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Sanremo: festival delle multinazionali o la culla del Talento?

Un’anticipazione che traccia con precisione la linea di quello che vedremo sul palco dell’Ariston: un equilibrio precario tra logiche di mercato e ricerca di autenticità, in un sistema che sembra aver scelto definitivamente la via della monetizzazione globale.

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Il Festival di Sanremo si conferma, ancora una volta, un organismo che vive di polemiche ben prima di accendere i microfoni. Più che un programma musicale, appare come un apparato complesso dove lo scontro di visioni precede e spesso sovrasta la gara canora.

Tommaso Polidoro

L’occasione per riflettere su questa dinamica è stata l’incontro di ieri uno dei tanti ma non consueti corsi di formazione obbligatoria per giornalisti, moderato con la consueta maestria da Tommaso Polidoro. Un uomo che, con una dedizione rara, continua a partire dalla provincia di Frosinone alle quattro del mattino per prestare gratuitamente la sua missione di promotore dell’alta formazione obbligatoria per i giornalisti; un impegno volontario che porta avanti da vent’anni per la Federazione, organizzando corsi di altissimo livello.

Polidoro si è trovato a gestire un confronto serrato e complesso tra due posizioni distanti anni luce: quella di e quella di .

 

 

Il Realismo della Serie A

Fabrizio Casinelli, per il ruolo che ricopre, ha sostenuto una linea di pragmatismo istituzionale. È evidente che non avrebbe potuto ammettere esplicitamente quanto il Festival sia ormai saldamente nelle mani delle major e delle multinazionali che monetizzano ogni contenuto audio e video.

Tuttavia, la sua posizione non è del tutto illegittima. Sanremo rappresenta uno dei pochi momenti in cui alla è concesso di massimizzare l’estrazione di risorse dalle sponsorizzazioni, operazione che negli ultimi anni sta riuscendo con successo. Resta però aperto il dubbio etico: essendo la Rai un servizio pubblico, a differenza della televisione commerciale, questo approccio è corretto? Casinelli ha sintetizzato la questione con una metafora calcistica: “In Serie A giocano i campioni, anche se in Serie C ci sono bravissimi giocatori che meriterebbero la massima categoria”.

L’ultimo avamposto indipendente

Dall’altra parte, Gianni Testa si è fatto paladino della musica indipendente. La sua tesi è chiara: il sistema attuale non premia il talento puro, ma favorisce “canzonette” e influencer carichi di follower e, spesso, di spocchia. Una realtà dove, senza l’ausilio dell’autotune, gran parte dei protagonisti sarebbe tecnicamente spacciata.

Questa visione è stata avallata anche da , promotore del Roma Music Festival, l’ultimo baluardo della musica indipendente rimasto. Testa, che sembra aver stretto un patto con il tempo per mantenere la sua giovinezza, ha mostrato quell’insolenza educata che appartiene solo a chi è profondamente libero.


Tra la mediazione di Polidoro e le posizioni contrapposte di Casinelli e Testa, ieri abbiamo assistito a un vero “pre-Festival”. Un’anticipazione che traccia con precisione la linea di quello che vedremo sul palco dell’Ariston: un equilibrio precario tra logiche di mercato e ricerca di autenticità, in un sistema che sembra aver scelto definitivamente la via della monetizzazione globale.

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