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Impresa delle Radici. La proposta di legge per riportare gli italiani nel mondo al centro dello sviluppo del Paese

Carta Tricolore, sportello unico e matching tra investitori e territori tra le proposte di Consumerismo per trasformare 200 milioni di oriundi in una leva economica per l’Italia

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Nel corso dell’evento “Il Rientro dei Fratelli”, organizzato alla Camera dei Deputati da Consumerismo No Profit insieme ad ed EPLI, il presidente Luigi Gabriele ha presentato la proposta di legge sull’Impresa delle Radici. L’iniziativa nasce dall’idea di trasformare la grande comunità degli italiani nel mondo in una rete economica capace di sostenere lo sviluppo delle aree interne, salvare attività locali e attrarre investimenti nei territori.

«Questa proposta nasce anche da esperienze molto concrete. Qualche tempo fa parlavo con un italiano che vive all’estero e che possiede una casa nel nostro Paese. Una villetta bellissima, ristrutturata negli anni, ma che rimane chiusa per sette o otto mesi l’anno. Ogni volta che torna in Italia deve riattivare il gas, rifare pratiche, affrontare burocrazia e controlli legati ai pagamenti e alle normative antiriciclaggio. Tutte procedure che per chi vive stabilmente fuori diventano complicate e scoraggianti.

È proprio da situazioni come queste che mi è venuta in mente questa proposta.

Qualche mese fa mi ha chiamato una persona che gestisce una piccola struttura in provincia di Frosinone, vicino a una riserva naturale. Mi raccontava che sempre più famiglie straniere, spesso di origine italiana, vogliono tornare in Italia. Non necessariamente per recuperare la casa di famiglia, perché spesso le abitazioni delle seconde o terze generazioni sono state vendute, sono crollate o sono diventate ruderi. Vogliono tornare per ricominciare, per trovare un luogo di cui innamorarsi.

Un mese fa mi ha chiamato una signora dall’Inghilterra, una persona straordinaria, di una dolcezza incredibile. Mi ha chiesto una casa per un mese. Le ho domandato cosa volesse fare per tutto quel tempo in un piccolo paese italiano. Mi ha risposto: voglio tornare al sole dell’Italia. Voglio prendermi il tempo per cercare una casa di cui innamorarmi e comprarla.

Era la pronipote di Charles Forte, uno dei più grandi imprenditori della ristorazione e dell’ospitalità nel mondo.

Questo episodio mi ha fatto riflettere. Ci sono milioni di persone nel mondo pronte a tornare in Italia, non solo per nostalgia o per amore delle proprie origini, ma anche per investire e costruire qualcosa.

E nello stesso momento pensavo a un piccolo paese dove il forno stava per chiudere perché non c’erano più abitanti che andavano a comprare il pane. Le aree interne si stanno spopolando e le attività locali rischiano di scomparire.

Allora ho pensato che è assurdo avere nel mondo centinaia di milioni di persone di origine italiana e non fare nulla per coinvolgerle davvero nello sviluppo del nostro Paese.

Parliamo di una comunità enorme. Circa 200 milioni di persone nel mondo hanno origini italiane. Un patrimonio umano, culturale ed economico straordinario che, secondo alcune stime, rappresenta un valore potenziale di migliaia di miliardi di dollari.

Eppure oggi non esiste una strategia strutturata per lavorare su questo mercato naturale.

Da qui nasce l’idea di una proposta di legge molto semplice.

La prima misura è l’introduzione di una Carta Tricolore, uno strumento che consenta a chi ha un legame di origine con l’Italia di avere un accesso facilitato a una serie di servizi. Pensiamo, ad esempio, alla possibilità di collegare una carta di credito per pagare utenze o servizi in Italia senza dover affrontare ogni volta ostacoli burocratici legati alla cittadinanza o alla residenza.

La seconda proposta riguarda l’istituzione di uno sportello unico dedicato agli italiani di origine che vogliono investire o tornare in Italia. Non parliamo di persone che chiedono sussidi o finanziamenti. Parliamo di persone che vogliono investire con risorse proprie e che spesso hanno bisogno soltanto di trovare qualcuno che risponda dall’altra parte, nella loro lingua, e che spieghi con chiarezza quali sono le procedure da seguire.

Oggi, invece, queste persone si trovano spesso di fronte a un labirinto burocratico fatto di documenti, autorizzazioni e passaggi amministrativi che scoraggiano anche gli investitori più motivati.

La terza proposta riguarda il tema del matching, cioè l’incontro tra chi vuole investire e le opportunità presenti nei territori.

Non parliamo di grandi investimenti miliardari o di grandi industrie. Spesso si tratta di salvare una piccola attività locale, come un forno, una bottega o un laboratorio artigiano che rischia di chiudere perché non ha più mercato nel territorio.

Ma quel mercato può esistere nel mondo, grazie proprio alla rete degli italiani all’estero.

In Abruzzo, ad esempio, abbiamo visto il caso delle terme di Caramanico, chiuse da due anni. Una struttura che dava lavoro a centinaia di persone e che oggi è ferma non perché manchino gli investitori, ma perché la burocrazia rende impossibile a molti italiani nel mondo partecipare a operazioni di rilancio.

Ci sono caramanichesi nel mondo che vorrebbero investire per riaprire quelle terme, ma non riescono neppure a entrare nel processo decisionale o a mettere capitale a causa delle complicazioni amministrative.

Ecco perché la nostra idea è semplice. Lavorare per costruire una proposta di legge che favorisca il rientro degli italiani nel mondo e trasformi questo legame identitario in una leva concreta di sviluppo economico per i territori.

Il nostro obiettivo è portare questa proposta in Parlamento. Se non sarà possibile farlo attraverso un percorso istituzionale diretto, siamo pronti anche a raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare.

Perché noi vogliamo che i fratelli e le sorelle italiani nel mondo possano tornare davvero a essere parte attiva dello sviluppo del Paese.

Abbiamo parlato per anni di rientro dei cervelli, offrendo incentivi fiscali molto importanti. Ora è il momento di parlare anche di rientro dei fratelli.

Sono 200 milioni di persone nel mondo. Sono i nostri migliori alleati e rappresentano probabilmente il più grande mercato naturale per l’Italia».

 

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