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Streaming: aumenti, cataloghi che cambiano e blocco della condivisione

Trenta giorni per recedere gratis quando la modifica peggiora il servizio: le quattro condizioni, gli aumenti e la differenza con il catalogo.

Una notifica: dal prossimo mese l’abbonamento costa due euro in più. Un’altra: la condivisione con chi non vive con te non è più consentita. Intanto la serie che avevi iniziato è sparita dal catalogo e la qualità video sembra peggiorata. I servizi di cambiano continuamente, e non tutti i cambiamenti sono uguali: alcuni sono scelte commerciali lecite, altri sono modifiche del contratto che ti danno un diritto preciso.

L’articolo 135-vicies semel del Codice del consumo consente al fornitore di modificare un servizio digitale fornito per un periodo solo a quattro condizioni, e quando la modifica incide negativamente in modo non trascurabile ti riconosce il diritto di recedere gratuitamente entro trenta giorni dalla comunicazione o, se successiva, dalla data della modifica. La regola non si applica se il fornitore ti consente di mantenere il servizio non modificato senza costi.

Le quattro condizioni della modifica

La norma si applica ai contratti di fornitura continuativa conclusi dal primo gennaio 2022, e consente al professionista di modificare il contenuto o il servizio digitale oltre quanto necessario per mantenerlo conforme, ma solo se:

il contratto prevede quella possibilità e ne indica una motivazione valida; la modifica non comporta costi aggiuntivi per te; sei informato in modo chiaro e comprensibile; e, quando la modifica incide negativamente sull’uso o sull’accesso, ricevi con ragionevole anticipo e su supporto durevole l’informazione sulle modalità e sul momento della modifica e sul tuo diritto di recedere, oppure la possibilità di mantenere il servizio non modificato.

Il è gratuito e si esercita entro trenta giorni dalla ricezione dell’informazione o, se successiva, dalla data in cui la modifica è stata effettuata. Non spetta se le conseguenze della modifica sono trascurabili, e non spetta se il fornitore ti lascia la possibilità di restare sulla versione precedente senza costi aggiuntivi.

A questo si aggiungono le regole generali sulle clausole vessatorie, che vietano al professionista di modificare unilateralmente il contratto senza un giustificato motivo indicato nel contratto stesso.

Gli aumenti di prezzo

L’aumento è una modifica delle condizioni: va comunicato con preavviso e devi poter disdire senza costi prima che si applichi.

Un aumento applicato senza comunicazione, o comunicato in modo non chiaro, per esempio con una notifica in applicazione facile da non vedere, è contestabile, e gli addebiti maggiorati vanno rimborsati.

Per gli abbonamenti annuali prepagati l’aumento non può applicarsi al periodo già pagato: su quello il prezzo è stato fissato e incassato.

Il catalogo che cambia

Qui la risposta va data con franchezza, perché è quella che delude: i servizi di streaming non promettono contenuti specifici, e le condizioni indicano che il catalogo varia per licenze e territori. La sparizione di una serie non è un inadempimento.

Le eccezioni sono due. La prima: il servizio ha promesso quel contenuto in modo specifico, per esempio pubblicizzando l’abbonamento con quella serie, e in quel caso la pubblicità va conservata. La seconda: il catalogo si riduce in modo tale da rendere il servizio diverso da quello acquistato, che è una modifica che incide negativamente.

La qualità, invece, è un’altra cosa: se il piano che paghi dichiara una risoluzione video o un numero di dispositivi, quella è una caratteristica del servizio, e una riduzione stabile è una non conformità da contestare con la richiesta di ripristino o di riduzione del prezzo.

Il blocco della condivisione

Limitare l’uso dell’account a chi vive nella stessa abitazione è una scelta commerciale lecita, se prevista dalle condizioni.

Introdurla per gli abbonati esistenti è però una modifica delle condizioni, e rientra nella disciplina appena descritta: informazione chiara, preavviso su supporto durevole e diritto di recedere entro trenta giorni se la modifica incide negativamente in modo non trascurabile. Su come queste modifiche sono state introdotte ci sono stati approfondimenti dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Chi ha un abbonamento annuale prepagato e si vede limitare l’uso ha la posizione più solida: può chiedere il proporzionale del periodo residuo o la risoluzione, perché quel periodo è stato pagato alle condizioni precedenti.

Come si contesta

Prima la o il recesso, se non vuoi accettare la modifica: entro il termine indicato nella comunicazione e comunque entro i trenta giorni, con una prova dell’invio.

Poi, per gli addebiti applicati senza preavviso o successivi alla disdetta, il al servizio con la richiesta di rimborso e, in mancanza, la contestazione dell’addebito presso la banca.

Per le riduzioni di qualità, il reclamo con le prove: schermate delle impostazioni e della riproduzione, e la verifica che il problema non dipenda dalla tua connessione, che è la prima obiezione che riceverai.

Le modifiche comunicate in modo non conforme si segnalano all’Autorità antitrust, perché riguardano tutti gli abbonati e non solo te.

Che cosa fa lo Sportello +Tutela

Lo Sportello +Tutela di Consumerismo guarda prima di tutto come la modifica è stata comunicata e quando, perché il diritto di recesso gratuito dipende dall’informazione ricevuta su supporto durevole e dal termine di trenta giorni, e quasi nessuno conosce quel termine. Distingue poi la modifica che incide negativamente dalla variazione trascurabile, e la riduzione di qualità dalla variazione del catalogo, che hanno esiti opposti. Prepara il recesso o la disdetta nei termini e la richiesta di rimborso proporzionale per i periodi prepagati, che è l’esito più frequentemente riconosciuto. Predispone la segnalazione all’Autorità quando la comunicazione non rispettava le condizioni previste. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.

Quali documenti servono

Le condizioni del servizio al momento della sottoscrizione, il piano acquistato con la qualità e i limiti dichiarati, le comunicazioni di modifica con la data e il canale usato, l’estratto conto con gli addebiti, le schermate della qualità o del blocco e la disdetta o il recesso con la prova dell’invio.

Tempi realistici e possibili esiti

Le disdette e i recessi esercitati nei termini fermano gli addebiti. I rimborsi proporzionali per i periodi prepagati vengono di regola riconosciuti davanti a un reclamo documentato, in poche settimane. Le contestazioni sulla qualità richiedono prove e hanno esiti variabili, perché la connessione dell’utente è la prima spiegazione alternativa. Sul catalogo, salvo promesse specifiche, non c’è margine. Lo Sportello verifica comunicazione e contratto e prepara il reclamo, senza garantire l’esito.

Per approfondire: Codice del consumo · Autorità garante della concorrenza e del mercato

Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.

Domande frequenti

Il prezzo è aumentato senza che ricevessi nulla: devo pagare la differenza?

Non finché la modifica non è stata comunicata in modo chiaro con la possibilità di disdire. Contesta gli addebiti maggiorati e chiedi il rimborso della differenza. Controlla però tutte le comunicazioni ricevute, notifiche dell’applicazione comprese: se c’era un avviso conforme, la modifica si applica e resta solo la disdetta.

La serie per cui mi ero abbonato è sparita: posso chiedere il rimborso?

Di regola no: i cataloghi cambiano e le condizioni lo prevedono. Fa eccezione il caso in cui il servizio ha promesso quel contenuto in modo specifico, per esempio pubblicizzando l’abbonamento con quella serie: conserva la pubblicità e contesta. L’altra eccezione è una riduzione del catalogo tale da rendere il servizio diverso da quello acquistato.

Hanno bloccato la condivisione con mio figlio che studia fuori.

Il blocco in sé è una scelta commerciale lecita se prevista dalle condizioni, ma introdurlo per un abbonato esistente è una modifica: doveva essere comunicata con informazione chiara e preavviso su supporto durevole, con il diritto di recedere gratuitamente entro trenta giorni. Con un piano prepagato puoi chiedere il rimborso proporzionale.

La qualità video è peggiorata rispetto al piano che pago.

Se il piano dichiara una qualità, la riduzione stabile è una non conformità. Documenta con le schermate delle impostazioni e della riproduzione e verifica prima che non dipenda dalla tua connessione, perché sarà la risposta del servizio. Poi chiedi il ripristino o la riduzione del prezzo e, se non risolvono, la risoluzione.

Posso disdire l’abbonamento annuale prima della scadenza per l’aumento?

Se l’aumento si applica al rinnovo, puoi semplicemente non rinnovare. Se il servizio pretende di applicarlo al periodo già pagato, contestalo. Se una modifica peggiorativa non trascurabile interviene durante l’anno, hai diritto a recedere senza costi entro trenta giorni, con il rimborso proporzionale del periodo residuo.

Mi hanno offerto di restare al prezzo vecchio su un piano con pubblicità.

È una modifica, non un’offerta neutra: valutala sapendo che se la nuova versione incide negativamente in modo non trascurabile hai trenta giorni per recedere gratuitamente. Il diritto di recesso non spetta però se il fornitore ti consente di mantenere il servizio non modificato senza costi aggiuntivi: è la condizione da verificare prima di accettare.

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