Codice del materiale, indicazione per la raccolta e diciture promozionali: come si legge una confezione e che cosa si può pretendere.
Una confezione di biscotti ha il vassoio, la pellicola, l’astuccio e una finestra trasparente. Quattro materiali diversi, quattro destinazioni diverse, e un’etichetta che nessuno guarda. Il risultato è che metà di quella confezione finisce nel contenitore sbagliato, e che un gesto fatto in buona fede manda a monte il lavoro di tutta la filiera.
Secondo la ricostruzione degli obblighi di etichettatura ambientale che abbiamo consultato, l’articolo 219, comma 5, del decreto legislativo 152/2006 prevede dal primo gennaio 2023 che tutti gli imballaggi riportino un codice alfanumerico identificativo del materiale, secondo la decisione europea 97/129/CE, e che gli imballaggi destinati al consumatore riportino l’informazione utile a conferirli correttamente, con un’indicazione del tipo raccolta differenziata e famiglia del materiale. A livello europeo si aggiunge il regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi, che secondo la fonte consultata si applica dal 12 agosto 2026 e prevede fra gli obblighi futuri pittogrammi armonizzati per la raccolta differenziata.
Cerca due elementi: la sigla del materiale e l’indicazione del contenitore.
La sigla è il codice alfanumerico, per esempio quelli che identificano i diversi tipi di plastica, la carta, l’acciaio, l’alluminio, il vetro, il legno. Serve a sapere di che cosa è fatto quel pezzo.
L’indicazione per la raccolta dice dove conferirlo, e su un imballaggio composto da più parti deve essere riferita a ciascuna parte: vassoio, film, astuccio.
La regola pratica è una sola e risolve il novanta per cento dei dubbi: separa le parti prima di buttarle. Un astuccio di carta con una finestra di plastica non è né carta né plastica, è due cose da dividere.
E quando l’etichetta indica una destinazione diversa da quella prevista nel tuo Comune, prevale l’indicazione del Comune: le modalità di raccolta sono organizzate localmente, e l’etichetta dice di che materiale si tratta, non come funziona il tuo servizio.
Riciclabile non significa che sia riciclato, e non significa che sia riciclabile nel tuo Comune: indica una caratteristica potenziale del materiale.
Compostabile e biodegradabile non sono sinonimi, e un prodotto compostabile certificato va nel contenitore dell’organico soltanto se il servizio locale lo prevede.
Plastic free su un prodotto che contiene comunque plastica in una parte è esattamente il tipo di affermazione colpito dalle nuove regole sulle asserzioni ambientali, che vietano le dichiarazioni riferite all’intero prodotto quando riguardano un solo aspetto.
Carta riciclata senza percentuale non dice nulla di verificabile: cerca la percentuale e, dove indicato, l’organismo che certifica.
Che cosa fare quando un’affermazione non regge: fotografa la confezione e l’etichetta e segnala. In questa materia le confezioni cambiano a ogni lotto, quindi la fotografia con la data è l’unico elemento che resta.
Il regolamento europeo sugli imballaggi, applicabile secondo la fonte consultata dal 12 agosto 2026, interviene su più piani: riciclabilità, sostanze presenti negli imballaggi, obiettivi di contenuto riciclato e di riutilizzo, registri dei produttori.
Sulle sostanze, la fonte riporta limiti alla presenza di composti perfluoroalchilici e il limite complessivo per la somma di piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente, osservando che quest’ultimo esisteva già nella disciplina precedente.
Sul sistema europeo di valutazione della riciclabilità, la stessa fonte lo indica applicabile dal 2030, con criteri da definire.
Sui pittogrammi armonizzati e sugli obiettivi di riutilizzo, la fonte dichiara di non avere le date precise. Lo riportiamo così: significa che l’etichetta che vedi oggi è quella italiana, e che l’armonizzazione europea arriverà per gradi. Chi vuole la data esatta deve andare al testo del regolamento.
Che l’imballaggio riporti la codifica del materiale: è un obbligo, non una scelta di comunicazione.
Che per i prodotti destinati al consumatore ci sia l’indicazione per la raccolta, riferita alle diverse parti.
Che le informazioni siano leggibili. Un codice stampato in grigio su grigio, in corpo minuscolo, sul fondo di una confezione, rispetta la lettera e non la funzione dell’obbligo: è un rilievo legittimo da segnalare.
E che le dichiarazioni ambientali presenti sulla confezione siano sostenute da elementi verificabili, sullo stesso mezzo su cui compaiono.
Una precisazione utile, perché riguarda molti prodotti: la fonte consultata riferisce che per i medicinali, i dispositivi medici e i dispositivi diagnostici in vitro l’applicazione delle regole di etichettatura resta subordinata a un decreto specifico previsto per le categorie in cui sono coinvolti aspetti sanitari. È un dato del 2022 e va verificato, perché quel decreto può essere stato adottato nel frattempo.
Lo Sportello +Tutela di Consumerismo verifica se l’imballaggio riporta effettivamente la codifica del materiale e l’indicazione per la raccolta per ciascuna parte, che è il controllo che quasi nessuno fa. Distingue le diciture obbligatorie da quelle promozionali, perché riciclabile, compostabile e plastic free hanno significati diversi e nessuno dei tre dice automaticamente dove buttare. Prepara la segnalazione quando l’informazione manca o è illeggibile, e quando una dichiarazione ambientale non è sostenuta. Chiarisce il rapporto fra etichetta e regole del Comune, che è la fonte di confusione più comune. E raccoglie i casi che riguardano la stessa linea di prodotti, perché le confezioni si correggono per lotti e non per singoli pezzi. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.
La fotografia della confezione intera e dei dettagli dell’etichetta, compresi il codice del materiale e l’indicazione per la raccolta, il nome esatto del prodotto e del produttore, il lotto se visibile, lo scontrino, le schermate delle eventuali dichiarazioni ambientali presenti nella pagina del prodotto e il regolamento o le indicazioni di raccolta del tuo Comune.
Le segnalazioni su imballaggi privi della codifica o dell’indicazione per la raccolta vengono spesso recepite dai produttori nelle edizioni successive della confezione, quindi l’effetto si vede sul lotto nuovo e non su quello che hai in mano: va detto. Le segnalazioni su dichiarazioni ambientali non sostenute seguono il percorso delle pratiche commerciali e hanno tempi di mesi. Le contestazioni sulla leggibilità sono legittime ma hanno esito variabile, perché richiedono una valutazione. Lo Sportello verifica l’etichetta e prepara la segnalazione, senza garantire l’esito.
Per approfondire: decreto legislativo 152/2006 · regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi · ricostruzione degli obblighi di etichettatura ambientale
Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.
Secondo la ricostruzione consultata, dal primo gennaio 2023 tutti gli imballaggi devono riportare un codice alfanumerico identificativo del materiale secondo la decisione europea 97/129/CE, e quelli destinati al consumatore anche l’informazione per conferirli correttamente, del tipo raccolta differenziata e famiglia del materiale.
Prevale l’indicazione del Comune: le modalità di raccolta sono organizzate localmente. L’etichetta ti dice di che materiale è fatta quella parte della confezione, non come funziona il servizio dove abiti: sono due informazioni diverse e vanno usate insieme.
Riciclabile indica una caratteristica potenziale del materiale e non dice che quel prodotto contenga materiale riciclato, né che sia effettivamente riciclabile nel tuo Comune. Riciclato si riferisce al contenuto: cerca la percentuale, perché senza percentuale l’informazione non è verificabile.
È esattamente il tipo di affermazione colpito dalle regole applicabili dal 27 settembre 2026, che vietano le dichiarazioni riferite all’intero prodotto quando riguardano un solo aspetto. Fotografa la confezione con la data e segnala: le confezioni cambiano a ogni lotto.
Separando le parti prima di buttarle, perché l’indicazione per la raccolta deve essere riferita a ciascuna parte: vassoio, pellicola, astuccio. Un astuccio di carta con una finestra di plastica non è né carta né plastica: sono due cose da dividere.
È un rilievo legittimo: un codice in corpo minuscolo, grigio su grigio e sul fondo della confezione rispetta la lettera e non la funzione dell’obbligo. Fotografa la confezione e segnala, allegando il nome del prodotto, il produttore e il lotto se visibile.
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