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Rc auto 2026: l’allarme di Consumerismo su tasse e rincari record

L'Rc Auto nel 2026 segna rincari del 10% con premi medi a 492 euro. Aumentano le tasse (Irap e infortuni) e i costi dei ricambi. Consumerismo lancia l'allarme sui divari territoriali tra Nord e Sud, con Napoli e Prato oltre i 600 euro. L'associazione chiede trasparenza e invita i cittadini a utilizzare lo sportello +Tutela per denunciare aumenti ingiustificati.

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Il comparto assicurativo italiano sta attraversando una fase di criticità senza precedenti. A marzo 2026, i premi medi delle polizze Rc Auto hanno raggiunto la cifra di 492 euro annui, segnando un incremento netto del 10% rispetto allo scorso anno. Questo aumento non è solo il riflesso di dinamiche di mercato, ma il risultato di una pressione fiscale crescente e di costi vivi che ricadono interamente sulle spalle degli automobilisti.

L’inflazione sui pezzi di ricambio, che ha toccato il 16,7%, si somma a un quadro tributario pesante: l’impatto dell’Irap allo 0,5% e la tassazione sulle polizze infortuni conducente al 12,5% hanno trasformato l’assicurazione obbligatoria in un vero e proprio prelievo fiscale mascherato. Le famiglie italiane si trovano a gestire costi di mantenimento dei veicoli sempre meno sostenibili, con riflessi diretti sulla mobilità nazionale.

La mappa dei divari provinciali e l’emergenza tariffe

L’analisi territoriale dei premi evidenzia discrepanze che superano i 300 euro tra le diverse aree del Paese. Se a Milano i costi si attestano tra i 550 e i 558 euro, posizionando la provincia tra le più onerose, la situazione nelle aree metropolitane del Centro-Sud appare ancora più allarmante. Napoli detiene il primato negativo con 597 euro, seguita da Prato che tocca i 606 euro.

All’estremo opposto della classifica si trovano province come Enna, dove il premio medio si ferma a 299 euro, e Potenza con 305 euro. In Lombardia, la media regionale di 525 euro è trainata verso l’alto da realtà come Pavia (539 euro) e Como (532 euro), mentre Sondrio riesce a mantenere la media nazionale di 492 euro. Queste differenze sono solo parzialmente giustificate dalla frequenza dei sinistri e dai costi di riparazione locali.

Cause strutturali e il nodo delle frodi assicurative

Secondo i rilievi dell’, le province densamente popolate arrivano a pagare fino al 100% in più rispetto alle zone interne. Oltre alla densità del traffico, pesano in modo determinante le frodi assicurative e l’inefficienza dei sistemi di accertamento, che portano le compagnie ad applicare tariffe cautelative estremamente elevate nelle zone considerate ad alto rischio.

La frequenza dei sinistri nelle grandi aree urbane rimane il parametro principale per la determinazione del premio, ma il rincaro dei ricambi e la tassazione aggiuntiva agiscono come moltiplicatori. In questo scenario, il costo delle polizze non riflette più soltanto la condotta di guida dell’assicurato, ma diventa una tassa sulla residenza, penalizzando ingiustamente milioni di cittadini in base alla loro collocazione geografica.

La posizione di Consumerismo e il supporto agli utenti

Consumerismo No Profit ha lanciato un allarme formale riguardo alla mancanza di trasparenza nei divari tariffari, definendo inaccettabili le differenze di prezzo non giustificate da parametri oggettivi per famiglie e imprese. L’associazione richiede con fermezza l’abolizione di queste asimmetrie e una revisione della tassazione sulle garanzie accessorie, spesso gravate da aliquote che scoraggiano la prevenzione e la sicurezza stradale.

Il presidente di Consumerismo, Luigi Gabriele, consiglia ai consumatori di monitorare costantemente le offerte online, dove è possibile trovare soluzioni a partire da 153 euro, e di verificare con estrema attenzione la propria classe di merito. L’associazione invita inoltre a segnalare ogni irregolarità o anomalia tariffaria direttamente all’Ivass o attraverso lo sportello +Tutela al numero 06 948054440.

« Siamo di fronte a una vera e propria emergenza sociale camuffata da dinamica di mercato », sottolinea Luigi Gabriele. Per l’associazione, è necessario che le istituzioni intervengano per calmierare l’impatto fiscale sulle polizze obbligatorie, garantendo che il diritto alla mobilità non venga compromesso da una gestione dei premi orientata esclusivamente al profitto delle compagnie e al gettito dello Stato.

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