposto, che deve essere unico: due listini paralleli per lo stesso prodotto violano l’obbligo di esposizione dei prezzi, e il prezzo più alto applicato solo sul conto non è dovuto. Indurre il cliente in errore sul prezzo è inoltre una pratica commerciale ingannevole. Il regolamento europeo contro le discriminazioni geografiche aggiunge un divieto, ma ha un perimetro più limitato di quanto si dica.

Le due basi solide: listino unico e pratica ingannevole

La disciplina italiana del commercio impone di esporre i prezzi in modo chiaro e uniforme per i prodotti e i servizi offerti, e non ammette listini paralleli per categorie di clienti. Se esistono due menù con prezzi diversi per lo stesso piatto, hai diritto al prezzo più basso fra quelli esposti, perché il listino esposto vincola e l’esercente non può opporti una versione riservata ad altri.

Il Codice del consumo aggiunge che è ingannevole la pratica che induce il consumatore in errore sul prezzo o sul modo in cui è calcolato. Un menù consegnato in base alla lingua, con prezzi maggiorati, è esattamente questo. Sono le due basi su cui la contestazione sta in piedi, e sono quelle da richiamare per prime.

Il regolamento europeo, con il suo perimetro reale

Il regolamento UE 2018/302 vieta di applicare condizioni generali di accesso diverse in base alla nazionalità, al luogo di residenza o al luogo di stabilimento del cliente, e il suo articolo 4 comprende anche i servizi che il cliente riceve fisicamente nello Stato in cui il professionista opera: alberghi, noleggio auto, manifestazioni sportive, biglietti per eventi, e quindi anche i servizi resi sul posto.

Va però detto che cosa quel regolamento non fa. Non impone prezzi identici in tutti gli Stati membri, e per i servizi resi sul posto prevede una deroga, purché applicata in modo non discriminatorio a territori determinati o a gruppi di clienti. Soprattutto, i tre fattori vietati sono nazionalità, residenza e stabilimento: la lingua non è fra quelli, ed è usata come indizio di nazionalità. È un argomento utile, non il più forte dei tre.

In Italia l’autorità competente a vigilare sull’applicazione del regolamento è l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, designata con la legge europea 2018, che su queste violazioni dispone dei poteri che ha per le pratiche commerciali scorrette. Lo stesso intervento attribuisce al centro europeo dei consumatori il compito di raccogliere le segnalazioni, contattare il professionista e, se non ottiene il rispetto del regolamento, trasmettere un rapporto documentato all’Autorità.

Che cosa non è discriminazione

Gli sconti reali per categorie definite, come studenti, o residenti di un Comune per i servizi comunali, sono ammessi quando sono uno sconto rispetto a un prezzo esposto valido per tutti, e non il modo di mascherare un sovrapprezzo. Le convenzioni con associazioni o con enti sono lecite.

Un menù tradotto è lecito, e lo è anche un menù turistico a , purché sia offerto a chiunque lo chieda e non sia l’unico proposto a chi parla un’altra lingua.

La linea è fra lo sconto trasparente riconosciuto a una categoria e il prezzo maggiorato applicato a un’altra. La prima è lecita, la seconda no, e la differenza si vede dal prezzo esposto: quello è il riferimento, e tutto ciò che sta sopra è una maggiorazione da giustificare.

Come si documenta

È la parte che decide, perché la pratica è costruita per non lasciare tracce: il menù in lingua viene consegnato solo a chi non parla italiano, e il conto non riporta in quale lingua hai ordinato.

Servono le fotografie dei due menù con la data, o del menù in lingua e del listino esposto all’esterno; lo scontrino con i prezzi applicati; e, quando possibile, la testimonianza di chi ha ricevuto l’altro menù.

Chi è al tavolo con persone di lingue diverse può documentare la differenza in trenta secondi: chiedere il menù in entrambe le lingue e fotografarli accanto. È la prova più semplice e la più difficile da contestare.

Dove si segnala

Alla polizia locale e al Comune per la violazione dell’obbligo di esposizione dei prezzi, che è la strada che produce sanzioni in tempi brevi. All’Autorità antitrust per la pratica commerciale scorretta e per il regolamento europeo, di cui è autorità competente.

Per i cittadini di altri paesi dell’Unione c’è anche il Centro Europeo Consumatori Italia, che assiste nelle controversie transfrontaliere e che, sul geoblocking, può trasmettere un rapporto documentato all’Autorità.

Le segnalazioni con le fotografie dei due menù sono fra le più efficaci che arrivano su questo tema, perché la prova è immediata e la condotta, per definizione, si ripete con tutti i clienti.

Che cosa fa lo Sportello +Tutela

Lo Sportello +Tutela di Consumerismo imposta la contestazione sulle basi che tengono, cioè il listino unico e la pratica ingannevole, e usa il regolamento europeo per quello che copre davvero, senza costruire la richiesta su un argomento che l’esercente può smontare. Verifica dalle fotografie quale prezzo era esposto e prepara la richiesta di applicazione del prezzo più basso o di restituzione della differenza pagata con riserva. Predispone la segnalazione alla polizia locale e al Comune e quella all’Autorità antitrust, e per i clienti di altri paesi dell’Unione indica il canale del centro europeo dei consumatori. Raccoglie le segnalazioni sullo stesso esercizio per presentarle in forma aggregata, senza nominarlo nelle comunicazioni pubbliche. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.

Quali documenti servono

Le fotografie dei due menù, o del menù in lingua e del listino esposto all’esterno, con la data; lo scontrino con i prezzi applicati; i riferimenti di chi ha ricevuto l’altro menù; la fotografia dell’esterno del locale con il listino e, se già presentata, copia della segnalazione.

Tempi realistici e possibili esiti

La contestazione al tavolo si chiude spesso con l’applicazione del prezzo più basso, perché la posizione dell’esercente è insostenibile quando i due menù sono fotografati. Le segnalazioni alla polizia locale portano a controlli e sanzioni in tempi variabili. Quelle all’Autorità antitrust si sommano e producono procedimenti nel tempo, con effetti generali e non individuali. Lo Sportello prepara richiesta e segnalazioni, senza garantire l’esito.

Per approfondire: regolamento UE 2018/302 · Codice del consumo · Autorità garante della concorrenza e del mercato · Centro Europeo Consumatori Italia

Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.

Domande frequenti

Il ristorante ha due menù con prezzi diversi: è legale?

No. L’obbligo di esporre i prezzi non ammette listini paralleli per categorie di clienti, e indurre in errore sul prezzo è una pratica ingannevole. Il regolamento europeo contro le discriminazioni geografiche aggiunge un divieto basato su nazionalità, residenza e stabilimento. Fotografa entrambi i menù e segnala.

Quale prezzo devo pagare?

Il più basso fra quelli esposti per lo stesso piatto: il listino esposto vincola e l’esercente non può opporti una versione riservata. Se il prezzo più alto è comparso solo sul conto, la differenza non è dovuta. Paga il prezzo più basso e, se pretendono la differenza, pagala indicando per iscritto la riserva.

Lo sconto per i residenti è discriminazione?

No, se è uno sconto reale rispetto a un prezzo esposto valido per tutti, riconosciuto a una categoria definita. Diventa discriminazione quando il prezzo esposto è quello scontato e tutti gli altri pagano una maggiorazione mascherata. La linea passa dal prezzo esposto, che è il riferimento.

Il regolamento europeo vale anche per un ristorante?

Il suo articolo 4 comprende i servizi che il cliente riceve fisicamente nello Stato in cui il professionista opera, quindi anche quelli resi sul posto. Ma non impone prezzi identici fra Stati, prevede una deroga applicata in modo non discriminatorio a territori o gruppi di clienti, e non elenca la lingua fra i fattori vietati: è un argomento utile, non il principale.

Sono straniero e non parlo italiano: come me ne accorgo?

Chiedendo il menù anche in italiano, o facendo confrontare i prezzi a qualcuno del posto, e fotografando. Se sei al tavolo con persone di lingue diverse, chiedi il menù in entrambe le lingue. Per i cittadini dell’Unione il centro europeo dei consumatori assiste nelle controversie in un altro Stato membro.

A chi conviene segnalare per primo?

Alla polizia locale e al Comune, perché la violazione sull’esposizione dei prezzi è immediata da accertare e viene sanzionata in tempi brevi. All’Autorità antitrust va la segnalazione sulla pratica scorretta e sul regolamento europeo, con effetti più ampi ma tempi lunghi. Conviene farle entrambe, allegando le stesse fotografie.

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