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Liste di attesa: i tempi massimi e come pretenderli

Classi di priorità, percorso di tutela e intramoenia con il solo ticket: che cosa chiedere e come documentarlo prima di pagare la visita privatamente.

La ricetta dice classe D, il CUP risponde che il primo posto libero è a giugno. Oppure, peggio, che l’agenda è chiusa e bisogna richiamare. A quel punto quasi tutti fanno la stessa cosa: pagano la visita privatamente, perché aspettare non è un’opzione. Esiste un’alternativa prevista dalle regole, e sta nel fatto che il rispetto dei tempi massimi non è un obiettivo dell’azienda sanitaria ma un diritto del paziente.

Le prestazioni sono classificate per priorità dal medico che le prescrive, e a ogni classe corrisponde un tempo massimo: U entro settantadue ore, B entro dieci giorni, D entro trenta giorni per le visite e sessanta per gli esami diagnostici, P entro centoventi giorni. Secondo le regole introdotte dalla legge 107/2024, quando la prestazione non può essere garantita nei tempi della classe di priorità viene erogata in regime di attività libero professionale intramuraria senza oneri aggiuntivi per il paziente, che paga il solo ticket. Il nuovo Piano nazionale 2026-2028 conferma che la ricerca dell’alternativa non deve ricadere sul cittadino.

La classe di priorità è la chiave di tutto

La indica il medico sulla ricetta con una lettera, e da quella dipende il tempo massimo entro cui la prestazione va garantita.

Il primo controllo da fare, quindi, è sulla tua impegnativa: se la classe non è indicata, chiedi al medico di indicarla, perché senza quella lettera non esiste un termine da far valere.

Il secondo controllo riguarda il tipo di accesso: i tempi massimi si riferiscono al primo accesso, cioè alla prima visita o al primo esame per un problema nuovo, e non ai controlli successivi, che seguono una programmazione diversa.

Il Piano ha una data, e ora la possiamo dire. Secondo la comunicazione del Ministero della Salute sul nuovo Piano che abbiamo verificato, il Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028 è stato adottato con decreto del Ministro della Salute del 26 giugno 2026 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 195 del 24 agosto 2026, e con la sua entrata in vigore cessa la validità del precedente Piano 2019-2021. Le Regioni e le Province autonome devono adottare i propri Piani regionali entro centoventi giorni dall’entrata in vigore, con aggiornamento annuale. È il dato che serve quando una regione risponde che sta ancora valutando: il termine esiste e si conta.

E c’è lo strumento che ti evita di richiamare. La stessa fonte descrive le preliste, o liste di tutela: se dopo il primo contatto con il CUP non riesci a ottenere la prenotazione nei tempi della tua classe di priorità, può essere previsto l’inserimento in una lista di tutela, e a quel punto non devi più richiamare tu: sono gli operatori del CUP a contattarti per proporti le date disponibili. I tempi massimi del richiamo sono cinque giorni per la classe B, dieci per le visite in classe D, quindici per la diagnostica in classe D e trenta per la classe P. Le preliste non possono essere usate per le urgenze.

Che cosa fare quando il CUP sfora

Primo: fatti dare per iscritto la risposta. Chiedi la prima disponibilità utile e fai mettere a verbale la data, oppure conserva la schermata della prenotazione online, la ricevuta, il numero della chiamata. Senza una traccia della data proposta non c’è nulla da contestare.

Secondo: chiedi formalmente l’attivazione del percorso di tutela all’azienda sanitaria di riferimento, indicando la prestazione, la classe di priorità, la data della e la prima disponibilità che ti è stata offerta. La richiesta si presenta all’ufficio relazioni con il pubblico o secondo le modalità previste dalla tua regione.

Terzo: se non ricevi risposta in tempo utile, segnala alla direzione aziendale e, dove previsto, al difensore civico regionale o all’organismo competente per la tutela dei diritti dei pazienti.

Quarto: solo se hai già dovuto pagare privatamente, conserva fattura e documentazione e chiedi il motivando con il mancato rispetto dei tempi e con la richiesta rimasta senza esito. Va detto con franchezza che questa è la strada più incerta: molto meglio attivare il percorso prima di pagare che chiedere indietro il denaro dopo.

Le agende non possono essere chiuse

È uno dei punti più utili delle nuove regole, e quasi nessuno lo sa.

Tutte le agende di prenotazione devono essere ricondotte al CUP, comprese quelle dell’attività intramuraria, e la sospensione o la chiusura delle prenotazioni è vietata. Secondo il commento consultato, in caso di violazione le sanzioni sono raddoppiate.

L’interoperabilità con il CUP riguarda anche le strutture private accreditate, per le quali è criterio di accreditamento e condizione per gli accordi contrattuali.

La trasparenza delle agende è definita elemento contrattuale qualificante.

In pratica: se ti dicono che l’agenda è chiusa, non è un dato di fatto da accettare, è un fatto da segnalare. E quella segnalazione serve anche oltre il tuo caso, perché il monitoraggio dei tempi passa dalla piattaforma nazionale gestita da AGENAS, che può avviare audit nei confronti delle Regioni.

Il rovescio della medaglia: la disdetta

Il nuovo Piano prevede che il CUP ricordi l’appuntamento e chieda conferma o almeno due giorni lavorativi prima, anche a distanza.

E prevede che chi non si presenta senza una disdetta giustificata paghi il ticket ordinario, anche se esente, salvo i casi di forza maggiore o di impossibilità imprevedibile.

Le modalità operative, i motivi considerati giustificati e le procedure le definiscono le Regioni, quindi su questo punto conviene verificare le regole della propria.

Il consiglio pratico è semplice: disdire è gratuito e si fa in due minuti, non disdire può costare il ticket e toglie il posto a un’altra persona.

Che cosa fa lo Sportello +Tutela

Lo Sportello +Tutela di Consumerismo verifica prima di tutto l’impegnativa, perché senza la classe di priorità non c’è un termine da far valere e la richiesta parte senza basi. Documenta la data proposta dal CUP nella forma giusta, che è il passaggio che quasi tutti saltano. Prepara la richiesta di attivazione del percorso di tutela all’azienda sanitaria, indicando prestazione, classe, data della prescrizione e disponibilità offerta. Dove l’agenda risulta chiusa o sospesa, imposta la segnalazione, perché quel comportamento è vietato in modo espresso. E raccoglie i casi ripetuti sulle stesse prestazioni e sugli stessi presidi, che insieme hanno un peso che il singolo non ha. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.

Quali documenti servono

La prescrizione con la classe di priorità e la data, la prova della prenotazione tentata con la prima disponibilità offerta, le schermate o le ricevute del CUP, la richiesta di attivazione del percorso di tutela con la prova dell’invio, le eventuali risposte ricevute e, se hai già pagato privatamente, la fattura della prestazione.

Tempi realistici e possibili esiti

Le richieste presentate prima di pagare, con l’impegnativa in regola e la disponibilità documentata, sono quelle che funzionano: in una parte dei casi l’azienda individua una soluzione in giorni. Le segnalazioni su agende chiuse ottengono risposta perché il divieto è espresso. Le richieste di rimborso presentate dopo aver pagato privatamente hanno esito molto più incerto e dipendono dalla documentazione della richiesta precedente. Va detto che l’attuazione delle nuove regole è disomogenea fra le Regioni e che alcuni passaggi dipendono da provvedimenti regionali. Lo Sportello verifica la posizione e prepara la richiesta, senza garantire l’esito.

Per approfondire: comunicazione del Ministero della Salute sul nuovo Piano · legge 107/2024 · nuovo Piano nazionale 2026-2028 · AGENAS · commento alle nuove regole sulle liste di attesa

Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.

Domande frequenti

Quali sono i tempi massimi di attesa?

Dipendono dalla classe di priorità indicata dal medico sulla ricetta: U entro settantadue ore, B entro dieci giorni, D entro trenta giorni per le visite e sessanta per gli esami diagnostici, P entro centoventi giorni. Sono riferiti al primo accesso, non ai controlli successivi.

La mia impegnativa non ha nessuna lettera.

Chiedi al medico di indicare la classe di priorità, perché senza quella lettera non esiste un termine massimo da far valere e qualunque richiesta parte senza basi. È il primo controllo da fare, prima ancora di telefonare al CUP.

Il CUP mi dà un appuntamento oltre il termine: che posso fare?

Fatti dare per iscritto la prima disponibilità offerta, poi chiedi formalmente all’azienda sanitaria l’attivazione del percorso di tutela. Il nuovo Piano prevede anche l’inserimento in una lista di tutela: da quel momento non devi richiamare tu, è il CUP che ti contatta entro cinque giorni per la classe B, dieci per le visite D, quindici per la diagnostica D e trenta per la classe P.

Mi dicono che l’agenda è chiusa.

Non è un dato di fatto da accettare: tutte le agende devono essere ricondotte al CUP, comprese quelle dell’intramoenia, e la sospensione o chiusura delle prenotazioni è vietata, con sanzioni raddoppiate secondo il commento consultato. Segnalalo per iscritto, indicando data e canale del contatto.

Ho già pagato la visita privatamente: mi rimborsano?

È la strada più incerta e va detto con chiarezza: conserva fattura e documentazione e chiedi il rimborso motivando con il mancato rispetto dei tempi, ma il risultato dipende da una richiesta precedente rimasta senza esito. Molto meglio attivare il percorso di tutela prima di pagare.

Se non vado all’appuntamento devo pagare?

Il nuovo Piano prevede che chi non si presenta senza disdetta giustificata paghi il ticket ordinario, anche se esente, salvo forza maggiore o impossibilità imprevedibile. Il CUP deve chiedere conferma o disdetta almeno due giorni lavorativi prima: disdire è gratuito e libera il posto.

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