Questo articolo è un'analisi critica, fondata su documenti pubblici citati in nota, di due studi e di una nota stampa diffusi da associazioni e imprese del settore elettrico. Bilanci record, reti a remunerazione garantita e uno studio scritto dal committente: mentre il PUN tocca i massimi dal 2023, a Cernobbio la filiera elettrica chiede 200 miliardi(solo per le reti). Che finiscono in tariffa, come ha ammesso l'AD di A2A più quelli del nucleare.
Il 6 agosto 2026 ARERA ha comunicato di aver rafforzato la propria Unità di Vigilanza «a seguito del forte rialzo del prezzo dell’elettricità», con il PUN a circa 207 euro al megawattora, il valore più alto dal gennaio 2023. Il 27 agosto, mentre Nomisma Energia stimava per il Sole 24 Ore un maggior costo annuo di 515 euro a famiglia per luce e gas, Elettricità Futura, associazione delle imprese elettriche aderente a Confindustria, ha diffuso una nota, ripresa da Teleborsa, in cui parla di «allarmismo ingiustificato», quantifica l’effetto per chi ha il prezzo variabile in «al massimo circa 20 centesimi al giorno» e definisce «singolare la scelta di concentrare l’attenzione su un presunto aumento dell’energia elettrica» rispetto ai carburanti. Il 4 settembre, al Forum di Cernobbio, A2A ha presentato con TEHA Group uno studio che stima in 3
Il PNRR italiano è stato di 194,4 miliardi ed è terminato il 30 giugno 2026. L’articolo che L’Economia del Corriere della Sera ha dedicato il 7 settembre allo studio A2A muove proprio da questo dato e presenta gli investimenti delle utility come «volano» per la crescita dopo la fine del Piano. Il parallelo tra i due ordini di grandezza, dunque, è proposto dagli stessi autori. La differenza, a nostro giudizio, è che le risorse del PNRR provenivano in larga parte da contributi a fondo perduto dell’Unione Europea, mentre gli investimenti del settore elettrico regolato vengono remunerati attraverso le tariffe pagate dagli utenti.
Elettricità Futura dichiara sul proprio sito di rappresentare «oltre il 70% del mercato elettrico italiano». Secondo la sezione «Organi associativi» del sito, consultata il 6 settembre 2026, nel Consiglio Direttivo siedono rappresentanti, tra gli altri, di Enel, Eni, A2A, Edison, Iren, Acea, Engie, ERG, Sorgenia, Dolomiti Energia, Axpo, CVA, EP Produzione. Si tratta, in prevalenza, di gruppi verticalmente integrati, attivi contemporaneamente nella generazione, nella distribuzione, nella vendita e nella gestione di impianti incentivati.
I dati di bilancio sono tratti dai comunicati ufficiali delle società. Enel ha chiuso il 2025 con un utile netto ordinario di 7,0 miliardi; l’EBITDA ordinario della divisione reti (Enel Grids) è stato di 8,9 miliardi, in aumento di circa 0,9 miliardi, che la società attribuisce, tra l’altro, «alla forte accelerazione degli investimenti»; il piano strategico prevede una crescita del capitale investito regolato (RAB) da 47 a 58 miliardi entro il 2028. A2A ha riportato un utile netto di 686 milioni, citando tra i fattori positivi il «maggior contributo da capacity market». Iren ha riportato un utile netto di 301 milioni (+12%), un dividendo in crescita dell’8%, una quota di EBITDA da attività regolate del 74% e una crescita della business unit Reti del 10,5% «correlata ai riconoscimenti tariffari».
Le relazioni semestrali al 30 giugno 2026 offrono un quadro coerente. Enel riporta un utile netto ordinario in crescita del 2,8% e un EBITDA delle reti in aumento di 442 milioni, attribuito anche «alla remunerazione tariffaria degli investimenti effettuati negli anni precedenti». Acea riporta un utile netto ricorrente in crescita del 16%, «sostenuto dalla crescita organica dei business regolati», dopo la cessione di Acea Energia a Eni Plenitude. Il presidente esecutivo di Iren ha dichiarato che «il 73% dell’EBITDA derivante da attività regolate e semi-regolate consente al Gruppo di garantire la stabilità dei risultati anche in un periodo caratterizzato da condizioni climatiche sfavorevoli». Le società più esposte al mercato hanno registrato risultati in flessione: Edison ha riportato un utile netto di 100 milioni contro 178, A2A un utile rettificato in calo dell’11%, anche per fattori idrologici. Da questi dati, riferiti dalle stesse società, emerge a nostro avviso un elemento strutturale: i risultati delle attività regolate non risentono dell’andamento dei prezzi dell’energia, che grava invece sull’utente finale.
Lo studio di Elettricità Futura scompone la bolletta della famiglia media (2 MWh/anno) in quattro voci, per un prezzo unitario di 351 €/MWh nel 2025. Componente energia: 60%, pari a 212 €/MWh, contro 111 in Francia, 157 in Germania e 129 in Spagna, secondo lo stesso studio. Oneri di rete: 18%, remunerati attraverso tariffe regolate da ARERA che riconoscono il capitale investito. Oneri generali di sistema: 12%, destinati in gran parte al sostegno delle fonti rinnovabili; lo studio propone di valutarne la «finanziarizzazione», cioè una rimodulazione temporale, pur stimando che gli oneri di incentivazione si ridurranno del 62% entro il 2035 per esaurimento dei vecchi regimi. Fiscalità: 10%, che lo studio propone di rimodulare in riduzione.
Gli operatori rappresentati nel Consiglio Direttivo dell’associazione sono, nella generalità dei casi, presenti in ciascuna delle prime tre voci: come produttori (componente energia), come distributori (oneri di rete: e-distribuzione fa capo a Enel, Unareti ad A2A, Ireti a Iren, Areti ad Acea) e come titolari di impianti incentivati (oneri di sistema). Lo studio chiede inoltre la proroga del Capacity Market «almeno fino al 2032» e un calendario pluriennale per il MACSE: meccanismi i cui costi sono coperti in bolletta e i cui corrispettivi sono percepiti dai titolari di capacità termoelettrica e di accumulo. Non è un’accusa: è la descrizione del modello di business della filiera integrata, come risulta dai documenti citati.
Lo studio afferma che la bolletta della famiglia italiana è «sostanzialmente in linea» con l’Area Euro (59 contro 57 euro al mese). Il dato regge, secondo lo stesso studio, grazie agli oneri di rete italiani, i più bassi tra i Paesi confrontati: 63 €/MWh contro 100 in Francia, 98 in Spagna e 178 in Germania. La stessa slide 25 precisa che questo vantaggio «va preservato» ma che «sarà richiesta una nuova fase di investimenti in trasmissione e distribuzione». È lecito osservare che la voce oggi più favorevole al consumatore è quella per cui lo studio prospetta un aumento.
Nell’intervista pubblicata da L’Economia del Corriere della Sera il 7 settembre 2026, all’amministratore delegato di A2A Renato Mazzoncini, che è anche vicepresidente di Elettricità Futura, viene posta la questione dei capitali privati per la transizione che «finiscono in bolletta perché si tratta di investimenti a mercato o ripagati sotto forma di attività regolate in base a una tariffa stabilita dall’Arera». La risposta riportata dal quotidiano è: «Vero – ma siccome vanno nella direzione dell’efficienza energetica, alla fine il saldo sarà positivo anche per la singola famiglia».
Prendiamo atto di entrambe le parti della risposta. La prima conferma che gli investimenti, in quanto regolati o a mercato, sono a carico degli utenti. La seconda prospetta un beneficio futuro che, secondo l’articolo, può arrivare «fino a circa mille euro all’anno nell’ipotesi full electric», cioè per una famiglia che abbia adottato auto elettrica, pompa di calore e cucina a induzione. Quanto alla «crescita su del 10%» del titolo, il grafico pubblicato nello stesso articolo indica un tasso di crescita medio annuo del PIL dello 0,80% con gli investimenti contro lo 0,73% senza: una differenza di sette centesimi di punto percentuale. È un modo legittimo di presentare il dato; è altrettanto legittimo notare che la percezione prodotta da «+10%» e quella prodotta da «+0,07 punti» sono diverse.
La nota del 27 agosto e lo studio del 5 settembre richiamano lo stesso argomento: oltre la metà delle famiglie ha contratti a prezzo fisso, «che per definizione non sono soggetti ad aumenti». L’affermazione è corretta per i contratti in corso. Non descrive però la posizione di chi sottoscrive un contratto a prezzo fisso durante una fase di rialzo, né di chi si trova a rinnovarlo in scadenza: in entrambi i casi il prezzo fissato incorpora le quotazioni correnti e il margine di copertura del rischio applicato dal venditore, per la durata contrattuale, con le condizioni di recesso previste dal contratto.
I dati sono di ARERA. Il Monitoraggio retail 2024 rileva che le offerte a prezzo fisso del mercato libero, comprese quelle più convenienti, risultavano più costose del servizio di Maggior Tutela per i clienti tipo considerati. Il Rapporto 109/2026/I/com rileva che nel biennio 2024-2025 le condizioni del Servizio a Tutele Graduali, determinate per asta, sono risultate in genere più convenienti delle offerte di mercato scelte dai clienti in uscita, e che la differenza media tra la peggiore e la migliore offerta a prezzo fisso proposta dallo stesso venditore è del 39,8%, pari a 481,89 euro l’anno per un cliente tipo da 2.700 kWh. A nostro giudizio, questi dati indicano che il prezzo fisso è uno strumento la cui convenienza dipende in modo decisivo dal momento della sottoscrizione e dall’offerta specifica, e non una protezione in sé.
Lo studio di Elettricità Futura indica, a pagina 5, tre «advisor che guidano gli sviluppi contenutistici dell’iniziativa». Riportiamo le qualifiche come compaiono nel documento e le ulteriori cariche pubblicamente note, tutte legittime, che il documento non menziona. L’osservazione riguarda la completezza dell’informazione fornita al lettore, non la correttezza delle persone.
Guido Bortoni è indicato come «VicePresidente Law&Regulation, Elettricità Futura; Presidente Emeritus, Autorità Energia (Arera)». È stato presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas dal 2011 al 2018; è presidente di CESI S.p.A.; dal dicembre 2024 è vicepresidente aggiunto di Elettricità Futura con «delega normativa, regolamentazione e studi», secondo il comunicato dell’associazione. Il documento presenta quindi come advisor un vicepresidente dell’associazione committente, con delega specifica agli studi. Quanto alla qualifica di «Presidente Emeritus», non ci risulta prevista dalla legge istitutiva dell’Autorità né da atti dell’Autorità stessa; saremo lieti di pubblicare eventuali precisazioni.
Gian Piero Joime è indicato come «Professore di Economia dell’Ambiente e del Territorio, Università Guglielmo Marconi». Risulta inoltre, da atti pubblici: componente del Consiglio di Amministrazione dell’ENEA, nominato con decreto del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica n. 136 del 29 maggio 2025; titolare di un incarico di collaborazione presso lo stesso Ministero dal 30 aprile 2025, come da attestazione pubblicata ai sensi del D.lgs. 33/2013; componente del Nucleo Tecnico per la Programmazione della Politica Economica, secondo quanto riportato da ANSA in occasione della nomina in ENEA. Lo studio cita «dati Enea» tra le fonti delle elaborazioni alle pagine 42 e 43. Nessuna di queste cariche è menzionata nel documento.
Simona Benedettini è indicata come «CEO & Founder, RACE Consulting». La società si presenta, nei propri materiali pubblici, come specializzata in «regolazione, advocacy e comunicazione per l’industria energetica». Non risulta pubblicato un elenco dei clienti, il che non consente al lettore di valutare l’esistenza o meno di rapporti con soggetti interessati dallo studio.
Lo studio precisa che il piano da 200 miliardi «comprende i soli investimenti in esercizio nel decennio (escluse le tecnologie in preparazione, come il nucleare)». Il nucleare rappresenta dunque un capitolo ulteriore. Nuclitalia, società costituita il 14 maggio 2025 da Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%) con il compito di valutare le tecnologie del nuovo nucleare, presenterà le proprie conclusioni entro novembre 2026. La legge delega sul nucleare sostenibile, approvata dalla Camera il 4 giugno 2026, è all’esame del Senato; il Governo ha annunciato i decreti attuativi «entro Natale». Secondo il Ministro dell’Ambiente, i primi reattori potrebbero entrare in esercizio nel 2034-2035. Il testo della delega prevede che i decreti disciplinino «incentivi alla realizzazione degli impianti e alla produzione energetica»: le modalità di copertura di tali incentivi non sono ancora definite.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze è il primo azionista di Enel, e i vertici attuali del gruppo sono stati designati nel 2023 su indicazione dell’azionista pubblico. Ne consegue che una parte dei risultati delle attività regolate di Enel affluisce, sotto forma di dividendi, al bilancio dello Stato. Questo non è un’anomalia ed è noto; è però, a nostro giudizio, un elemento che il dibattito pubblico sulle bollette tende a trascurare: lo stesso soggetto pubblico che ha il compito di tutelare i consumatori beneficia, come azionista, della remunerazione tariffaria che i consumatori pagano.
Riteniamo che questo assetto spieghi, almeno in parte, la disponibilità con cui le istituzioni accolgono le proposte del settore: investimenti che non gravano sul debito pubblico, un progetto industriale di lungo periodo come il nucleare, un interlocutore operativo nei momenti di crisi. È una scelta politica legittima. Riteniamo altrettanto legittimo osservare che i suoi costi ricadono sugli utenti e che i numeri dello stesso studio li documentano: componente energia per le famiglie quasi doppia rispetto alla Francia; 254 €/MWh per la piccola impresa contro 163 in Spagna; una capacità termoelettrica di 26-27 GW che, secondo lo studio, «non coprirebbe i costi fissi» senza i meccanismi di capacità pagati in bolletta.
Tra ottobre e gennaio, secondo le stime pubblicate, le famiglie italiane riceveranno le bollette più alte dal 2023. È nostra opinione che il giudizio dei consumatori si formerà su quelle cifre, e non sugli studi presentati a Cernobbio.
Nota metodologica: dati sulla bolletta dallo studio TEHA Group per Elettricità Futura «L’elettricità per un’Italia più sicura e competitiva», presentazione di sintesi del 5 settembre 2026 (slide 3-5, 17-18, 23-25, 27-29, 43, 45, 47, 50), profilo famiglia media 2 MWh/anno, prezzi 2025, IVA inclusa. Dati di bilancio dai comunicati ufficiali di Enel (19 marzo e 30 luglio 2026), A2A (17 marzo e 30 luglio 2026), Iren (23 marzo e 31 luglio 2026), Acea (23 luglio 2026) ed Edison (30 luglio 2026). Nota Elettricità Futura del 27 agosto 2026, come riportata da Teleborsa. ARERA: comunicato del 6 agosto 2026 sul rafforzamento dell’Unità di Vigilanza; Monitoraggio retail 2024; Rapporto 109/2026/I/com. Nomisma Energia per Il Sole 24 Ore, agosto 2026. Studio TEHA per A2A «Investire per competere» e dichiarazioni di Renato Mazzoncini: L’Economia del Corriere della Sera, 7 settembre 2026, pag. 19. Composizione degli organi di Elettricità Futura e comunicato sulla nomina dei vicepresidenti aggiunti: sito istituzionale dell’associazione. Nomina di Gian Piero Joime in ENEA: DM MASE n. 136 del 29 maggio 2025; incarico MASE: attestazione ex art. 15 D.lgs. 33/2013 del 30 aprile 2025. Nuclitalia: comunicato congiunto Enel, Ansaldo Energia, Leonardo del 14 maggio 2025. Iter della legge delega sul nucleare: ANSA, 4 giugno 2026. Tutte le fonti sono state consultate tra il 6 e il 7 settembre 2026. Le persone e le società citate possono inviare precisazioni o repliche a presidenza@consumerismo.it: saranno pubblicate integralmente.