Dal confronto, non c'è paragone, l'una rappresenta il passato, l'altra il futuro. Ecco perchè
A pochi chilometri di distanza, Sora e Tivoli raccontano due storie opposte su come un’amministrazione locale può gestire l’energia pubblica e, in particolare, l’illuminazione cittadina. Da una parte, il modello tradizionale del contratto “servizio luce” con un grande operatore privato; dall’altra, una comunità energetica locale che trasforma terreni e tetti pubblici in energia condivisa, abbattendo le bollette di enti e cittadini.
Una distanza così siderale che non sembrerebbe se tracciamo una linea retta tra le due cittadine laziali. Tanto vicine quando distanti. Ecco perchè, e ve lo spiego con i numeri.
A Sora la scelta è stata quella di aderire alla convenzione Consip “Servizio Luce 4 – Lotto 8”, affidando gestione, manutenzione e riqualificazione dell’illuminazione pubblica a un unico operatore esterno (schema tipo Enel X).
Questo modello presenta tre caratteristiche strutturali:
Una simulazione economica su 4.000 punti luce (ordine di grandezza di un comune come Sora) mostra che, con un contratto tipo servizio luce, il costo complessivo in 20 anni può superare i 7,2 milioni di euro, con una spesa media annua nell’ordine di 360 mila euro, senza che il Comune diventi pienamente proprietario e regista della propria infrastruttura energetica.
Tivoli ha scelto una strada diversa. Con il progetto “Tivoli Cer” nasce una comunità energetica locale che mette insieme soggetti pubblici e privati, trasformando terreni comunali in disuso, parcheggi, scuole e altri immobili pubblici in piattaforme di produzione di energia rinnovabile.
Su circa 25.000 metri quadrati di superfici comunali verranno installati impianti fotovoltaici per una potenza di circa 3,5 MWp, senza consumo di nuovo suolo. L’iniziativa è promossa da ASA Tivoli SpA, ASA Tivoli Srl e Comune di Tivoli, in collaborazione con Consumerismo No Profit e Road to green 2020. L’obiettivo è chiaro: produrre energia pulita sul territorio, abbattere il costo dell’energia per enti pubblici, cittadini e imprese, e combattere la povertà energetica redistribuendo i benefici all’interno della comunità locale.
La governance è affidata a una fondazione a guida pubblica, che garantisce indirizzo, trasparenza e tutela dell’interesse generale, ma è aperta all’adesione di altri enti e soggetti privati, creando un vero “ecosistema energetico” locale.
Applicando ai due modelli gli stessi ordini di grandezza sebbene Tivoli abbia quasi il doppio degli abitanti, per puro calcolo matematico applichiamo l’ordine di grandezza minore, ovvero quello di Sora (Comune di 25.000 abitanti, 4.000 punti luce, orizzonte 20 anni), il confronto è netto:
Nel modello CER il Comune investe (direttamente o tramite finanziamenti agevolati) in fotovoltaico, LED e telegestione, ma poi beneficia per 20–25 anni di minori costi energetici e di incentivi sull’energia condivisa. L’energia prodotta localmente viene in parte autoconsumata e in parte condivisa con famiglie e imprese, generando risparmi in bolletta che, in altre esperienze italiane, hanno raggiunto riduzioni fino al 30 per cento. Una quota dei benefici può essere destinata esplicitamente alle famiglie in difficoltà, trasformando la politica energetica in strumento di welfare territoriale.
In sintesi: dove il contratto di servizio luce compra servizi da un soggetto esterno, la comunità energetica costruisce un’infrastruttura economica e sociale che rimane al territorio.
La differenza tra Sora e Tivoli non è solo tecnica, ma di filosofia amministrativa.
Nel modello “servizio luce” il Comune delega quasi tutto: progetto, investimento, gestione, dati. L’operatore privato assume il rischio operativo, ma controlla anche le informazioni, la tecnologia e, spesso, l’asset fisico. Il cittadino resta utente finale, non protagonista.
Con “Tivoli Cer”, invece:
È un salto di paradigma: da “Comune cliente” a “Comune regista” di una filiera energetica locale.
Come Consumerismo No Profit, sosteniamo che autoprodurre e distribuire energia per illuminare scuole, strade e sostenere le famiglie in difficoltà non è solo una scelta tecnicamente ed economicamente razionale, ma è eticamente la migliore.
Esperienze di comunità energetiche in Italia dimostrano che si riducono emissioni e inquinamento, contribuendo agli obiettivi climatici europei; si abbassano i costi energetici per enti, cittadini e imprese, grazie ad autoconsumo locale, minori costi di rete e incentivi dedicati; si creano posti di lavoro qualificati sul territorio (installazione, manutenzione, gestione impianti), trattenendo valore economico che, nei contratti tradizionali, scivola verso i grandi gruppi energetici.
Tivoli dimostra che tutto questo è possibile senza oneri diretti per l’amministrazione, se si costruisce una buona alleanza tra utility locale, Comune, soggetti del terzo settore e cittadini.
Il messaggio è semplice:
Sora rappresenta il passato, fatto di contratti lunghi, poca trasparenza sui dati, dipendenza strutturale da un unico fornitore.
Tivoli anticipa il futuro, in cui la città diventa produttrice di energia e i benefici non si fermano al bilancio comunale, ma arrivano nelle case dei cittadini e nelle reti sociali del territorio.
Che Tivoli sia un esempio per tutti: per i Comuni che oggi stanno rinnovando i contratti di illuminazione pubblica, per le Regioni che programmano fondi e incentivi, per un Paese che vuole davvero parlare di transizione energetica mettendo al centro le persone, non solo i kilowattora.