Il preventivo arriva a voce, la cifra è alta, il consulente propone un finanziamento che copre tutto e si firma in giornata. I lavori cominciano, poi rallentano, poi la clinica chiude. Restano le rate da pagare, un lavoro a metà in bocca e nessun professionista a cui chiedere conto. Oppure il percorso finisce, ma il risultato è sbagliato, e il dentista che ha eseguito le cure propone di rifarle lui stesso.
Le cure odontoiatriche sono prestazioni sanitarie: valgono le regole sul consenso informato e sulla responsabilità sanitaria previste dalla legge 24/2017, e il paziente ha diritto di ricevere la documentazione clinica. Quando il pagamento è coperto da un finanziamento, il contratto di credito è un contratto distinto, con regole proprie previste dal Codice del consumo: è il punto su cui si decide la posizione di chi ha pagato cure mai ricevute. Secondo la denuncia delle chiusure di catene odontoiatriche, il modello ricorrente è proprio quello di cure pagate in anticipo tramite finanziamento e di strutture che chiudono improvvisamente.
Prima di iniziare: il preventivo e il piano di cura
Chiedi il piano di cura scritto, con l’elenco delle prestazioni, i materiali, il numero delle sedute e i tempi previsti. Non un totale, ma il dettaglio.
Chiedi il nome del professionista che eseguirà le cure e la sua iscrizione all’albo, verificabile presso l’ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Nelle strutture organizzate il professionista cambia spesso, e sapere chi ha fatto che cosa è decisivo se qualcosa va male.
Fai mettere per iscritto che cosa è compreso nel prezzo e che cosa no, in particolare i controlli successivi, le eventuali rilavorazioni e le garanzie sui manufatti protesici.
Diffida di due cose: la pressione a firmare subito per non perdere un’offerta, e l’abbinamento immediato di un finanziamento prima che il piano di cura sia definito. Un piano serio non scade in giornata.
E sui pagamenti: pagare per fasi, man mano che le cure procedono, è la protezione più semplice che esista. Un anticipo integrale su un percorso lungo sposta tutto il rischio su di te.
Se la struttura chiude con le cure a metà
Agisci subito su tre fronti, e in parallelo.
Il primo: recupera la documentazione clinica. Chiedila per iscritto alla struttura e, se non c’è più nessuno, verifica a chi è stata affidata la custodia e rivolgiti all’ordine professionale territoriale. Senza radiografie e piano di cura, il professionista che dovrà completare il lavoro riparte da zero.
Il secondo: il finanziamento. Non limitarti a sospendere i pagamenti, perché una sospensione unilaterale può portare a una segnalazione negativa. Comunica per iscritto alla finanziaria che la prestazione non è stata eseguita, chiedendo la sospensione e la risoluzione del credito collegato, e allega tutto quello che documenta la mancata esecuzione. Quando il finanziamento è stato concluso per pagare quelle cure, l’inadempimento del fornitore rileva anche nel rapporto con il finanziatore: è una valutazione tecnica che dipende da come il contratto è costruito, e va fatta sui documenti.
Il terzo: la posizione verso la struttura. Insinuazione nelle procedure concorsuali dove aperte, richiesta scritta di restituzione delle somme per le prestazioni non eseguite, e segnalazione all’ordine professionale e all’autorità competente per le pratiche commerciali.
Un avvertimento onesto: nei casi di chiusura improvvisa il recupero del denaro dalla struttura è spesso difficile, e la partita vera si gioca sul contratto di finanziamento. Per questo è quello il fronte su cui muoversi per primi.
Se il lavoro è stato eseguito male
Documenta lo stato attuale: radiografie, fotografie, una relazione di un altro professionista che descriva che cosa non funziona e che cosa serve per rimediare.
Recupera la documentazione della struttura che ha eseguito le cure, comprese le immagini iniziali, perché il confronto fra prima e dopo è la base di qualunque valutazione.
Valuta se accettare la rilavorazione da parte di chi ha sbagliato. È una scelta legittima e a volte conveniente, ma mettila per iscritto: che cosa verrà rifatto, in quanto tempo, senza costi, e con quali conseguenze se il risultato resta inadeguato. Un accordo verbale in questa fase complica tutto.
Sul piano del risarcimento, le voci sono due e vanno distinte: il costo necessario per rimediare, che si quantifica con un preventivo di un altro professionista, e il danno alla persona, che richiede una valutazione medico legale. Confonderle porta a richieste che non reggono.
E resta il versante del consenso informato: se le alternative e i rischi non sono stati spiegati, quello è un profilo autonomo.
Le cure all’estero
Il risparmio iniziale va confrontato con due costi che si vedono dopo: i viaggi per i controlli e le rilavorazioni, e la difficoltà pratica di far valere una contestazione in un altro Paese.
Prima di partire, chiedi che cosa accade se qualcosa non funziona: chi esegue le rilavorazioni, dove, a spese di chi, e in che tempi. Se la risposta è vaga, quella è l’informazione più importante che hai ricevuto.
E porta con te la documentazione clinica completa, che resta tua e serve a chi dovrà intervenire in seguito.
Che cosa fa lo Sportello +Tutela
Lo Sportello +Tutela di Consumerismo imposta prima di tutto il fronte del finanziamento, perché nelle chiusure improvvise è lì che si gioca la differenza fra pagare per cure non ricevute e fermare il debito: prepara la comunicazione alla finanziaria con la documentazione della mancata esecuzione. Recupera la documentazione clinica, anche quando la struttura non c’è più, verificando a chi è stata affidata la custodia. Distingue le due voci del danno, il costo per rimediare e il danno alla persona, perché una richiesta che le confonde non regge. Mette per iscritto gli accordi di rilavorazione, con tempi e conseguenze. E raccoglie i casi che riguardano la stessa struttura, perché in questo settore i pazienti coinvolti sono sempre molti e insieme pesano. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.
Quali documenti servono
Il piano di cura e il preventivo, i consensi informati firmati, le fatture e le ricevute dei pagamenti, il contratto di finanziamento con il piano di ammortamento, le radiografie e le immagini iniziali e attuali, la relazione di un altro professionista sullo stato delle cure, le comunicazioni con la struttura e con la finanziaria e, in caso di chiusura, gli avvisi ricevuti.
Tempi realistici e possibili esiti
Le comunicazioni alla finanziaria presentate tempestivamente e corredate dalla prova della mancata esecuzione sono la via con la prospettiva migliore, con tempi di settimane o pochi mesi. Il recupero delle somme dalla struttura che ha chiuso è spesso difficile e dipende dalla procedura aperta. Le contestazioni su lavori mal eseguiti, sostenute da una relazione tecnica e dal confronto fra immagini iniziali e attuali, si definiscono in una parte dei casi in via bonaria, altrimenti richiedono il percorso previsto per la responsabilità sanitaria. Lo Sportello imposta i fronti e recupera la documentazione, senza garantire l’esito.
Per approfondire: legge 24/2017 · Codice del consumo · ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri · denuncia delle chiusure di catene odontoiatriche
Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.
Domande frequenti
La clinica ha chiuso e ho un finanziamento in corso: devo continuare a pagare?
Non sospendere unilateralmente, perché rischi una segnalazione negativa: comunica per iscritto alla finanziaria che la prestazione non è stata eseguita, chiedendo sospensione e risoluzione del credito collegato e allegando la documentazione. Quando il finanziamento serviva a pagare quelle cure, l’inadempimento rileva anche verso il finanziatore.
Come recupero la mia cartella se la struttura non esiste più?
Chiedila per iscritto e, se non risponde nessuno, verifica a chi è stata affidata la custodia della documentazione rivolgendoti all’ordine professionale territoriale. Serve davvero: senza radiografie e piano di cura, chi dovrà completare il lavoro riparte da zero e tu paghi due volte.
Il dentista propone di rifare lui il lavoro sbagliato: accetto?
Può essere una scelta conveniente, ma mettila per iscritto: che cosa verrà rifatto, in quanto tempo, senza costi, e che cosa accade se il risultato resta inadeguato. Un accordo verbale in questa fase complica ogni passaggio successivo e fa perdere tempo utile.
Che cosa posso chiedere per cure mal eseguite?
Due voci distinte: il costo necessario per rimediare, che si documenta con il preventivo di un altro professionista, e il danno alla persona, che richiede una valutazione medico legale. Confonderle porta a richieste che non reggono: vanno quantificate separatamente.
Che cosa devo farmi dare prima di iniziare le cure?
Il piano di cura scritto con prestazioni, materiali, numero di sedute e tempi, il nome del professionista che eseguirà le cure, e l’indicazione di che cosa comprende il prezzo, in particolare controlli, rilavorazioni e garanzie sui manufatti. E paga per fasi, non tutto in anticipo.
Conviene andare all’estero per risparmiare?
Confronta il risparmio con due costi che si vedono dopo: i viaggi per controlli e rilavorazioni e la difficoltà di far valere una contestazione in un altro Paese. Chiedi prima di partire chi esegue le rilavorazioni, dove e a spese di chi: se la risposta è vaga, è l’informazione più utile che hai.
Hai un problema? Scrivici!
Stai inviando allo Sportello +Tutela di Consumerismo No Profit APS ETS il racconto del tuo problema e i tuoi recapiti. Lo legge un operatore, che valuta gratuitamente il caso e ti risponde entro 24 ore. Non stai firmando nulla e non ti stiamo chiedendo denaro.
Non devi allegare niente adesso: tieni da parte i documenti che riguardano il tuo caso, se andiamo avanti ti diremo quali servono.



