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Attacchi hacker ai frigoriferi dei supermercati: cosa è successo in Sicilia e in Europa e cosa rischiano i consumatori

Attacchi hacker ai frigoriferi dei supermercati in Sicilia e in Europa. Le intrusioni nei sistemi di refrigerazione, le vulnerabilità individuate dal Governo, i possibili rischi per gli alimenti e le tutele previste per i consumatori.

Un attacco informatico può compromettere la conservazione degli alimenti senza che nessuno entri fisicamente in un supermercato. È quanto accaduto in diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, dove alcuni sistemi di refrigerazione sono stati manomessi a distanza, provocando l’aumento delle temperature e il deterioramento di prodotti destinati alla vendita.

Gli episodi, segnalati il 2 novembre 2026 anche in Sicilia, hanno richiamato l’attenzione del Governo italiano e della Commissione europea. Il giorno successivo, a Bruxelles, la commissaria europea per la Preparazione e la gestione delle crisi, Hadja Lahbib, ha citato gli attacchi ai supermercati durante il Forum europeo sulla protezione civile.

«Non siamo in guerra, ma non siamo nemmeno in pace», ha dichiarato la commissaria, descrivendo la situazione europea come una «pericolosa zona grigia» nella quale le minacce informatiche possono incidere direttamente sulla vita quotidiana.

Le indagini dovranno chiarire chi abbia organizzato gli attacchi e con quali finalità. Intanto emerge una questione che riguarda anche i consumatori: quando un sistema informatico controlla un’apparecchiatura fisica, una violazione digitale può compromettere il funzionamento degli impianti e le condizioni di conservazione dei prodotti.

Dalla Sicilia all’Europa, cosa è successo

In Sicilia, il gruppo Radenza ha confermato attacchi ai sistemi di refrigerazione di quattro punti vendita a marchio Coop, tre nella provincia di Catania e uno in quella di Palermo.

Secondo quanto riferito dal direttore generale Giuseppe Spadaro, gli aggressori hanno modificato i parametri delle temperature, provocando il deterioramento degli alimenti. L’amministratore delegato Danilo Radenza ha confermato che l’intrusione ha interessato il sistema di telecontrollo dei banchi surgelati.

La stessa Coop ha precisato all’ANSA che nei punti vendita italiani gestiti direttamente non sono stati riscontrati problemi di refrigerazione. I punti vendita a marchio Coop coinvolti in Sicilia fanno capo al gruppo Radenza, che gestisce l’insegna nell’Isola attraverso un contratto di master franchising con Coop Alleanza 3.0. Una distinzione necessaria per non attribuire gli attacchi all’intera rete nazionale.

Giovanni Arena, delegato di Federdistribuzione per la Sicilia, ha riferito di circa 20 supermercati coinvolti nell’Isola, in particolare nelle province di Palermo, Catania e Ragusa. Il dato rappresenta una stima comunicata dall’associazione, non un bilancio definitivo degli accertamenti.

Arena ha inoltre precisato che il gruppo da lui amministrato, presente con le insegne Decò e SuperConveniente, non è stato colpito direttamente nella propria rete di gestione. Le violazioni avrebbero interessato tre supermercati in franchising, condotti da operatori autonomi che, secondo quanto dichiarato, non avevano seguito i protocolli di sicurezza previsti.

Altre segnalazioni sono arrivate dalla Toscana, dove l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) ha ricevuto una notifica relativa a un’azienda della ristorazione collettiva, e dall’Emilia-Romagna, dove l’Agenzia ha rilevato un attacco ai danni di un’impresa produttrice di surgelati.

Un episodio è stato documentato anche a Silvi Marina, in Abruzzo. Secondo quanto riferito all’ANSA dall’imprenditore Daniele Erasmi, gli aggressori avrebbero impostato da remoto una temperatura di 150 gradi, irraggiungibile per gli apparecchi. Le temperature effettive dei frigoriferi e congelatori avrebbero raggiunto i 40 gradi. Il sistema di allarme ha segnalato l’anomalia, consentendo l’intervento dei tecnici.

Il precedente europeo più rilevante risale alla notte tra l’11 e il 12 ottobre 2026, quando centinaia di supermercati francesi hanno subito attacchi ai sistemi di refrigerazione. Il 2 novembre nuovi episodi sono stati segnalati in diversi Paesi europei, tra cui Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Paesi Bassi, Lettonia, Finlandia e Svezia.

La Polizia Postale sta ricostruendo la provenienza delle intrusioni e verificando eventuali collegamenti con gli episodi registrati negli altri Paesi europei.

Palazzo Chigi: sistemi obsoleti e protezioni insufficienti

Il 3 novembre si è svolta a Palazzo Chigi una riunione con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, i vertici dell’intelligence e dell’ACN.

Secondo la comunicazione ufficiale del Governo, l’impatto degli attacchi in Italia risulta al momento fortemente limitato, con poche unità commerciali coinvolte rispetto alle migliaia presenti sul territorio nazionale. È una valutazione preliminare che non coincide necessariamente con le stime diffuse dai rappresentanti delle singole reti commerciali.

La nota governativa contiene però un elemento tecnico significativo: i punti vendita interessati risultano per lo più ancora dotati di sistemi di sicurezza obsoleti, con interfacce accessibili direttamente da e carenze nei meccanismi di autenticazione.

La gran parte della distribuzione nazionale, secondo Palazzo Chigi, dispone invece di sistemi di protezione aggiornati, capaci di respingere tentativi di intrusione.

Queste informazioni spostano l’attenzione anche sulla gestione delle tecnologie. Non basta che un frigorifero funzioni correttamente durante le normali operazioni: occorre che i sistemi utilizzati per controllarlo siano aggiornati e adeguatamente protetti da accessi non autorizzati.

Il Governo ha inoltre comunicato che non sono emersi casi di rischio per la salute dei cittadini riconducibili allo scongelamento degli alimenti. Le eventuali anomalie individuate vengono segnalate dall’ACN ai NAS dei Carabinieri, per consentire gli interventi di competenza.

Perché attaccare proprio i frigoriferi?

La prima conseguenza di queste intrusioni è economica. Modificare la temperatura di un impianto frigorifero può costringere un supermercato a eliminare prodotti, sospendere temporaneamente alcune vendite e sostenere costi per verifiche, manutenzione e ripristino delle apparecchiature.

Non è però ancora possibile stabilire con certezza quali siano gli obiettivi degli aggressori. Il sabotaggio economico è una possibile finalità, così come la volontà di dimostrare la capacità di compromettere sistemi industriali o provocare disservizi capaci di minare la fiducia dei cittadini. Si tratta di ipotesi che richiedono riscontri investigativi.

Il 2 novembre, il commissario europeo all’Agricoltura e all’Alimentazione Christophe Hansen ha interpretato la ripetizione degli attacchi come un tentativo deliberato di interrompere la filiera alimentare e compromettere la fiducia dei consumatori.

Hansen ha tuttavia precisato che la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari dell’Unione europea non risulta attualmente a rischio, mentre sono concreti lo spreco di prodotti e i danni alle imprese.

La valutazione del commissario non costituisce un’attribuzione della responsabilità degli attacchi. Le autorità devono ancora accertare se gli episodi siano collegati, chi li abbia condotti e se siano riconducibili a gruppi criminali, attivisti informatici o altri soggetti.

Una ricerca pubblicata il 22 ottobre da Forescout Vedere Labs, società specializzata in cybersicurezza, documenta precedenti rivendicazioni di attacchi contro impianti di refrigerazione da parte di gruppi di attivisti informatici, alcuni dei quali filorussi. Non esistono però elementi sufficienti per attribuire a questi gruppi le intrusioni del 2 novembre.

Il dato rilevante è che colpire un’infrastruttura commerciale può produrre conseguenze visibili per il pubblico anche quando i consumatori non sono il bersaglio diretto dell’operazione.

Come gli hacker riescono a controllare i frigoriferi da remoto

I grandi impianti di refrigerazione utilizzano sistemi digitali che consentono di controllare le temperature, ricevere segnalazioni di guasto e modificare alcuni parametri senza raggiungere fisicamente il supermercato.

Questi collegamenti permettono alle aziende e ai manutentori di intervenire rapidamente, anche su più punti vendita. Il rischio nasce quando le interfacce di gestione sono accessibili dall’esterno senza adeguate misure di protezione.

Giovanni Arena ha spiegato che gli aggressori sarebbero riusciti a intervenire attraverso i sistemi di telegestione e monitoraggio utilizzati dai centri di assistenza. Secondo la sua ricostruzione, il comune denominatore degli episodi sarebbe stato l’accesso tramite gli indirizzi IP associati agli apparati frigoriferi.

Il riferimento agli indirizzi IP non basta, da solo, a chiarire come sia avvenuta la violazione. Per assumere il controllo di un impianto occorre sfruttare una vulnerabilità, ottenere credenziali valide o approfittare di altre condizioni che consentano l’accesso non autorizzato.

L’ACN, in un bollettino tecnico pubblicato il 13 ottobre e riproposto il 3 novembre, aveva già segnalato il rischio derivante da dispositivi obsoleti, interfacce di amministrazione esposte su Internet e sistemi di autenticazione insufficienti.

Una volta ottenuto l’accesso, gli aggressori possono potenzialmente utilizzare le funzioni previste dal software per modificare le temperature, attivare cicli di sbrinamento e alterare le soglie degli allarmi. In determinate condizioni, possono anche interferire con le segnalazioni che dovrebbero avvertire il personale delle anomalie.

Queste tecnologie appartengono alla categoria delle Operational Technology (OT), sistemi informatici che controllano apparecchiature e processi fisici. A differenza di un attacco che sottrae informazioni, la loro compromissione può modificare direttamente il funzionamento di un impianto.

Un attacco può colpire contemporaneamente molti supermercati?

Dal punto di vista tecnico è possibile. Se più impianti utilizzano la stessa piattaforma di controllo, condividono una vulnerabilità oppure dipendono da credenziali utilizzate da un manutentore esterno, una compromissione può interessare diverse apparecchiature o punti vendita.

L’ACN richiama espressamente questo rischio, spiegando che la compromissione di una piattaforma centralizzata può produrre effetti su più impianti. Non significa che sia questa la modalità utilizzata negli attacchi siciliani, ma rappresenta uno scenario tecnicamente documentato.

Una ricerca di Forescout Vedere Labs ha individuato 12.976 osservazioni di servizi di controllo e gestione accessibili da Internet, associate a 6.017 indirizzi IP pubblici distinti, distribuiti in 99 Paesi e territori.

Il dato non equivale a 12.976 supermercati vulnerabili o compromessi. Si riferisce alle interfacce dei servizi rilevati, alcuni dei quali possono gestire più apparecchiature oppure essere utilizzati anche in attività diverse dalla refrigerazione alimentare.

La ricerca dimostra comunque che l’esposizione di sistemi industriali su Internet è un problema distribuito a livello internazionale. Le possibilità di compromissione dipendono dalle configurazioni, dagli aggiornamenti e dalle credenziali utilizzate.

Un attacco informatico esteso può quindi provocare danni contemporaneamente a più supermercati. Questo, però, non significa automaticamente che migliaia di consumatori entrino in contatto con alimenti non sicuri.

Perché ciò avvenga devono verificarsi ulteriori condizioni, come il mancato delle temperature anomale, l’inefficacia dei controlli e l’eventuale commercializzazione di prodotti che non rispettano più i requisiti di sicurezza.

La catena del freddo e le tutele per i consumatori

La corretta conservazione degli alimenti richiede il mantenimento di temperature adeguate durante trasporto, deposito ed esposizione alla vendita. Una loro alterazione può compromettere la sicurezza di alcuni prodotti, a seconda delle temperature effettivamente raggiunte, della durata dell’esposizione e delle caratteristiche dell’alimento.

Il ritorno di un frigorifero alla temperatura prevista non rende automaticamente sicuri i prodotti che potrebbero aver subito un deterioramento. Occorre verificare le condizioni di conservazione e valutare l’idoneità degli alimenti prima di rimetterli in commercio.

Il Regolamento europeo (CE) n. 852/2004 stabilisce gli obblighi igienici degli operatori alimentari, compresa l’applicazione delle procedure di autocontrollo basate sui principi HACCP, utilizzate per individuare e gestire i pericoli legati alla sicurezza degli alimenti.

Il Regolamento (CE) n. 178/2002 stabilisce inoltre che gli operatori devono intervenire quando ritengono, o hanno motivo di ritenere, che un alimento non rispetti i requisiti di sicurezza. In tali circostanze sono previsti, secondo i casi, il ritiro dal mercato e l’informazione ai consumatori quando il prodotto deve essere richiamato.

La responsabilità della sicurezza alimentare non viene meno perché il problema nasce da un attacco informatico. Le imprese devono verificare le condizioni effettive dei prodotti e applicare le procedure previste, indipendentemente dalla causa che ha provocato l’anomalia.

Nel caso italiano, secondo la comunicazione di Palazzo Chigi del 3 novembre, non sono emersi casi di rischio sanitario riconducibili allo scongelamento degli alimenti. Allo stato delle informazioni disponibili non vi sono quindi elementi che giustifichino un allarme generalizzato nei confronti dei prodotti acquistati nei supermercati.

In presenza di dubbi su uno specifico acquisto, il consumatore può rivolgersi al punto vendita. Eventuali prodotti non sicuri devono essere oggetto delle procedure di ritiro o richiamo previste dalla normativa. Gli avvisi sono consultabili anche sul portale del Ministero della Salute.

Se un prodotto appare alterato o mal conservato, il consumatore può segnalarlo all’azienda sanitaria territorialmente competente, che dispone degli strumenti per effettuare verifiche sulle condizioni di conservazione e sulla sicurezza degli alimenti.

Chi deve proteggere gli impianti e come prevenire nuovi attacchi

La sicurezza di un impianto frigorifero connesso può dipendere da più soggetti. Un supermercato utilizza apparecchiature realizzate da produttori esterni, software di gestione e servizi di manutenzione che possono essere affidati ad aziende specializzate.

Questa organizzazione rende necessario stabilire chi sia responsabile degli aggiornamenti, della configurazione degli accessi, del controllo delle credenziali e degli interventi quando viene rilevata un’anomalia. Le responsabilità giuridiche dei singoli soggetti dipendono dai rispettivi obblighi, ma la prevenzione richiede che ogni collegamento sia adeguatamente protetto.

L’ACN raccomanda di evitare l’esposizione diretta su Internet delle interfacce di amministrazione, separare le reti dei sistemi industriali da quelle informatiche aziendali, utilizzare collegamenti remoti protetti e adottare l’autenticazione a più fattori.

Occorre inoltre aggiornare i dispositivi, sostituire quelli non più supportati dai produttori, controllare gli account autorizzati e verificare periodicamente che le impostazioni dei sistemi corrispondano a quelle previste.

Un’altra misura riguarda la verifica indipendente delle temperature effettive e del funzionamento degli allarmi. Se il sistema digitale viene compromesso, l’azienda deve poter individuare eventuali anomalie anche attraverso strumenti e procedure che non dipendano esclusivamente dalla piattaforma interessata dall’attacco.

Il caso dei supermercati dimostra perché la sicurezza informatica non possa essere considerata soltanto una questione di protezione dei dati aziendali. Quando una piattaforma controlla apparecchiature fisiche, la sua affidabilità può incidere direttamente sulla continuità delle attività e sulle condizioni di sicurezza dei prodotti.

Quale ruolo può avere l’intelligenza artificiale?

Le informazioni disponibili sugli attacchi ai supermercati europei non dimostrano che gli aggressori abbiano utilizzato strumenti di intelligenza artificiale. I sistemi di telecontrollo possono essere compromessi anche attraverso tecniche informatiche tradizionali, senza impiegare modelli di AI.

La presenza di apparecchiature connesse a Internet o di operazioni automatizzate non costituisce quindi, di per sé, una prova dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

L’AI potrebbe invece essere impiegata a supporto della sicurezza degli impianti, attraverso l’analisi dei dati per individuare variazioni anomale delle temperature, comportamenti insoliti negli accessi remoti o modifiche non previste ai parametri di funzionamento.

Queste applicazioni non sostituiscono però gli aggiornamenti di sicurezza, la protezione degli accessi e i controlli indipendenti. Anche un sistema capace di riconoscere anomalie può essere inefficace se riceve dati alterati, non interpreta correttamente un evento oppure non è accompagnato da procedure di intervento tempestive.

Gli episodi registrati in Sicilia e negli altri Paesi europei mostrano come la crescente connessione tra sistemi informatici e apparecchiature fisiche comporti responsabilità che vanno oltre la protezione dei computer e delle informazioni.

Per i consumatori, la questione riguarda soprattutto la capacità delle imprese di individuare tempestivamente una compromissione, contenere le conseguenze e impedire che prodotti conservati in condizioni non idonee raggiungano il mercato.

La sicurezza informatica degli impianti e quella alimentare restano attività distinte, ma quando il funzionamento dei frigoriferi dipende da sistemi digitali, la tutela dei consumatori richiede che entrambe siano adeguatamente presidiate.