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Donne e vino, il sorpasso silenzioso

Nel settore vitivinicolo le imprese guidate da donne registrano redditi più alti: il modello che cambia agricoltura, economia e consumi

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C’è un’Italia che cresce senza fare rumore, ma che sta già riscrivendo le regole del gioco. È quella delle donne nel vino, protagoniste di un cambiamento concreto che riguarda non solo l’agricoltura, ma anche il modo in cui produciamo, consumiamo e creiamo valore.

A dirlo non è una percezione, ma una fotografia precisa scattata dalla ricerca “Innovare al femminile: i risultati di un’indagine nelle imprese vitivinicole”, promossa da CREA – Politiche e Bioeconomia (Rete PAC) e realizzata con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, presentata a Vinitaly 2026. I dati arrivano dalla Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA) e da un’indagine qualitativa basata su interviste e focus group con imprenditrici del settore.

Il dato che colpisce di più è semplice e potente: nel triennio 2021-2023 le aziende vitivinicole guidate da donne registrano redditi medi superiori del 5% rispetto a quelle maschili. Non si tratta di un’eccezione, ma di un segnale chiaro di come il divario di genere, quando le condizioni si equilibrano, possa ridursi fino quasi a scomparire.

Nel vino, infatti, le differenze strutturali tra imprese maschili e femminili si stanno assottigliando. Le dimensioni aziendali sono ormai quasi identiche, 13,8 ettari contro 13,3, mentre organizzazione del lavoro e livello di meccanizzazione risultano sempre più allineati. Questo equilibrio di partenza crea un contesto in cui competenze e capacità possono emergere senza distorsioni, portando a risultati economici comparabili, e in questo caso persino migliori.

Il punto, però, non è solo il reddito. È il modello.

La ricerca evidenzia come nelle imprese femminili l’innovazione segua traiettorie diverse rispetto a quelle tradizionali. Non si basa esclusivamente su tecnologia o grandi investimenti, ma su un approccio diffuso, quotidiano, che attraversa tutta l’azienda. È un’innovazione organizzativa, gestionale e soprattutto relazionale, che coinvolge produzione, comunicazione, enoturismo e gestione delle persone.

Un approccio che rende le imprese più resilienti e capaci di adattarsi a un mercato sempre più complesso, dove il valore non è solo nel prodotto, ma nell’esperienza, nella narrazione e nel legame con il territorio.

Anche il rapporto con le risorse pubbliche racconta un cambiamento. Nel settore vitivinicolo gli aiuti incidono meno sul reddito rispetto ad altri comparti agricoli e non rappresentano un fattore discriminante tra uomini e donne. Le imprese, invece, mostrano una maggiore autonomia e una capacità più strutturata di costruire valore in modo indipendente.

E poi c’è il territorio, che torna al centro. Le aziende guidate da donne investono nella relazione con i clienti, nell’enoturismo, nel dialogo con le comunità locali. Non come elementi accessori, ma come leve strategiche di crescita. Un modello che parla sempre di più anche ai consumatori, sempre più attenti a sostenibilità, autenticità e identità dei prodotti.

Come sottolinea Andrea Rocchi, presidente del Centro di Ricerca in Viticoltura ed Enologia (CREA-VE), il settore vitivinicolo rappresenta oggi un contesto dinamico dove condizioni più equilibrate permettono alle imprese di esprimere il proprio potenziale. E per Daniela Mastroberardino, presidente dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, non si tratta di un’eccezione, ma di un esempio concreto di evoluzione del settore, fatto di organizzazione, visione e capacità di costruire valore nel tempo.

Quello che emerge è un cambio di paradigma che va oltre il vino. Non esiste un’innovazione “al femminile” come categoria a sé, ma esiste un modo di fare impresa che integra competitività, sostenibilità e radicamento territoriale.

Se si guarda con attenzione all’evoluzione dei consumi, questo dato racconta qualcosa di più ampio. L’agricoltura, e con essa una parte significativa dell’economia reale, sta andando verso modelli in cui equilibrio, capacità relazionale e consapevolezza diventano fattori competitivi concreti. Il settore vitivinicolo, in questo senso, non fa altro che anticipare dinamiche che progressivamente stanno emergendo anche in altri comparti.

 

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