Il credito entra nel carrello della spesa: la novità dei supermercati riapre il dibattito sul potere d'acquisto delle famiglie italiane e sui rischi delle rate per i beni essenziali.
Il credito entra nel carrello della spesa: la novità dei supermercati riapre il dibattito sul potere d’acquisto delle famiglie italiane e sui rischi delle rate per i beni essenziali.
Fare la spesa oggi e pagarla tra un mese, oppure dividerne il costo in più rate. È la novità introdotta dalla catena romana Pewex, che ha integrato nella propria app un sistema di pagamento dilazionato attraverso la piattaforma Klarna. Si tratta di una delle prime esperienze nella grande distribuzione alimentare italiana che consente di acquistare beni essenziali e rinviarne il pagamento.
L’iniziativa arriva in un momento storico caratterizzato da un progressivo aumento del costo della vita. Negli ultimi anni le famiglie italiane hanno dovuto fare i conti con rincari che hanno interessato energia, carburanti, trasporti e beni alimentari. Per molte persone la spesa rappresenta una delle voci più pesanti del bilancio familiare e la possibilità di distribuire il pagamento nel tempo può apparire come una soluzione utile per affrontare momenti di difficoltà economica o improvvise esigenze di liquidità.
Il meccanismo è semplice. Il cliente si registra attraverso l’app del supermercato, associa una carta di pagamento e, una volta arrivato in cassa, può scegliere se pagare immediatamente, rinviare il pagamento di 30 giorni senza interessi, suddividere la spesa in tre rate senza costi aggiuntivi oppure finanziare l’importo fino a dodici mesi, con applicazione di interessi. L’approvazione dell’operazione è comunque subordinata alla valutazione della società finanziaria che gestisce il servizio.
La notizia ha inevitabilmente acceso il dibattito perché, per anni, il modello “Buy Now Pay Later” è stato associato soprattutto all’acquisto di beni non essenziali come smartphone, elettronica, moda, viaggi e prodotti tecnologici. Oggi, invece, la stessa logica entra nel carrello della spesa e riguarda pane, latte, pasta, frutta, verdura e altri prodotti indispensabili per la vita quotidiana.
Per Consumerismo No Profit questo è l’aspetto che merita la maggiore attenzione. Non la tecnologia utilizzata, né la libertà del consumatore di scegliere come pagare, ma il fatto che il credito stia entrando nel settore dei beni primari.
In Italia siamo culturalmente abituati a considerare il finanziamento come uno strumento destinato ad acquisti importanti: un’automobile, un elettrodomestico, una ristrutturazione o una casa. Se oggi si sente il bisogno di rateizzare anche la spesa alimentare, significa che qualcosa sta cambiando nel rapporto tra redditi, costo della vita e capacità di acquisto delle famiglie.
Consumerismo non esprime una contrarietà pregiudiziale verso gli strumenti di rateizzazione. In alcuni casi possono rappresentare un aiuto concreto per affrontare una temporanea difficoltà di liquidità o una spesa imprevista. Tuttavia, quando il credito arriva a finanziare beni essenziali, è doveroso interrogarsi sulle ragioni che spingono sempre più consumatori a ricorrervi.
Il rischio è che un meccanismo apparentemente innocuo finisca per normalizzare il ricorso al debito per sostenere consumi essenziali. Anche perché la semplicità di utilizzo contribuisce a ridurre la percezione dell’indebitamento: bastano pochi clic sullo smartphone per ottenere una dilazione di pagamento e il consumatore potrebbe non percepire immediatamente di aver sottoscritto un vero e proprio rapporto di credito con obblighi precisi e possibili conseguenze in caso di mancato pagamento.
La spesa alimentare presenta inoltre una caratteristica che la distingue da qualsiasi altro acquisto: è ricorrente. Un televisore si compra una volta ogni diversi anni, la spesa si fa ogni settimana. È proprio questo l’aspetto che preoccupa maggiormente Consumerismo. Una famiglia che utilizza il pagamento differito per la spesa di questa settimana potrebbe essere tentata di fare lo stesso quella successiva e ancora quella dopo. Nel giro di pochi mesi si rischia di pagare contemporaneamente più spese già consumate, generando una sovrapposizione di rate che può diventare difficile da gestire.
Secondo la Banca d’Italia, il principale rischio associato al Buy Now Pay Later è proprio il sovraindebitamento. La somma di numerose rate di piccolo importo può diventare difficile da sostenere, soprattutto per le famiglie economicamente più fragili. Inoltre eventuali ritardi nei pagamenti possono comportare costi aggiuntivi, interessi e conseguenze negative sul merito creditizio del consumatore.
I numeri mostrano che il fenomeno è in rapida crescita. Una recente analisi della Banca d’Italia evidenzia come il ricorso al Buy Now Pay Later sia passato dal 4% delle famiglie italiane nel 2022 al 30% nel 2025, anche se una parte significativa degli utilizzatori ne fa un uso occasionale. Lo stesso studio rileva che questa forma di finanziamento coinvolge sempre più spesso persone con redditi medio-bassi, patrimoni limitati e situazioni debitorie già esistenti, risultando particolarmente diffusa tra chi presenta difficoltà nel rimborso di altri debiti.
Anche il credito al consumo continua a crescere. Secondo l’Osservatorio Assofin-CRIF-Prometeia, le erogazioni di credito al consumo sono aumentate del 2,4% nel 2025 e del 4,9% nel primo trimestre del 2026, confermando una crescente diffusione degli strumenti di finanziamento nella gestione delle spese familiari.
I dati CRIF mostrano inoltre che il credito è utilizzato soprattutto dalla popolazione in età lavorativa. Nel 2025 il 63,1% delle richieste di prestito è arrivato da cittadini tra i 25 e i 54 anni. Nel dettaglio, il 19,3% delle richieste proviene dalla fascia 25-34 anni, il 20,6% dalla fascia 35-44 anni e il 23,2% dalla fascia 45-54 anni. Seguono i cittadini tra i 55 e i 64 anni con il 17,8%, quelli tra i 65 e i 74 anni con il 9,6%, gli under 25 con il 7,3% e gli over 74 con il 2,2%.
Particolarmente significativo è anche il rapporto tra giovani e credito digitale. Secondo CRIF, gli under 40 rappresentano oltre il 27% dei soggetti coinvolti nel mercato dei finanziamenti e il 45% del credito destinato a viaggi ed entertainment. Sono proprio le generazioni più abituate ai pagamenti digitali e alle app a poter essere maggiormente esposte alla normalizzazione del credito per le spese quotidiane.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di riflessione. Molte formule di pagamento differito consentono di saldare l’importo entro 30 giorni o in poche rate senza interessi. Tuttavia esistono anche formule di finanziamento più lunghe che prevedono costi e interessi. È qui che emerge una questione delicata: può essere comprensibile pagare interessi per acquistare una casa o un’automobile, ma è opportuno arrivare a pagare interessi anche per acquistare beni alimentari?
Non bisogna dimenticare che nella tradizione italiana esisteva già una forma di “spesa segnata”. Nei piccoli negozi di quartiere il commerciante annotava gli acquisti dei clienti abituali e il conto veniva saldato a fine settimana o a fine mese. Era però un sistema basato sulla fiducia reciproca e sul rapporto personale. Oggi quella stessa logica ritorna in forma digitale, ma con una differenza sostanziale: al posto del rapporto diretto con il negoziante c’è un contratto di credito regolato da condizioni finanziarie precise.
Per Consumerismo la vera domanda non è quindi se sia giusto o sbagliato pagare la spesa a rate. La domanda è perché nel 2026 si avverta il bisogno di finanziare anche l’acquisto di beni essenziali. Se la rateizzazione rappresenta uno strumento occasionale per affrontare un momento di difficoltà, può certamente avere una sua utilità. Se invece diventa una necessità per acquistare pane, latte e pasta, allora siamo di fronte a un segnale che racconta qualcosa di più profondo: la crescente difficoltà di molte famiglie nel sostenere le spese quotidiane con il solo reddito disponibile.
Per questo motivo Consumerismo ritiene che la massima attenzione debba essere posta sulla trasparenza delle condizioni contrattuali, sulla corretta informazione dei consumatori e sulla prevenzione del sovraindebitamento. Perché il rischio è che uno strumento nato per offrire flessibilità finisca per trasformarsi nell’ennesima forma di debito per chi fatica già ad arrivare alla fine del mese.
Se hai utilizzato servizi di pagamento dilazionato per la spesa alimentare o hai riscontrato pratiche poco trasparenti, costi non chiaramente indicati, informazioni incomplete o altre criticità legate al credito al consumo, puoi segnalarlo a Consumerismo No Profit. Le segnalazioni dei consumatori sono fondamentali per monitorare il fenomeno, individuare eventuali anomalie e rafforzare la tutela dei consumatori.
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Chiama il numero unico nazionale: 06 94805440.
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