Dal 21 settembre cambiano le tariffe di centinaia di prestazioni sanitarie erogate dal Servizio sanitario nazionale. La revisione interessa 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica e avrà conseguenze anche sui ticket pagati dai consumatori non esenti.
È quanto emerge dalla raccolta e dall’analisi dei dati effettuata dall’Osservatorio Consumerismo sulla base della documentazione del Ministero della Salute e della Conferenza Stato-Regioni.
Il nuovo tariffario aggiorna gli importi utilizzati dal Servizio sanitario nazionale per remunerare le strutture pubbliche e private accreditate. Tariffa della prestazione e somma effettivamente pagata dal paziente, però, non coincidono necessariamente. Per capire quanto si spenderà occorre considerare il tipo di prestazione, eventuali esenzioni e le modalità di compartecipazione applicate a livello regionale.
Quanto cambiano le tariffe
L’aggiornamento riguarda 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale, quindi visite, esami diagnostici e altre prestazioni effettuate in ambulatorio.
Tra le prestazioni interessate figurano numerose prime visite specialistiche e diversi esami diagnostici. Per molte prime visite la tariffa passa da 25 a 26 euro. Sono coinvolte, tra le altre, neurologia, ginecologia, ortopedia, pneumologia, endocrinologia e gastroenterologia.
La prima visita oculistica passa da 25,80 a 26,80 euro, quella dermatologica e allergologica da 25,40 a 26,40 euro e quella otorinolaringoiatrica da 26,20 a 27,20 euro.
Più consistente l’incremento previsto per alcune prestazioni. La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma passa da 33,60 a 38 euro, mentre l’agoaspirato della mammella sale da 31,25 a 36,50 euro.
Per altri esami gli aumenti sono più contenuti: la spirometria semplice passa da 24 a 24,90 euro, l’elettrocardiogramma da 11,60 a 12,05 euro e il prelievo venoso da 3,80 a 4,30 euro.
Non aumenta tutto
È importante chiarire che il nuovo tariffario non determina un rincaro generalizzato di visite ed esami.
Diverse prestazioni di largo utilizzo mantengono gli importi precedenti. La visita specialistica di controllo resta a 17,90 euro. Non cambiano, tra gli altri, la radiografia del torace, l’ecografia dell’addome inferiore, l’ecografia ginecologica e la densitometria ossea lombare o femorale.
Restano invariate anche le tariffe di numerosi esami di laboratorio molto comuni, tra cui emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH e VES.
Quanto pagheranno realmente i consumatori
L’aumento della tariffa di una prestazione non comporta automaticamente un incremento dello stesso importo per il paziente.
Il Ministero della Salute ricorda che, per la specialistica ambulatoriale, il ticket corrisponde alla tariffa della prestazione fino al limite massimo di 36,15 euro per ricetta, fatte salve le esenzioni. Le Regioni possono tuttavia avere proprie disposizioni tariffarie e per questo l’importo effettivamente richiesto deve essere verificato nel territorio di appartenenza.
Un esempio aiuta a capire il meccanismo. Se una prestazione supera i 36,15 euro e nella Regione interessata si applica quel tetto massimo, il consumatore non esente non paga necessariamente l’intera nuova tariffa. Lo stesso principio può operare quando sulla ricetta sono presenti più prestazioni e la somma raggiunge il limite previsto.
Chi non paga il ticket
La revisione tariffaria non cancella il sistema delle esenzioni.
Continuano quindi ad applicarsi, in presenza dei requisiti previsti dalla normativa, le esenzioni per reddito e determinate fasce di età, disoccupazione, pensione sociale o minima, invalidità, patologie croniche e malattie rare.
Rimangono inoltre escluse dal ticket le prestazioni comprese nei programmi organizzati di diagnosi precoce e prevenzione collettiva promossi o autorizzati dalle Regioni, come gli screening oncologici previsti dal Servizio sanitario.
Per le esenzioni legate a patologie croniche o rare è necessario verificare quali prestazioni siano comprese nell’esenzione riconosciuta al singolo paziente.
Cosa controllare prima di pagare
Con l’entrata in vigore delle nuove tariffe diventa ancora più utile controllare attentamente la prescrizione e l’importo richiesto.
Consumerismo invita i consumatori a verificare il codice della prestazione, la corretta indicazione di prima visita o visita di controllo e, quando presente, il codice di esenzione. Prima di pagare è inoltre opportuno consultare il tariffario della propria Regione o chiedere conferma al CUP, soprattutto per appuntamenti già prenotati che saranno effettuati dopo l’entrata in vigore delle nuove tariffe.
Il costo per il Servizio sanitario
La revisione non pesa soltanto sui ticket. Secondo i dati ufficiali della Conferenza delle Regioni, l’impatto complessivo del nuovo decreto sulle finanze pubbliche è stimato in 210,7 milioni di euro all’anno: 183,1 milioni riguardano la specialistica ambulatoriale e 27,6 milioni l’assistenza protesica. Per il solo 2026 l’impegno finanziario previsto per lo Stato è di circa 70 milioni di euro.
Per i consumatori sarà quindi importante verificare caso per caso quanto cambia realmente. Parlare genericamente di aumento dei ticket rischia di essere fuorviante: alcune prestazioni aumentano, altre rimangono ferme e l’importo finale può cambiare in base al tetto applicabile, alle disposizioni regionali e alle eventuali esenzioni.






