La commercialista Laura Del Santo, membro del Comitato Scientifico di Consumerismo, spiega le novità che riguardano i professionisti che lavorano con la Pubblica Amministrazione e perché è importante controllare la propria posizione con l'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Una novità normativa destinata a incidere direttamente sulla liquidità di migliaia di professionisti. Dal 15 giugno 2026, infatti, chi vanta crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione e ha debiti iscritti a ruolo superiori a 5.000 euro potrebbe vedere una parte dei compensi trattenuta automaticamente per soddisfare le somme dovute all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Una misura che punta a rafforzare la riscossione ma che apre anche interrogativi sulla tutela dei lavoratori autonomi e sulla disparità di trattamento rispetto ad altri contribuenti. Ne parliamo con la commercialista Laura Del Santo, membro del Comitato Scientifico di Consumerismo.
Dottoressa Del Santo, cosa cambia concretamente dal 15 giugno 2026 per i professionisti che lavorano con la Pubblica Amministrazione?
Con la nuova disciplina introdotta dalla Manovra 2026, la Pubblica Amministrazione è tenuta a verificare preventivamente la posizione del professionista nei confronti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Se risultano cartelle esattoriali per un importo complessivo pari o superiore a 5.000 euro, prima di effettuare il pagamento del compenso, dovrà trattenere le somme corrispondenti ai debiti iscritti a ruolo e versarle direttamente all’ente di riscossione.
Si tratta di una novità assoluta?
Non del tutto. Già oggi esiste una procedura che consente alle Pubbliche Amministrazioni di verificare la regolarità fiscale. La differenza è che, per i professionisti, si passa da un semplice blocco del pagamento ad una sorta di compensazione forzosa, con un prelievo automatico delle somme dovute ad Ader
Quali debiti possono far scattare questo meccanismo?
Rientrano tutti i debiti iscritti a ruolo, sia quelli di natura fiscale che contributiva, ma anche eventuali sanzioni amministrative, comprese quelle derivanti dal Codice della strada. Il Decreto Fiscale 2026 ha però corretto la versione iniziale della norma, fissando una soglia minima di 5.000 euro.
Quale consiglio si sente di dare ai professionisti?
Suggerisco di non attendere il momento del pagamento da parte della Pubblica Amministrazione. È opportuno verificare preventivamente e sistematicamente la propria posizione presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Questo permette di intervenire per tempo, evitando che la parcella diventi automaticamente uno strumento di recupero del debito.
Ci sono situazioni particolarmente delicate?
Certamente. Uno degli aspetti più critici è rappresentato dall’automatismo della procedura. Potrebbero essere coinvolti anche contribuenti che ritengono infondate alcune pretese ma che non hanno ancora ottenuto l’annullamento o l’aggiornamento delle proprie posizioni. Per questo è fondamentale monitorare costantemente la situazione e agire tempestivamente.
La Rottamazione quinquies può rappresentare una tutela?
Sì. La sola presentazione della domanda di adesione consente di sospendere, almeno fino al 31 luglio 2026, le principali conseguenze derivanti dai carichi affidati alla riscossione, comprese le trattenute sui pagamenti della Pubblica Amministrazione. Si tratta quindi di uno strumento che può offrire una protezione immediata ai professionisti interessati. Se poi però il 31 luglio la prima o unica rata non viene pagata, si decade dalla rottamazione e la procedura può venire riattivata.
La misura riguarda tutti i fornitori della Pubblica Amministrazione?
No. La novità interessa esclusivamente gli esercenti arti e professioni, cioè i titolari di reddito di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 54 del TUIR. Per imprese e altri fornitori continua invece ad applicarsi la disciplina ordinaria già esistente.
Questa novità può avere conseguenze sul piano economico?
L’obiettivo della norma è rafforzare l’efficacia della riscossione e incentivare la regolarizzazione delle posizioni debitorie. Tuttavia, non si possono ignorare i possibili effetti sulla liquidità dei professionisti e le ulteriori complessità amministrative che potrebbero incidere sui tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione. Inoltre, emerge una evidente differenza di trattamento rispetto ad altre categorie di contribuenti.