Otto settimane se il mandato c'era, tredici mesi se non c'era: come si chiede il rimborso, come si blocca il creditore e che cosa scrivere alla banca.
Un addebito che compare sul conto per un servizio disdetto mesi prima. Un importo molto più alto di quello previsto. Una domiciliazione attivata da un operatore con cui non hai firmato nulla. Gli addebiti diretti sono comodi finché funzionano, e quando non funzionano il denaro esce dal conto senza che nessuno ti chieda il permesso. Gli strumenti per fermarli esistono, e dipendono da un solo discrimine: se un mandato c’era o non c’era.
Se l’addebito deriva da un mandato valido puoi chiedere alla banca il rimborso entro otto settimane dalla data dell’addebito, senza dover spiegare nulla, e la banca deve rimborsare entro dieci giornate lavorative dalla richiesta. Se il mandato non è mai esistito o era già stato revocato, l’operazione è non autorizzata e il termine arriva a tredici mesi, con l’onere della prova a carico della banca.
La prima: il mandato esiste, ma l’importo è diverso da quello atteso o non riconosci quell’addebito. Qui vale il diritto di rimborso previsto per gli addebiti diretti rivolti ai consumatori: otto settimane dalla data dell’addebito, senza motivazione e senza dover dimostrare nulla. Il termine decorre dalla data dell’operazione, non da quando te ne accorgi.
La seconda: il mandato non c’è mai stato, oppure lo avevi revocato. Allora l’operazione è semplicemente non autorizzata, e si applica la disciplina dei servizi di pagamento: tredici mesi per il disconoscimento, rimborso entro la fine della giornata operativa successiva alla comunicazione, e onere della prova sulla banca, che deve dimostrare che l’operazione era autorizzata.
Le otto settimane riguardano quello che avevi autorizzato; i tredici mesi quello che non hai mai autorizzato. Usare il termine sbagliato è il modo più frequente di perdere una contestazione fondata.
Con una richiesta scritta alla banca, oppure dalle funzioni dedicate dell’applicazione, dove molti istituti permettono di gestire il rimborso in autonomia entro le otto settimane. Per gli addebiti non autorizzati la richiesta va fatta con il modulo di disconoscimento, accompagnata dalla denuncia se sospetti una frode.
Un elemento da non dimenticare: commissioni, interessi di scoperto e spese collegate all’addebito contestato vanno chiesti espressamente nella stessa richiesta, perché non vengono ricalcolati da soli. È la parte che quasi nessuno scrive e che quasi nessuno riottiene.
Secondo le regole dello schema di addebito diretto, il rimborso riguarda l’intera operazione e non la differenza contestata: se ti hanno addebitato più del dovuto, con il rimborso torna indietro tutto, compresa la parte che effettivamente dovevi.
Significa che quella parte la devi pagare tu, con un bonifico, entro la scadenza originaria, se non vuoi risultare in mora verso il creditore. È il passaggio che viene dimenticato più spesso, e il motivo per cui un rimborso ottenuto si trasforma in un sollecito ricevuto.
Il rimborso recupera il passato, non impedisce il futuro. Per interrompere gli addebiti serve la revoca del mandato, comunicata alla banca e al creditore.
E qui va fatta una distinzione che costa molti errori: revocare il mandato non equivale a disdire il contratto. Se blocchi la domiciliazione senza disdire il servizio, l’importo resta dovuto e ti arriverà per altre vie, con le spese di sollecito in aggiunta. Se invece hai già disdetto e gli addebiti continuano, revoca il mandato e chiedi al creditore la restituzione di quanto incassato senza titolo, allegando la disdetta con la prova dell’invio.
Il blocco, poi, va chiesto nella forma più ampia: non il rifiuto del singolo addebito, ma il blocco di tutti gli addebiti disposti da quel creditore, identificato con il codice identificativo che compare sull’estratto conto accanto all’operazione. Accade che dopo un blocco ristretto l’addebito venga ripresentato con un riferimento appena diverso. Chiedi conferma scritta dell’avvenuto blocco: se nonostante questo l’addebito si ripresenta, contestalo come operazione non autorizzata, perché il mandato non esiste più, e segnalalo anche come mancata esecuzione dell’istruzione che avevi dato.
I tuoi dati e le coordinate del conto. La data dell’addebito, l’importo e il nome del creditore, con il riferimento del mandato e il codice identificativo del creditore se compaiono sull’estratto conto. Quale dei due casi stai facendo valere: rimborso entro le otto settimane per un addebito eseguito in forza di mandato, oppure disconoscimento di un’operazione non autorizzata perché il mandato non è mai stato sottoscritto o era stato revocato in una data che indichi. La richiesta di revoca del mandato e di blocco di ogni ulteriore addebito disposto dallo stesso creditore. La richiesta espressa di rimborso delle commissioni, degli interessi e delle spese collegate. Gli allegati: estratto conto, eventuale disdetta con prova di invio, eventuale denuncia. Invia con mezzo tracciabile e conserva la ricevuta.
Il rifiuto deve essere motivato. Contro il rifiuto o il silenzio la strada è il reclamo scritto all’ufficio reclami e poi il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario, che su questa materia decide con regolarità, con un contributo di venti euro rimborsato in caso di esito favorevole.
Nelle operazioni non autorizzate, ricordalo, non devi dimostrare di essere estraneo: è la banca a dover provare che l’operazione era autorizzata. È una regola che rende molte contestazioni più solide di quanto il cliente creda.
Lo Sportello +Tutela di Consumerismo legge l’estratto conto con te e stabilisce la prima cosa che conta, cioè se quell’addebito era coperto da un mandato, perché è questo che decide quale termine si applica. Prepara la richiesta di rimborso o il disconoscimento nella forma corretta, comprensiva della revoca del mandato, del blocco esteso a tutti gli addebiti di quel creditore e della richiesta delle spese collegate. Se la banca rifiuta o non risponde predispone il reclamo e poi il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario, e verso il creditore prepara la richiesta di restituzione delle somme incassate senza titolo. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.
L’estratto conto con l’addebito contestato e i riferimenti dell’operazione, compreso il codice identificativo del creditore, l’eventuale contratto sottostante con la disdetta e la prova dell’invio, la richiesta di rimborso e di revoca del mandato con la data, la risposta della banca, l’eventuale denuncia e tutta la corrispondenza successiva.
Le richieste presentate entro le otto settimane per addebiti coperti da mandato sono di regola accolte, con riscontro entro dieci giornate lavorative: è la contestazione con l’esito più prevedibile di tutta la materia bancaria. I disconoscimenti di operazioni non autorizzate hanno tempi di riaccredito stretti, ma nella pratica aprono spesso un’istruttoria, e il reclamo scritto è ciò che riporta la questione nei termini. Il ricorso all’Arbitro si definisce in alcuni mesi. Lo Sportello verifica quale termine si applica e prepara richiesta e reclamo, senza garantire l’esito.
Per approfondire: decreto legislativo 11/2010
Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.
Se l’addebito deriva da un mandato valido puoi chiedere il rimborso entro otto settimane dalla data dell’addebito, senza motivare. Attenzione: il rimborso riguarda l’intera operazione e non la differenza, quindi dovrai pagare tu con bonifico quanto effettivamente dovevi, entro la scadenza originaria, per non risultare in mora.
Allora l’operazione è non autorizzata e il termine per il disconoscimento arriva a tredici mesi dalla data dell’addebito. Presenta il disconoscimento, chiedi la revoca del mandato e il blocco di ogni ulteriore addebito di quel creditore, e valuta la denuncia se sospetti una frode. La prova che l’operazione era autorizzata spetta alla banca.
Revoca il mandato presso la banca, che deve bloccare gli addebiti successivi, e chiedi al creditore la restituzione delle somme incassate senza titolo allegando la disdetta. Tieni presente che revocare il mandato non equivale a disdire il contratto: se il contratto è ancora in essere, l’importo resta dovuto per altre vie.
Succede quando il blocco è stato impostato sul singolo addebito e il creditore ripresenta la disposizione con un riferimento diverso. Chiedi il blocco di tutti gli addebiti disposti da quel creditore, identificandolo con il codice che compare sull’estratto conto, e chiedi conferma scritta. Gli addebiti successivi al blocco si contestano come operazioni non autorizzate.
Otto settimane dalla data dell’addebito se c’era un mandato valido, fino a tredici mesi se l’operazione non era autorizzata. Sono termini diversi e non intercambiabili. Controlla gli estratti conto con regolarità, perché un addebito ricorrente notato dopo un anno può essere in parte fuori termine.
Il rifiuto va motivato. Presenta reclamo scritto all’ufficio reclami e, se non arriva risposta o non ti soddisfa, ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario, che costa venti euro rimborsabili e non richiede avvocato. Nelle operazioni non autorizzate l’onere della prova resta a carico della banca.
Racconta il tuo caso allo Sportello +Tutela di Consumerismo: un operatore lo legge, lo valuta gratuitamente e ti ricontatta entro 24 ore. Non stai firmando nulla e non prendi nessun impegno.