L'attacco hacker del gruppo Salt Typhoon a Sistemi Informativi (Ibm) mette a rischio i dati della Pubblica Amministrazione italiana. Consumerismo No Profit valuta un esposto ad ACN e Garante Privacy per accertare le responsabilità e garantire la trasparenza verso i cittadini coinvolti, rivendicando la sovranità digitale come diritto fondamentale del consumatore.
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L’incursione informatica operata dal gruppo Salt Typhoon ai danni di Sistemi Informativi, azienda del gruppo Ibm responsabile della gestione di infrastrutture tecnologiche per la Pubblica Amministrazione italiana, ha determinato una potenziale esposizione dei dati personali di milioni di cittadini. L’azione di spionaggio cibernetico ha interessato segmenti critici della rete statale, portando il Centro Studi di Consumerismo No Profit a interrogarsi sulle responsabilità legali e operative derivanti dall’affidamento di informazioni sensibili a soggetti privati.
Secondo le analisi preliminari, l’attacco solleva questioni che superano il perimetro della sicurezza informatica per investire il tema della sovranità digitale nazionale. L’esposizione di dati gestiti da operatori privati evidenzia la fragilità dei sistemi di controllo quando le informazioni dei contribuenti transitano su piattaforme non direttamente governate dallo Stato, rendendo necessario un chiarimento sui protocolli di protezione adottati dai fornitori esterni.
Il monitoraggio effettuato dagli analisti evidenzia una criticità strutturale legata alla trasparenza informativa. Risulta prioritario stabilire con esattezza quale tipologia di documentazione sia stata sottratta durante i quattordici giorni di permanenza degli aggressori nei sistemi e definire la tempistica con cui gli utenti saranno avvisati, in conformità con quanto previsto dal regolamento europeo sulla protezione dei dati.
L’associazione Consumerismo No Profit ha annunciato di voler procedere con un esposto formale indirizzato all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e al Garante per la Protezione dei Dati Personali. L’iniziativa mira a ottenere una verifica puntuale sulla catena di responsabilità e sulla tenuta dei contratti di outsourcing tecnologico che legano gli uffici pubblici a operatori internazionali come Ibm, focalizzando l’attenzione sull’accountability dei partner privati in caso di compromissione dei database.
La resilienza delle infrastrutture digitali viene inquadrata dal Centro Studi non solo come un parametro tecnico di efficienza dello Stato, ma come un diritto oggettivo del fruitore di servizi pubblici. La continuità operativa e l’integrità delle informazioni personali rappresentano elementi contrattuali impliciti nel rapporto tra cittadino e amministrazione, la cui violazione richiede l’attivazione di tutele immediate e concrete.
Attraverso una nota ufficiale, l’organizzazione ha ribadito che la gestione della crisi dovrà seguire criteri di massima chiarezza verso l’opinione pubblica. «La sovranità digitale non è un concetto astratto per esperti di geopolitica: è la protezione della vita digitale di milioni di italiani» ha dichiarato il portavoce del centro studi di Consumerismo Davide Maestri, sottolineando come la sicurezza dei dati non possa essere scissa dalla tutela dei diritti civili nell’ecosistema digitale.