Nel frigorifero c’è uno yogurt con la data di ieri e in dispensa un pacco di pasta con la data del mese scorso. Il primo e il secondo caso non sono la stessa cosa, e la differenza non è una sfumatura: una delle due diciture segna un limite oltre il quale il prodotto non va consumato, l’altra indica soltanto fino a quando il prodotto mantiene le sue caratteristiche.
Secondo la scheda sulla differenza fra scadenza e termine minimo di conservazione che abbiamo consultato, la dicitura da consumare entro indica la data di scadenza: dal giorno successivo il prodotto è scaduto, non può essere venduto e il consumo può comportare rischi per la salute. La dicitura da consumare preferibilmente entro indica il termine minimo di conservazione, cioè fino a quando il prodotto mantiene le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione: superato quel termine il prodotto non è scaduto, non è dannoso e può essere consumato e donato. La legge 166/2016 prevede che gli alimenti, anche oltre il termine minimo, possano essere donati a condizione che siano correttamente conservati e che l’imballaggio a contatto con l’alimento sia integro.
Come si legge la data
Il formato del termine minimo dipende dalla durata del prodotto: giorno e mese per i prodotti che durano meno di tre mesi, mese e anno fra tre e diciotto mesi, soltanto l’anno oltre i diciotto mesi.
È un dettaglio utile: una confezione che riporta soltanto l’anno sta dicendo che si tratta di un prodotto a lunghissima conservazione, non che l’informazione è approssimativa.
Il termine minimo non è obbligatorio per alcune categorie, fra cui, secondo la fonte consultata, frutta e verdura fresche non sbucciate né tagliate, vino e aceto, sale e zucchero solidi, pane e focaccia, prodotti di pasticceria freschi, bevande con oltre il dieci per cento di alcol e gomme da masticare.
Le regole sull’indicazione delle date stanno nel regolamento 1169/2011, e l’articolo 24 che abbiamo verificato dice la cosa che conta: per gli alimenti molto deperibili dal punto di vista microbiologico il termine minimo di conservazione è sostituito dalla data di scadenza, e successivamente alla data di scadenza un alimento è considerato a rischio ai sensi della normativa europea sulla sicurezza alimentare.
È la differenza che separa le due date, e spiega perché non sono interscambiabili: oltre il termine minimo un prodotto può avere perso qualità, oltre la data di scadenza è qualificato come a rischio. Lo stesso regolamento prevede inoltre che per gli alimenti che richiedono condizioni particolari di conservazione quelle condizioni siano indicate, e che dopo l’apertura siano indicate le condizioni di conservazione o il periodo di consumo.
Le formulazioni esatte ammesse in etichetta stanno in un allegato del regolamento che non abbiamo potuto leggere: per quelle conviene andare al testo ufficiale.
Che cosa guardare oltre la data
Superato il termine minimo, i segnali che indicano di non consumare un alimento sono concreti: muffe, odori anomali, presenza di insetti, confezioni non integre, rigonfiamenti, alterazioni di gusto, colore o consistenza, segni di irrancidimento.
Sono gli stessi segnali che valgono anche prima della data, perché una conservazione sbagliata rovina un prodotto a prescindere dall’etichetta.
La regola pratica è una: la data dice fino a quando il produttore garantisce le caratteristiche, i sensi dicono se quel singolo prodotto è ancora buono. Per i prodotti con data di scadenza, invece, vale la data e non il giudizio personale.
Quando il negozio sbaglia
La vendita di un prodotto oltre la data di scadenza non è ammessa: se te ne accorgi dopo l’acquisto, conserva il prodotto e lo scontrino, fotografa la confezione con la data visibile e segnalalo al punto vendita chiedendo la sostituzione o il rimborso.
Se la segnalazione non viene accolta, o se la situazione riguarda più prodotti e non un episodio, la strada è la segnalazione all’azienda sanitaria territoriale, che ha la competenza sulla vigilanza igienico sanitaria.
Se hai avuto conseguenze sulla salute, vai dal medico e conserva ogni documento: in quel caso la questione cambia natura e va impostata subito nel modo giusto, perché la ricostruzione del nesso dipende dalla documentazione iniziale.
E un caso frequente da non confondere: un prodotto venduto a prezzo ridotto perché prossimo al termine minimo è una pratica legittima, purché l’informazione sia chiara. La vendita scontata di un prodotto scaduto, invece, non lo è.
Ridurre lo spreco in casa, con criterio
Riordina la dispensa mettendo davanti i prodotti con la data più vicina: è il gesto che da solo riduce di più lo spreco domestico.
Distingui i due gruppi: i prodotti con data di scadenza vanno consumati entro, quelli con termine minimo possono essere valutati anche dopo.
Conserva secondo le indicazioni dell’etichetta, perché molte date presuppongono una temperatura che in casa non viene rispettata, in particolare dopo l’apertura.
E per i prodotti che non riuscirai a consumare, verifica le possibilità di donazione presso le realtà del territorio: la legge consente la cessione anche oltre il termine minimo, alle condizioni di corretta conservazione e integrità dell’imballaggio indicate dalla fonte consultata.
Un’avvertenza finale, perché qui la prudenza conta: quanto detto riguarda la lettura delle etichette e non sostituisce una valutazione sanitaria. Davanti a un dubbio su un alimento destinato a bambini, anziani o persone con condizioni di salute particolari, la scelta prudente è non consumarlo.
Che cosa fa lo Sportello +Tutela
Lo Sportello +Tutela di Consumerismo chiarisce la differenza fra le due diciture, che è la base di tutto e che quasi nessuno conosce con precisione. Gestisce le contestazioni sui prodotti venduti oltre la data di scadenza, impostando la richiesta al punto vendita e, dove serve, la segnalazione all’autorità sanitaria. Verifica le pratiche promozionali sui prodotti prossimi al termine minimo, distinguendo quelle legittime da quelle che nascondono informazioni. Indirizza alle realtà del territorio per la donazione degli alimenti ancora utilizzabili. E raccoglie le segnalazioni ripetute sugli stessi punti vendita, che insieme fanno emergere prassi e non episodi. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.
Quali documenti servono
Lo scontrino con la data dell’acquisto, la fotografia della confezione con la data di scadenza o il termine minimo visibile, il prodotto conservato nelle condizioni in cui è stato acquistato, le fotografie dello scaffale e del cartello del prezzo, le comunicazioni con il punto vendita e, in caso di conseguenze sulla salute, la documentazione medica.
Tempi realistici e possibili esiti
Le contestazioni sui prodotti venduti oltre la data di scadenza si risolvono di regola sul posto con sostituzione o rimborso, quando sono documentate con fotografia e scontrino. Le segnalazioni all’autorità sanitaria producono verifiche con tempi variabili e incidono sulle prassi del punto vendita. Le vicende con conseguenze sulla salute seguono percorsi più lunghi e dipendono dalla documentazione raccolta nell’immediato. Va detto che un prodotto oltre il solo termine minimo non dà titolo a contestazioni, perché non è scaduto. Lo Sportello verifica la situazione e prepara la richiesta, senza garantire l’esito.
Per approfondire: legge 166/2016 · regolamento 1169/2011 · scheda sulla differenza fra scadenza e termine minimo di conservazione
Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.
Domande frequenti
Che differenza c’è fra da consumare entro e da consumare preferibilmente entro?
La prima è la data di scadenza: dal giorno successivo il prodotto è scaduto, non può essere venduto e il consumo può comportare rischi. La seconda è il termine minimo di conservazione: superato quel termine il prodotto non è scaduto, non è dannoso e può essere consumato.
Posso mangiare un prodotto oltre il termine minimo?
Sì, se è stato conservato correttamente e non presenta segnali di deterioramento: muffe, odori anomali, insetti, confezione non integra, rigonfiamenti, alterazioni di gusto, colore o consistenza, irrancidimento. Per i prodotti con data di scadenza, invece, vale la data e non il giudizio personale.
Perché su alcune confezioni c’è solo il mese o solo l’anno?
Perché il formato dipende dalla durata: giorno e mese sotto i tre mesi, mese e anno fra tre e diciotto, soltanto l’anno oltre i diciotto mesi. Una confezione che riporta solo l’anno indica un prodotto a lunghissima conservazione, non un’informazione approssimativa.
Si possono donare alimenti oltre il termine minimo?
Sì: la legge 166/2016 prevede che gli alimenti, anche oltre il termine minimo, possano essere donati a condizione che siano correttamente conservati e che l’imballaggio a contatto con l’alimento sia integro. È il presupposto su cui opera la rete di recupero alimentare.
Ho comprato un prodotto scaduto: che faccio?
Conserva il prodotto e lo scontrino, fotografa la confezione con la data visibile e chiedi al punto vendita sostituzione o rimborso. Se non viene accolta, o se il problema riguarda più prodotti, segnala all’azienda sanitaria territoriale, competente sulla vigilanza igienico sanitaria.
I prodotti scontati vicini alla data sono regolari?
Sì, vendere a prezzo ridotto un prodotto prossimo al termine minimo è legittimo, purché l’informazione sia chiara. Non è legittima invece la vendita, anche scontata, di un prodotto oltre la data di scadenza: sono due situazioni che vengono spesso confuse.
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