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RESTANZA, a Modica il confronto sul futuro dei giovani siciliani: lavoro, imprese e nuove professioni per fermare lo spopolamento

Istituzioni, associazioni di categoria, professionisti e Terzo settore riuniti al Palazzo della Cultura. Dal ricambio generazionale nelle imprese alle nuove opportunità nel settore energetico, al centro del dibattito le proposte per consentire ai giovani di costruire il proprio futuro in Sicilia.

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Creare opportunità di lavoro qualificato, sostenere le imprese, valorizzare le competenze e garantire servizi adeguati per permettere ai giovani siciliani di scegliere di restare nella propria terra. Sono questi i temi al centro del convegno “RESTANZA: Giovani, lavoro e nuove professioni per non lasciare la Sicilia”, che si è tenuto sabato 17 ottobre a Modica, nella Sala Triberio del Palazzo della Cultura.

L’incontro, promosso da Consumerismo No Profit e , Associazione Italiana , con il patrocinio della Regione Siciliana e del Comune di Modica, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni imprenditoriali e del mondo delle professioni per affrontare una delle questioni più urgenti per il futuro dell’Isola: la perdita di giovani, competenze e attività produttive.

Il confronto ha posto l’attenzione sulle condizioni economiche e sociali che spingono molti giovani a cercare altrove opportunità professionali, ma soprattutto sulle iniziative che possono rendere la Sicilia un territorio nel quale lavorare, avviare un’impresa e progettare il proprio futuro.

Ad aprire i lavori sono stati la sindaca di Modica Maria Monisteri, il presidente di ASSIUM e Giovanni Riccobono, direttore generale e delegato regionale Sicilia di Consumerismo No Profit.

La sindaca Maria Monisteri ha illustrato alcune delle iniziative avviate sul territorio, dalla promozione turistica condivisa tra i dodici Comuni della provincia di Ragusa al potenziamento dei servizi per le giovani famiglie, a partire dagli asili nido. Ha inoltre richiamato l’attenzione sulla riqualificazione dell’area artigianale, dove i nuovi lotti sono stati assegnati anche alle nuove generazioni di famiglie già impegnate nelle attività produttive.

Il presidente di ASSIUM, Federico Bevilacqua, ha indicato nell’orientamento professionale dei giovani una delle priorità dell’associazione, presentando la figura dell’Utility Manager come una concreta opportunità per chi si affaccia al mondo del lavoro. Sul valore delle competenze nel settore energetico è intervenuto anche Sandro Iabichella, delegato ASSIUM per la Sicilia, sottolineando come si tratti di professioni che possono essere esercitate sul territorio senza la necessità di trasferirsi altrove.

Particolare attenzione è stata dedicata al rapporto tra formazione e mercato del lavoro, al ricambio generazionale nelle piccole imprese, alla valorizzazione delle filiere produttive e alle nuove professioni legate all’energia, alla digitalizzazione e all’innovazione.

Le politiche per restare e le opportunità per i giovani

Il primo panel, “Istituzioni e movimenti: le politiche per restare”, moderato dal giornalista Andrea Sessa, ha visto gli interventi di Simone Di Grandi, rappresentante di ANCI Sicilia, Andrea Cannella, fondatore di Fondazione Pioniere Marea, e Maria Monisteri, intervenuta anche in rappresentanza del GAL Terra Barocca.

Nel confronto è intervenuto anche Vito Azzara, che ha illustrato il percorso del movimento PattoXRestare, una rete di circa sessanta organizzazioni che ha depositato all’Assemblea Regionale Siciliana una proposta di legge dedicata al lavoro.

«Il problema dei ragazzi non è trovare un lavoro, ma trovarne uno stabile, che dia una prospettiva di radicamento», ha osservato Azzara, richiamando l’attenzione sulla necessità di garantire continuità occupazionale e prospettive di crescita.

Simone Di Grandi, coordinatore della commissione speciale per le politiche giovanili di ANCI Sicilia, ha illustrato le attività di ascolto dei giovani attraverso assessori e consulte giovanili, proponendo l’organizzazione di un job day in ogni provincia siciliana.

Andrea Cannella ha presentato il programma ONDA di Fondazione Marea, dedicato all’incubazione di imprese sociali, mentre il confronto con Maria Monisteri ha permesso di approfondire il ruolo delle amministrazioni locali e delle strategie territoriali nel creare nuove opportunità economiche e occupazionali.

La formazione e le nuove professioni per trattenere i giovani

Uno degli aspetti affrontati ha riguardato le opportunità occupazionali offerte dalla trasformazione del settore energetico e la crescente richiesta di professionisti con competenze specialistiche.

Nel secondo panel, “Nuove professioni, nuove opportunità”, moderato dalla giornalista Barbara Molinario, si sono confrontati Biagio Dimartino, delegato ASSIUM per la Sicilia, Carmelo Caccamo, segretario della CNA Territoriale di Ragusa, e Annalisa Spadola, presidente di Unionalimentari Sicilia, in rappresentanza di Confapi Sicilia.

«La formazione è lo spartiacque tra la precarizzazione e la vera dignità professionale. Senza competenze certificate, il mercato rischia di trattare i giovani come semplice manodopera», ha sottolineato Biagio Dimartino, delegato ASSIUM per la Sicilia.

Dimartino ha richiamato l’attenzione sulla figura dell’Utility Manager, professionista certificato secondo la norma UNI 11782, che affianca famiglie e imprese nella gestione dei costi energetici, nell’efficienza e nelle scelte contrattuali.

«Con ASSIUM siamo partiti con il programma dello Young Tour: entriamo nelle scuole e nelle università per formare e inserire i giovani in un mercato del lavoro altamente qualificato e non delocalizzabile. Le aziende del settore hanno fame di giovani preparati: il lavoro c’è, dobbiamo solo dare loro gli strumenti per farlo da protagonisti qui in Sicilia».

Piccole imprese, artigianato e ricambio generazionale

Il futuro delle imprese artigiane e dei centri storici è stato al centro dell’intervento di Carmelo Caccamo, segretario della CNA Territoriale di Ragusa, che ha illustrato le difficoltà incontrate dalle piccole attività nel passaggio generazionale e le conseguenze dello spopolamento sul tessuto economico locale.

Secondo i dati richiamati dalla CNA, nei prossimi anni oltre un milione di imprese italiane dovrà affrontare le criticità legate alla trasmissione dell’attività. Più della metà degli imprenditori coinvolti nell’indagine citata, pur avendo affrontato il tema, non ha ancora avviato azioni concrete per pianificare il passaggio di testimone.

«Il passaggio generazionale non è una questione privata delle imprese, ma una sfida strategica per le nostre città», ha evidenziato Caccamo, richiamando la necessità di favorire la trasmissione delle competenze, l’accesso al credito e il recupero delle attività produttive.

La chiusura delle botteghe e delle piccole imprese, infatti, non comporta soltanto una perdita economica. Incide sulla vitalità dei centri storici, sulla disponibilità dei servizi e sulla possibilità di mantenere vive le comunità locali. Per contrastare questo fenomeno servono politiche che favoriscano nuove attività, abitazioni accessibili, collegamenti efficienti e spazi per il lavoro.

Confapi Sicilia e la proposta di legge Restanza Sicilia

Annalisa Spadola, presidente di Unionalimentari Sicilia, ha portato il punto di vista delle piccole e medie imprese, soffermandosi sul ruolo dell’agroalimentare nell’economia regionale e sulla necessità di rendere il territorio più attrattivo per i giovani lavoratori.

Al centro del suo contributo la proposta di legge “Restanza Sicilia”, nata da Confapi Sicilia, successivamente condivisa a livello nazionale e, secondo quanto riferito, già sottoposta all’attenzione del Governo.

La proposta punta a valorizzare il capitale umano attraverso meritocrazia, competenze, formazione, welfare aziendale e qualità della vita, riconoscendo il cambiamento delle aspettative delle nuove generazioni.

Un approccio che considera la competitività delle imprese strettamente legata alla capacità di offrire condizioni di lavoro soddisfacenti, percorsi di crescita professionale e opportunità compatibili con la vita personale.

Consumerismo: lo spopolamento è anche una questione di diritti

Nel corso dei saluti istituzionali, Giovanni Riccobono, direttore generale e delegato regionale Sicilia di Consumerismo No Profit, è partito dall’esperienza degli sportelli +Tutela per spiegare perché un’associazione dei consumatori si occupa di restanza.

«Ogni giorno ascoltiamo cittadini alle prese con , trasporti e servizi, e vediamo una cosa chiara: quando un territorio si svuota, i servizi peggiorano e costano di più per chi resta», ha detto Riccobono. Un esempio concreto è la desertificazione dei servizi di prossimità, a cominciare dagli sportelli bancari. Secondo l’osservatorio della Fondazione Fiba di First Cisl, su dati , in Sicilia circa un milione di persone non ha di fatto uno sportello bancario vicino a casa. «Chi paga questo conto? Gli , le piccole imprese, chi vive nelle aree interne. Cioè proprio chi ha deciso di restare. Lo spopolamento non è solo un problema demografico: è un problema di diritti. Restare deve essere una scelta possibile, non un atto di coraggio».

Riccobono ha poi allargato lo sguardo a chi è già partito, un patrimonio umano ed economico che la Sicilia rischia di disperdere. Gli italiani iscritti all’anagrafe dei residenti all’estero sono più di sei milioni e mezzo. Quella siciliana, con 844 mila residenti fuori dall’Italia, è la comunità più numerosa del Paese. «Chi vuole investire nel paese d’origine, aprire un’attività o anche solo ristrutturare la casa di famiglia si trova davanti a un muro: informazioni sparse, burocrazia e il rischio concreto di finire nelle mani di intermediari poco chiari o di vere e proprie truffe».

Da qui il progetto “Il Rientro dei Fratelli”, con cui Consumerismo lavora a una proposta di legge quadro nazionale. «Non bonus, ma un’infrastruttura di accesso, orientamento e tutela, perché chi è partito possa investire e creare lavoro qui, anche senza tornare. Dobbiamo passare dal turismo delle radici all’impresa delle radici».

Infine, una provocazione sul costo della fuga dei giovani. Secondo la SVIMEZ, contando soltanto quanto la collettività spende per formare i laureati che dal Sud si trasferiscono al Centro-Nord, negli ultimi cinque anni la perdita ha superato in media i 6,8 miliardi di euro l’anno. «Formiamo i nostri ragazzi e il rendimento lo incassa qualcun altro», ha osservato Riccobono. «Eppure, quando investiamo per farli restare o tornare, misuriamo quanto spendiamo e quasi mai il valore sociale che generiamo. Gli strumenti esistono, come lo SROI, il ritorno sociale dell’investimento. Senza misurare, ogni politica, resta un atto di fede».

Le testimonianze degli imprenditori che hanno scelto di restare

Il terzo panel, “Imprenditori che restano e assumono”, ha dato spazio alle esperienze di Mario Molè, della Fratelli Molè Srl, storica realtà del settore della pesatura, Andrea Cannella, di 121 Coffee, Biagio Dimartino, di Kostio Srl, Federico Cascone, di Elit Impiantistica Elettrica e Fotovoltaica, e Annalisa Spadola, dell’azienda Caffè Moak.

Gli imprenditori hanno portato una visione concreta delle difficoltà e delle opportunità del fare impresa in Sicilia, attraverso esperienze maturate negli anni nella gestione delle aziende, nei rapporti con la pubblica amministrazione e nella ricerca e formazione del personale.

Tra le criticità emerse, il peso della burocrazia, che rallenta gli investimenti e scoraggia nuove iniziative imprenditoriali, ma anche le retribuzioni ancora troppo basse, che spingono molti giovani a cercare condizioni economiche e professionali migliori fuori dall’Italia.

A questo proposito Annalisa Spadola ha raccontato anche un’esperienza personale legata all’azienda di famiglia, Caffè Moak. Dopo essere diventata mamma aveva progettato di aprire un asilo aziendale, che potesse accogliere anche i figli delle altre dipendenti, offrendo un servizio concreto alle lavoratrici e alle loro famiglie. Un’iniziativa alla quale ha dovuto rinunciare a causa delle numerose richieste burocratiche necessarie per realizzarla. Un esempio delle difficoltà che possono incontrare anche le imprese intenzionate a investire nel benessere dei propri dipendenti.

Il confronto ha evidenziato inoltre la necessità di recuperare il valore delle professioni manuali e tecniche, sempre più difficili da reperire nonostante la richiesta da parte delle imprese. Mestieri che richiedono preparazione, esperienza e capacità pratiche e che non possono essere sostituiti integralmente dall’intelligenza artificiale. Le nuove tecnologie possono invece diventare strumenti utili per la formazione, l’aggiornamento professionale e il miglioramento dei processi produttivi.

È emersa così l’esigenza di avvicinare maggiormente i giovani alle imprese, facendo conoscere le opportunità offerte anche dai mestieri tradizionali e dalle attività produttive locali, valorizzando la professionalità e riconoscendo adeguatamente il lavoro svolto.

Dalle analisi alle opportunità concrete

Il convegno ha evidenziato come la possibilità di restare in Sicilia dipenda da una pluralità di fattori: lavoro stabile e qualificato, imprese competitive, formazione coerente con le richieste del mercato, servizi accessibili e strumenti per sostenere l’imprenditorialità giovanile.

La collaborazione tra istituzioni, associazioni di categoria, imprese e realtà del Terzo settore è stata individuata come un elemento centrale per affrontare una sfida che riguarda non soltanto i giovani in cerca di occupazione, ma la tenuta economica e sociale dell’intero territorio.

Tra le prospettive emerse, la necessità di rafforzare il collegamento tra scuole, università e imprese, accompagnare il passaggio generazionale delle attività produttive, sostenere le nuove professioni e creare condizioni favorevoli anche per il rientro o gli investimenti dei siciliani che vivono fuori dall’Isola.

In chiusura Giovanni Riccobono ha richiamato il Piano nazionale per l’ e la necessità di tradurne gli obiettivi in interventi concreti anche a livello regionale: «La Sicilia può essere tra le prime al Sud. Da Modica parte una rete che non vogliamo disperdere».

La scelta di restare, partire o tornare deve poter dipendere dalle aspirazioni personali e professionali, e non dalla mancanza di alternative.

L’iniziativa, fortemente voluta da Consumerismo No Profit e ASSIUM, è stata curata da Giovanni Riccobono, direttore generale di Consumerismo No Profit, e organizzata da Sandro Iabichella, delegato ASSIUM per la Sicilia, con il supporto di Biagio Dimartino delegato ASSIUM Sicilia. Un ringraziamento particolare a Maria Cristina Minardo Presidente del Consiglio Comunale di Modica. Si ringrazia per il supporto Si , Cabanna e Dabanna, Domani Ibleo TV e Video Regione.

 

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