Questa non è folklore o nostalgia. È una rete logistica, culturale e commerciale che può rendere i dazi irrilevanti e la crescita strutturale.
Il dibattito economico nazionale è intrappolato tra la paura dei dazi e una cronica bassa produttività. Ma mentre cerchiamo risposte entro i confini geografici, ignoriamo di essere una “nazione transnazionale” con una forza d’urto senza pari. I dati aggiornati ad agosto 2025 non lasciano spazio a interpretazioni: i cittadini iscritti all’AIRE hanno superato i 7,3 milioni , con un bacino complessivo di persone di origine italiana nel mondo stimato tra gli 80 e i 180 milioni.
Questa non è folklore o nostalgia. È una rete logistica, culturale e commerciale che può rendere i dazi irrilevanti e la crescita strutturale. Siamo di fronte a una comunità che supera di gran lunga la popolazione residente in Italia (circa 59 milioni), configurando un potenziale economico straordinario in termini di rimesse, investimenti diretti esteri (FDI) e progetti imprenditoriali transnazionali.
Per comprendere l’entità di questo asset, è necessario analizzare la distribuzione dei nostri cittadini e dei discendenti. I dati riflettono sia la nuova mobilità qualificata verso l’Europa, sia il peso storico degli oriundi nelle Americhe.
Tabella 1: I primi sette Paesi per cittadini italiani residenti (AIRE)
| Paese | Cittadini italiani (AIRE) | Note |
| Argentina | 950.000 – 1.100.000 | Prima comunità AIRE al mondo |
| Germania | 600.000 – 650.000 | Flussi storici e nuova mobilità UE |
| Svizzera | 520.000 – 530.000 | Forte continuità decennale |
| Brasile | 450.000 – 500.000 | Crescita per iure sanguinis |
| Francia | 450.000 | Emigrazione storica e mobilità UE |
| Regno Unito | 400.000 | Boom pre-Brexit, ora rallentamento |
| Stati Uniti | 300.000 | Prevalenza vecchia emigrazione |
Se guardiamo invece alla “potenza storica” misurata attraverso gli oriundi, le cifre diventano colossali, evidenziando bacini enormi di persone potenzialmente interessate a legami economici con l’Italia.
Tabella 2: Principali comunità di oriundi italiani (stime)
| Paese | Oriundi italiani (stima) | Incidenza sulla popolazione |
| Brasile | 27.000.000 – 31.000.000 | 15% |
| Argentina | 19.700.000 – 20.000.000 | 45% |
| Stati Uniti | 17.000.000 – 18.000.000 | 5% |
| Venezuela | 5.000.000 | 16% |
| Uruguay | 1.050.000 – 1.500.000 | 40-44% |
| Paraguay | 2.500.000 | 37% |
Le popolazioni di origine italiana generano oggi un valore economico stimato superiore ai 2.500 miliardi di euro nei paesi in cui sono insediate. In un mondo che alza barriere doganali, la diaspora è il nostro “cavallo di Troia” positivo:
Resilienza ai Dazi: un consumatore oriundo in Argentina o negli USA acquista “italiano” non solo per il prezzo, ma per identità. Questa fedeltà al brand nazionale è lo scudo più forte contro le politiche protezionistiche.
Il Moltiplicatore FDI: studi dimostrano che la presenza di comunità italiane aumenta significativamente i flussi di investimento verso l’Italia, poiché riduce incertezze, costi di informazione e barriere culturali.
Investimenti Anticiclici: a differenza dei capitali speculativi, gli investimenti della diaspora sono stabili e legati al territorio, svolgendo un ruolo fondamentale nelle fasi di crisi.
La produttività del Paese si recupera riattivando i territori dimenticati. Il “Turismo delle Radici” deve trasformarsi in investimento e impresa delle radici.
Casi come Picinisco (nella Valle di Comino) o Caramanico Terme in provincia di Chieti dimostrano che quando un borgo si apre alla sua diaspora, si innesca una rigenerazione reale, grazie ai programmi di ITALEA Lazio ed Abruzzo. A Picinisco, il ritorno di capitali e competenze dalla comunità italo-inglese ha creato eccellenze nell’ospitalità e nell’agroalimentare. A Caramanico Terme, il potenziale di riattivazione economica passa attraverso il recupero del patrimonio immobiliare da parte di chi cerca un legame identitario con la propria terra d’origine, avendo la possibilità di riattivare anche il settore termale al momento fortemente compromesso.
Programmi come le “case a 1 euro” hanno già attratto migliaia di oriundi. Se scalati e supportati da una burocrazia snella, questi modelli possono ripopolare le aree interne trasformandole in hub di innovazione e turismo sostenibile. Oppure il programma “Italian Routes – Beyond Roots”, il progetto Radici e Imprese, promosso da Italea Abruzzo, Italea Lazio e NeverEndingTourism, ha presentato Mavivo Experience, la prima piattaforma digitale dedicata al Turismo del Made in Italy
Per trasformare questo potenziale in realtà, dobbiamo adottare il Protocollo Modalità Zero: eliminare le dispersioni per favorire l’autonomia dell’investitore. Proponiamo:
Sportelli Unici per investitori diasporici: centralizzare le informazioni su incentivi fiscali, crediti d’imposta e bandi di rigenerazione urbana.
Veicoli finanziari “Diaspora-Oriented”: sviluppare Diaspora Bonds o piattaforme di crowdfunding istituzionali per canalizzare il risparmio verso progetti ad alto impatto locale (energia, turismo, food).
Matchmaking strategico: potenziare la diplomazia economica per collegare imprenditori italo-discendenti con le opportunità dei nostri distretti industriali e dei borghi.
Delegato Consumerismo nel mondo: al fine di favori una maggiore conoscenza delle opportunità e rafforzare i legami con le comunità degli italiani nel mondo, Consumerismo così come fatto per l’Italia, lancerà il programma di affiliazione CONSUMERISMO per gli ITALIANI nel mondo istituendo la figura del delegato nel mondo.
La crescita dell’Italia non passerà per una difesa passiva, ma per l’attivazione della sua risorsa più grande: la sua gente, ovunque si trovi. Solo con un approccio coordinato e di lungo periodo potremo trasformare la diaspora da memoria storica a motore di sviluppo futuro, garantendo quella coerenza tra identità e impatto pubblico che è alla base del nostro agire.