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Peso inferiore a quello dichiarato: tolleranze, confezioni e sfuso

Quantità nominale, errore massimo tollerato e doppio della tolleranza: quando la differenza è una violazione e a chi si segnala.

Una confezione che a casa, sulla bilancia, pesa meno di quanto dichiara l’etichetta. Un prodotto tagliato al momento e venduto come se fosse esattamente metà. Un cartoccio pesato insieme al contenuto. Sono differenze di pochi grammi, che il singolo cliente considera irrilevanti e che, moltiplicate per migliaia di vendite, non lo sono. La legge però non pretende la precisione assoluta: ammette tolleranze definite, e conoscerle serve sia a non protestare a vuoto sia a riconoscere quando la differenza è una violazione.

Secondo la disciplina dei preimballaggi, dalla legge 690/1978 al d.P.R. 391/1980 fino al decreto legislativo 12/2010, la quantità dichiarata in etichetta è la quantità nominale, e il contenuto effettivo può differire in meno entro un errore massimo tollerato fissato da una tabella in funzione della quantità. C’è però un limite invalicabile: una confezione con un difetto superiore al doppio di quella tolleranza non è commerciabile, e una sola confezione così fa respingere l’intero lotto nel controllo.

Quantità nominale, contenuto effettivo, tolleranza

I termini servono, perché sono quelli che userai in una segnalazione.

La quantità nominale è quella stampata sulla confezione, cioè quella che l’imballaggio dovrebbe contenere. Il contenuto effettivo è quello realmente presente. La differenza in meno fra le due è il difetto, e l’errore massimo tollerato è il limite entro cui quel difetto è ammesso.

L’errore massimo tollerato non è una percentuale unica: è stabilito da una tabella in funzione della quantità nominale, espressa in percentuale per alcune fasce e in valore assoluto per altre. Per questo in un articolo non ha senso riportare un numero: la tolleranza del tuo prodotto va letta sulla tabella della norma, in base alla quantità dichiarata.

Da qui la prima conclusione pratica: una differenza contenuta entro la tolleranza non è una violazione, e la protesta non ha basi.

Le tre condizioni del controllo

Il controllo ufficiale non si fa su una confezione, si fa su un lotto, con un campione, e verifica tre cose.

Che nessuna confezione sia non commerciabile, cioè che nessuna abbia un difetto superiore al doppio della tolleranza.

Che il numero di confezioni difettose, quelle fra la tolleranza e il doppio della tolleranza, resti entro il limite previsto per quel tipo di controllo.

Che il contenuto medio del lotto non sia inferiore alla quantità nominale.

Questa è la ragione per cui una segnalazione isolata vale poco e una serie di segnalazioni sullo stesso prodotto vale molto. E ne discende un’indicazione che conviene dire subito, anche se delude: su una differenza di pochi grammi non esiste un da chiedere, esiste una verifica del lotto da far fare, e gli strumenti per farla li ha l’ufficio metrico, non il consumatore.

Il marchio sulle confezioni

Sulle confezioni che rientrano nella disciplina europea dei preimballaggi compare, accanto alla quantità nominale, un piccolo marchio costituito da una lettera minuscola.

Indica che quel prodotto è confezionato secondo quel sistema di controlli metrologici, con le tolleranze e gli obblighi che ne derivano. Non è una garanzia che ogni singola confezione sia esatta, e vale la pena saperlo per non attribuirgli più di quello che dice.

Lo sfuso e il tagliato al momento

Per i prodotti venduti sfusi la logica è diversa, perché non esiste una quantità dichiarata in anticipo: il prezzo si determina sul peso rilevato al momento della vendita.

Questo significa tre cose concrete. La bilancia deve essere sottoposta alla verifica periodica prevista e deve avere il display leggibile dal cliente, non girato verso il banco. La tara, cioè il peso di carta, vaschetta e involucro, non si paga al prezzo del prodotto. E un prodotto tagliato al momento, come mezza pagnotta o un tranciato, non può essere venduto a un prezzo forfettario calcolato come metà del prodotto intero: va pesato, e si paga quello che pesa.

Sembra una regola pedante e invece protegge da un meccanismo semplice: far pagare come metà una porzione che metà non è.

Che cosa fare quando il peso non torna

Verifica con una bilancia attendibile, confrontando la quantità nominale con il contenuto al netto dell’imballaggio, il che per molti prodotti richiede di svuotarlo e pesare la confezione vuota a parte.

Confronta la differenza con la tolleranza prevista per quella fascia di quantità.

Se la differenza supera il doppio della tolleranza, o se si ripete su più confezioni dello stesso lotto, conserva le confezioni e lo scontrino e segnala all’ufficio metrico della Camera di commercio della tua provincia, indicando prodotto, lotto, scadenza, quantità dichiarata, contenuto rilevato e numero di confezioni verificate, con le fotografie dell’etichetta e della pesatura e la richiesta dei controlli metrologici.

Per lo sfuso pesato male, per la bilancia non a vista o per la tara inclusa, contesta sul posto e segnala anche alla polizia locale, che ha competenze di controllo sugli esercizi.

Che cosa fa lo Sportello +Tutela

Lo Sportello +Tutela di Consumerismo fa prima di tutto il calcolo che evita le proteste a vuoto: confronta la differenza rilevata con la tolleranza prevista per quella quantità nominale e dice se si è dentro, oltre la tolleranza o oltre il doppio, perché sono tre situazioni diverse. Prepara la segnalazione all’ufficio metrico nella forma che consente il controllo del lotto, con lotto, scadenza e valori rilevati, che è l’unica strada che produce un effetto. Raccoglie le segnalazioni ripetute sullo stesso prodotto, perché i controlli si fanno sui lotti e un caso singolo pesa poco. Per lo sfuso verifica la bilancia, la tara e la vendita a prezzo forfettario e prepara la contestazione. E dice con franchezza quando non c’è nulla da chiedere. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.

Quali documenti servono

Le confezioni conservate con etichetta, lotto e scadenza, lo scontrino, le fotografie dell’etichetta e della pesatura con il valore leggibile, l’indicazione della bilancia usata e, per lo sfuso, le fotografie del banco, della bilancia e del cartellino del prezzo.

Tempi realistici e possibili esiti

Le segnalazioni all’ufficio metrico producono verifiche con tempi variabili e senza una risposta individuale: servono al mercato, non al tuo portafoglio, e questo va detto prima. Per lo sfuso la contestazione sul posto porta spesso alla correzione immediata del prezzo. Un rimborso per una differenza di pochi grammi non è un esito realistico, mentre la verifica di un lotto, se le segnalazioni sono più di una, sì. Lo Sportello fa il calcolo e prepara la segnalazione, senza garantire l’esito.

Per approfondire: legge 690/1978 · d.P.R. 391/1980 · decreto legislativo 12/2010 · Camere di commercio

Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.

Domande frequenti

La confezione pesa dieci grammi in meno: è una violazione?

Dipende dalla quantità dichiarata, perché l’errore massimo tollerato è fissato da una tabella in funzione di quella quantità. Dentro la tolleranza non c’è violazione; oltre il doppio della tolleranza quella confezione non era commerciabile. Pesa al netto dell’imballaggio e confronta con la tabella prima di protestare.

A chi mi rivolgo per un peso non conforme?

All’ufficio metrico della Camera di commercio della tua provincia, che ha gli strumenti per il controllo metrologico, allegando scontrino, fotografie dell’etichetta e della pesatura e i dati del lotto. Per i problemi sullo sfuso, bilancia non a vista o tara inclusa, anche alla polizia locale.

Ottengo un rimborso se il peso è inferiore?

Realisticamente no, e conviene saperlo: su differenze di pochi grammi non esiste un rimborso da pretendere. Quello che si ottiene è la verifica del lotto, che si fa su un campione e non su una confezione, e per quella servono segnalazioni documentate, meglio se più di una sullo stesso prodotto.

Devo pagare il peso della vaschetta e della carta?

No: la tara non si paga al prezzo del prodotto, quindi la bilancia va impostata al netto dell’involucro. Contesta sul posto chiedendo la ripesatura a tara impostata e, se il banco rifiuta, fotografa la bilancia e il cartellino e segnala alla polizia locale e all’ufficio metrico.

Mezza pagnotta venduta a metà prezzo del prodotto intero.

Un prodotto tagliato al momento va pesato e pagato sul peso effettivo, non a forfait come frazione dell’intero: è il modo più semplice di far pagare come metà una porzione che metà non è. Chiedi la pesatura davanti a te e, se viene rifiutata, segnala l’esercizio.

La bilancia era girata e non vedevo il peso.

Il display deve essere leggibile dal cliente durante la pesatura, e la bilancia deve essere sottoposta alla verifica periodica prevista. Chiedi di vedere il peso e la data dell’ultima verifica; in caso di rifiuto, fotografa il banco e segnala alla polizia locale e all’ufficio metrico della Camera di commercio.

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