Cambiare fornitore di luce e gas è un diritto. Nessun cliente domestico o piccola impresa dovrebbe pagare per esercitarlo. Eppure c'è chi continua a farne le spese, anche quando la legge dice chiaramente il contrario.
Il 27 luglio 2026 l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), con la determina DSAI 19/2026 ha avviato un procedimento sanzionatorio nei confronti di A2A Energia. Al centro della vicenda ci sono alcune offerte commerciali, come “Smart Casa+ Luce”, che abbinavano alla fornitura di energia un servizio aggiuntivo, presentato come gratuito, di assistenza per la casa.
Il problema è emerso dalla segnalazione di un cliente finale, che si è visto addebitare 25 euro nella bolletta di chiusura del contratto, dopo aver deciso di cambiare fornitore prima della scadenza del servizio.
La regolazione è chiara su questo punto. Per i clienti domestici e le piccole imprese connesse in bassa tensione, il diritto di recesso non può essere sottoposto a penali né a spese di chiusura. È una tutela prevista dalle direttive europee sull’energia e ripresa dalla normativa italiana, proprio per garantire che nessuno resti prigioniero del proprio fornitore.
Dall’istruttoria di ARERA emerge che l’importo richiesto da A2A Energia, pur presentato come costo di un servizio accessorio, si applicava soltanto a chi recedeva prima di un certo periodo, tra i dodici e i ventiquattro mesi. Una condizione che, nella sostanza, funziona come una penale legata proprio all’esercizio del recesso, anche se formalmente veniva descritta in modo diverso.
L’Autorità ha rilevato questo comportamento su sei offerte diverse, commercializzate dal 2023 a oggi, con importi compresi tra 18 e 90 euro. A queste si aggiunge un secondo profilo di contestazione, relativo a due ulteriori offerte in cui l’eventuale costo di recesso non era nemmeno dichiarato in modo chiaro nella scheda informativa che ogni cliente riceve al momento della sottoscrizione del contratto.
Chi firma un contratto di fornitura ha bisogno di sapere, con chiarezza e prima di firmare, cosa succede se decide di cambiare idea. Ha bisogno di poter confrontare le offerte senza il timore di trovarsi, mesi dopo, un addebito inatteso nell’ultima bolletta. E ha bisogno di sapere che, quando qualcosa non torna, esiste un’autorità pronta a intervenire.
Lo Sportello per il consumatore Energia e Ambiente ha fatto esattamente questo: ha raccolto la segnalazione, ha chiesto chiarimenti alla società e ha trasmesso gli elementi raccolti ad ARERA, che ora dovrà accertare, nei prossimi mesi, se le violazioni contestate sussistono davvero.
Il procedimento avviato nei confronti di A2A Energia avrà una durata istruttoria di 140 giorni, con un termine massimo di 250 giorni per il provvedimento finale. Solo al termine di questo percorso si saprà se e quali sanzioni verranno applicate.
Nel frattempo, ogni cliente può fare qualcosa di concreto: leggere con attenzione la scheda sintetica del contratto, in particolare la sezione dedicata a modalità e oneri di recesso, prima di sottoscrivere qualunque offerta bundle che unisca energia e servizi accessori. Se un costo di chiusura non è scritto in modo chiaro, va richiesto espressamente. E se, come nel caso raccontato, un addebito appare ingiustificato, è sempre possibile segnalarlo.
Questo caso racconta qualcosa che va oltre la singola vicenda. Racconta quanto sia importante, per chi tutela i consumatori, continuare a vigilare sulle pratiche commerciali del settore energetico, dove servizi aggiuntivi e offerte bundle si moltiplicano e non sempre le loro condizioni sono scritte con la trasparenza dovuta. Continueremo a seguire l’evoluzione del procedimento, per capire come risponderà A2A Energia e quali misure di tutela verranno eventualmente adottate nei confronti dei clienti coinvolti.