La nuova economia del divertimento racconta molto più di quanto sembri sulle scelte di spesa delle famiglie italiane. L'Osservatorio Consumerismo analizza il comparto dei parchi divertimento italiani tra prezzi, strategie commerciali, turismo e nuovi comportamenti di consumo in un contesto segnato da inflazione, instabilità internazionale e maggiore attenzione al bilancio familiare.
Negli ultimi anni gli italiani hanno cambiato il proprio modo di consumare. L’inflazione, l’aumento del costo dell’energia, il rincaro dei trasporti, la crescita dei prezzi nel settore turistico e le tensioni geopolitiche hanno modificato le priorità delle famiglie. Le vacanze sono spesso più brevi, gli acquisti vengono programmati con maggiore attenzione e il confronto dei prezzi è diventato un passaggio quasi obbligato prima di ogni spesa.
In questo scenario c’è però un settore che continua a mostrare una buona capacità di attrazione: quello dei parchi divertimento.
Non significa che le famiglie spendano di più. Significa, piuttosto, che spendono in modo diverso.
L’esperienza ha assunto un peso crescente rispetto al bene materiale e il tempo trascorso insieme è diventato, per molti nuclei familiari, una voce di spesa considerata importante quanto una vacanza tradizionale o altre attività per il tempo libero.
È questo il fenomeno che gli economisti definiscono Fun Economy: un’economia nella quale il valore attribuito all’esperienza diventa parte integrante delle scelte di consumo.
Secondo i dati certificati SIAE, nel 2025 i parchi divertimento italiani hanno registrato oltre 20,6 milioni di ingressi, con una spesa del pubblico superiore a 306 milioni di euro per i soli biglietti. Il comparto comprende circa 500 strutture tra parchi tematici, acquatici, faunistici e avventura, genera un indotto stimato in circa 8 miliardi di euro e coinvolge 60.000 lavoratori lungo l’intera filiera.
Si tratta di numeri che confermano come i parchi rappresentino oggi non soltanto luoghi di intrattenimento, ma anche destinazioni turistiche in grado di produrre ricadute economiche sui territori, attraverso pernottamenti, ristorazione, commercio e servizi.
Secondo AssoParchi, in alcune strutture i visitatori provenienti da fuori regione o dall’estero rappresentano fino al 50% del totale, segno di una crescente capacità attrattiva anche sul turismo nazionale e internazionale.
Quando si parla di parchi divertimento l’attenzione si concentra quasi sempre sul prezzo del biglietto. In realtà, per una famiglia, quella rappresenta solo una parte della spesa.
L’Osservatorio Consumerismo evidenzia come il costo complessivo di una giornata sia composto da numerose voci: trasporto, carburante o pedaggi autostradali, parcheggio, ristorazione, eventuali pernottamenti, acquisti accessori e merchandising.
Il biglietto, quindi, va inserito all’interno di un costo complessivo che varia sensibilmente in base alla distanza dal parco, alla composizione della famiglia e alle scelte effettuate durante la giornata.
L’analisi delle principali strutture italiane mostra inoltre come il mercato abbia progressivamente abbandonato il modello del prezzo unico. Oggi convivono tariffe a data fissa, ingressi serali, promozioni online, formule “2×1”, pacchetti famiglia, abbonamenti stagionali e biglietti combinati con altre attrazioni.
Questa diversificazione delle offerte risponde a due esigenze: distribuire meglio i flussi di visitatori durante la stagione e intercettare consumatori con differenti capacità di spesa.
Uno degli aspetti che emerge con maggiore evidenza è il cambiamento nelle modalità di acquisto.
Sempre meno famiglie acquistano il biglietto direttamente in cassa. La prenotazione online, spesso effettuata con largo anticipo, consente di accedere a prezzi più favorevoli rispetto alla tariffa ordinaria.
Accanto al cosiddetto dynamic pricing si stanno diffondendo formule dedicate alle visite serali, promozioni nei giorni feriali e abbonamenti annuali che risultano convenienti per chi programma più visite nel corso della stagione.
Questo significa che il prezzo realmente pagato dal consumatore può essere molto diverso dalla tariffa massima pubblicizzata.
Negli ultimi anni il concetto stesso di vacanza si è modificato.
La riduzione della durata media dei soggiorni e la crescita dei cosiddetti “short break” hanno favorito forme di turismo concentrate in uno o due giorni.
Anche i parchi divertimento si inseriscono in questa trasformazione.
Sempre più spesso la visita viene abbinata a una notte in hotel o alla scoperta del territorio circostante, contribuendo allo sviluppo economico delle destinazioni che li ospitano.
Il parco non è più soltanto una gita fuori porta, ma può diventare il centro di un breve soggiorno.
Un altro elemento che emerge dall’analisi riguarda il diverso modo in cui le famiglie valutano la spesa per il tempo libero.
L’attenzione non è rivolta esclusivamente al prezzo, ma anche alla durata dell’esperienza, ai servizi disponibili, all’organizzazione degli spazi e alla possibilità di trascorrere un’intera giornata insieme.
Per questo motivo il confronto tra un parco divertimento e altre attività ricreative non può limitarsi al costo del biglietto. La valutazione del consumatore comprende aspetti molto più ampi, che riguardano il tempo trascorso, la varietà delle attività e la possibilità di soddisfare esigenze differenti all’interno dello stesso luogo.
Se da un lato il settore ha ampliato le possibilità di scelta attraverso numerose formule commerciali, dall’altro resta fondamentale una corretta pianificazione della visita.
Per molte famiglie il costo finale della giornata può aumentare sensibilmente a causa di spese accessorie spesso sottovalutate, come ristorazione, bevande, gadget, fotografie ricordo o servizi aggiuntivi.
Proprio per questo motivo la programmazione rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per contenere la spesa senza rinunciare all’esperienza.
Nonostante il contesto economico, il comparto continua a investire. Secondo AssoParchi, nel triennio 2025-2027 sono previsti circa 500 milioni di eurodestinati a nuove attrazioni, innovazione tecnologica, sicurezza, manutenzione, accessibilità e sostenibilità ambientale.
Si tratta di investimenti che testimoniano la volontà di mantenere competitivo un settore nel quale la qualità dell’offerta rappresenta uno degli elementi centrali della scelta del consumatore.
La fotografia del 2026 restituisce un quadro articolato.
Le famiglie italiane non hanno smesso di destinare risorse al tempo libero, ma hanno modificato il modo di farlo. Il consumatore è più informato, confronta le offerte, prenota in anticipo e ricerca un equilibrio tra costo complessivo ed esperienza.
Per i gestori dei parchi la sfida sarà continuare a investire senza perdere accessibilità economica. Per i consumatori, invece, sarà sempre più importante programmare la visita e conoscere le opportunità offerte dal mercato.
La Fun Economy, in questo senso, non rappresenta soltanto un comparto del turismo, ma un osservatorio privilegiato attraverso il quale leggere l’evoluzione dei consumi delle famiglie italiane.
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