Consumerismo No Profit — la lobby indipendente dei consumatori italiani — analizza quattro anni di dati pubblici. Il caso Poste Italiane
Tra il 2022 e il 2026 la crisi energetica e inflattiva non ha impoverito l’Italia in modo uniforme: ha trasferito ricchezza. È uscita dalle buste paga di lavoratori e professionisti e dai conti dell’industria. È entrata nei bilanci di chi incassa e distribuisce: azionisti privati, Ministero dell’Economia, vertici delle società a controllo pubblico.
Lavoratori. Secondo l’Istat, nel 2025 i salari reali restano circa l’8,8% sotto i livelli del 2021.
Industria. La produzione industriale è scesa del 2% nel 2023, del 4% nel 2024 e di un ulteriore 0,2% nel 2025.
Imprese. Il credito alle imprese è sceso di 40,9 miliardi rispetto al 2022.
Banche. Gli utili del sistema bancario sono stati di 40,6 miliardi nel 2023, 46,5 nel 2024 e 47,5 nel 2025: oltre 134 miliardi in tre anni. Il prelievo straordinario del 2023 è stato neutralizzato, perché la legge consentiva di non versarlo accantonando a riserva 2,5 volte l’imposta.
Energia. Nel 2022 Eni ha registrato un utile netto adjusted di 13,3 miliardi, 9 miliardi in più rispetto al 2021.
Assicurazioni. Il prezzo medio della RC auto è passato da 353 euro a gennaio 2022 a 432 euro nel quarto trimestre 2025: +22%.
Stato-azionista. Dal 2023 a oggi lo Stato ha incassato 9,74 miliardi di dividendi da sei grandi partecipate quotate: Enel, Eni, Mps, Leonardo, Poste Italiane ed Enav.
Poste è l’emblema di questo modello.
«In questi quattro anni chi ha prodotto ricchezza l’ha vista ridursi, chi la distribuisce l’ha vista crescere», dichiara Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo No Profit. «Lo Stato non ha fatto solo da arbitro: ha fatto anche da azionista, e da azionista ha incassato. Poste è il caso più evidente. È nata come servizio pubblico, è controllata dal Tesoro, gode di una rete e di una fiducia costruite con denaro pubblico, e oggi vende conti, polizze, telefonia ed energia in concorrenza con operatori che quel vantaggio non hanno. Chiediamo tre cose. Primo, un meccanismo stabile che intercetti i profitti generati dalle crisi. Secondo, che una quota dei dividendi incassati dallo Stato torni a famiglie e imprese, attraverso bollette, credito e servizi. Terzo, trasparenza piena sulle remunerazioni dei vertici delle società partecipate.»
Nota metodologica: salari e produzione industriale: Istat. Prezzi RC auto: IVASS; la variazione percentuale è calcolata da Consumerismo. Risultati e assetti azionari: bilanci e comunicati societari. Utili aggregati del sistema bancario e credito alle imprese: elaborazioni del Centro studi Unimpresa. Dividendi incassati dallo Stato: elaborazione MF-Milano Finanza.