Mentre i cittadini lottano contro il rincaro energetico, nelle stanze del potere si consuma un trasferimento di ricchezza senza precedenti: dai risparmi delle famiglie ai bilanci dei colossi energetici, inclusi quelli partecipati dallo Stato.
La dinamica è consolidata, ma ora è palese: i profitti accumulati non servono a migliorare il servizio, ma a pagare le fatture di società di lobby chiacchierate che scrivono materialmente i testi dei provvedimenti e gli emendamenti successivi.
Sono gli stessi soggetti che curano gli interessi delle multinazionali del tabacco, del cibo spazzatura, dei fossili e delle banche.
I segnali non mentono: prima ancora dell’approvazione del decreto, le offerte a prezzo fisso sono sparite. Al loro posto, campagne pubblicitarie che promettono “sconti stellari” di poche decine di euro a fronte di tariffe variabili fuori controllo. È la prova che il testo è stato adattato ai loro piani commerciali, non alle necessità del Paese.
L’assalto finale agli emendamenti: in queste ore, la pressione sugli uffici legislativi e sui ministeri è massima. L’obiettivo? Escludere ogni misura che blocchi realmente truffe, raggiri e il telemarketing selvaggio. Vogliono persino arrogarsi il diritto di legittimare chi può bussare alla vostra porta o chiamarvi a casa per proporre contratti ingannevoli, li chiamano “INTERMEDIARI”.
La nostra posizione è netta: chiediamo al Governo di stralciare immediatamente ogni emendamento capestro.
Se la politica sceglierà di legiferare per gli operatori anziché per i consumatori, non ci limiteremo a dire chi sono gli interessati — i mandatari — ma renderemo pubblici i nomi delle società di lobby che hanno materialmente redatto e presentato queste istanze e che scrivono i testi al posto dei parlamentari.
A dieci giorni dal referendum, è una scelta di campo: stare con chi paga le bollette o con chi le emette.
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