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L’impresa delle radici come ponte tra Italia e comunità italiane nel mondo

Fucsia FitzGerald Nissoli sottolinea il valore strategico della comunità degli italiani all’estero e invita a trasformare il legame identitario con l’Italia in opportunità concrete di investimento e sviluppo per il sistema Paese

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Nel corso dell’evento “Il Rientro dei Fratelli”, ospitato presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati e promosso da Consumerismo No Profit insieme ad – Confederazione delle Micro, Piccole e Medie Imprese ed EPLI – Ente Pro Loco Italiane, con il patrocinio della NIAF – National Italian American Foundation, è intervenuta anche Fucsia FitzGerald Nissoli, membro elettivo del Consiglio di Amministrazione della NIAF ed ex parlamentare eletta per gli italiani residenti in Nord e Centro America.

Nissoli ha voluto comunque offrire il proprio contributo a un confronto che ha posto al centro il rapporto tra l’Italia e le comunità italiane nel mondo e la proposta legislativa per l’Impresa delle Radici. Nel suo intervento ha evidenziato come il cosiddetto rientro dei cervelli e la valorizzazione delle comunità italiane all’estero possano rappresentare una leva strategica per rafforzare il sistema Paese, sostenere le imprese e creare nuove opportunità di sviluppo economico.

«Desidero innanzitutto ringraziare AEPI, Consumerismo e Luigi Gabriele per aver promosso questo importante momento di riflessione sul rientro dei cervelli e sul principio dell’impresa delle radici.

Non potendo essere presente di persona, ho voluto comunque offrire il mio contributo su un tema che considero strategico per il futuro dell’Italia.

Parlo con una prospettiva che unisce esperienza istituzionale e vissuto personale. Sono membro elettivo del Consiglio di Amministrazione della NIAF, la National Italian American Foundation, che da oltre cinquant’anni rappresenta un ponte autorevole tra l’Italia e gli Stati Uniti. Ho avuto inoltre l’onore di essere parlamentare eletta per gli italiani residenti in Nord e Centro America per due legislature al Parlamento italiano.

Vivendo da oltre trent’anni negli Stati Uniti ho potuto conoscere da vicino la forza e il potenziale straordinario della comunità degli italiani nel mondo.

Il cosiddetto rientro dei cervelli non è soltanto un richiamo emotivo, ma una scelta strategica. Le comunità italiane all’estero non rappresentano nostalgia, ma capitale umano, relazionale ed economico. Sono una rete globale di imprenditori, professionisti, giovani talenti e famiglie che mantengono un legame vivo con l’Italia e che chiedono semplicemente di poterlo trasformare in opportunità concrete.

Per anni abbiamo parlato di turismo delle radici. Oggi il passo avanti è chiaro: costruire un modello di impresa delle radici.

Questo significa passare dall’emozione all’investimento, dal legame affettivo alla progettualità economica, dalla memoria alla crescita. Significa offrire strumenti chiari, procedure semplici e tempi certi a chi vuole investire nel nostro Paese.

Significa accompagnare chi desidera investire nei territori, sostenere le imprese, in particolare le piccole e medie imprese, valorizzare il Made in Italy e creare ponti economici e culturali tra l’Italia e le comunità italiane nel mondo.

Chi vive all’estero non chiede privilegi. Chiede serietà, ascolto e affidabilità istituzionale.

In oltre trent’anni ho visto generazioni di italo-discendenti crescere con il desiderio non solo di visitare l’Italia, ma di contribuire al suo sviluppo. Questo patrimonio non può restare simbolico. Deve diventare strutturale.

L’impresa delle radici può rappresentare una leva concreta per rafforzare il sistema Paese, attrarre investimenti, sostenere l’internazionalizzazione e valorizzare il capitale umano italiano nel mondo.

Perché l’Italia non finisce ai suoi confini geografici. L’Italia vive nell’impegno quotidiano di milioni di italiani nel mondo.

Lo dico anche come madre di tre figli cresciuti tra due Paesi. In loro vedo radici profonde e orizzonti aperti. Vedo un’Italia che non è nostalgia, ma responsabilità e futuro.

Se sapremo unire visione e strumenti concreti, non parleremo soltanto di radici. Parleremo di sviluppo, di competitività e di futuro. Un futuro che possiamo costruire insieme».

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