Una lettera dell’azienda sanitaria comunica che l’esenzione usata negli ultimi tre anni non spettava, e chiede la restituzione dei ticket non pagati, con una sanzione. Chi la riceve di solito non ha ingannato nessuno: ha continuato a usare un codice che gli era stato riconosciuto, senza accorgersi che un requisito era cambiato. È la situazione più frequente in questa materia, e si previene con un controllo che richiede dieci minuti all’anno.
Le esenzioni dal ticket si dividono in tre famiglie: per reddito, con i codici E01, E02, E03 ed E04, per patologia cronica o malattia rara, con i codici stabiliti a livello ministeriale, e per invalidità, in base alla percentuale riconosciuta. Le esenzioni per reddito sono verificate in via automatizzata attraverso l’Agenzia delle Entrate e il Sistema Tessera Sanitaria; quando i dati non risultano si può presentare un’autocertificazione, che ha validità annuale. L’esenzione decade quando vengono meno i requisiti, e in caso di uso non dovuto l’azienda recupera le somme e può applicare sanzioni; una dichiarazione mendace rileva anche ai sensi dell’articolo 76 del decreto del Presidente della Repubblica 445/2000.
Le esenzioni per reddito
Il codice E01 riguarda i minori di sei anni e le persone con più di sessantacinque anni, entro un limite di reddito familiare.
Il codice E02 riguarda i disoccupati e i loro familiari a carico, con un limite di reddito familiare più basso, elevato in presenza del coniuge e con un incremento per ogni figlio a carico.
Il codice E03 riguarda i titolari di assegno sociale e i loro familiari a carico.
Il codice E04 riguarda i titolari di pensione al minimo con più di sessant’anni e i loro familiari a carico, entro il limite previsto per la seconda categoria.
Le soglie in euro le abbiamo verificate su una pagina sanitaria regionale, che le riconduce all’articolo 8, comma 16, della legge 537/1993 e successive modifiche: 36.151,98 euro di reddito familiare per il codice E01, e 8.263,31 euro per i codici E02 ed E04, elevati a 11.362,05 euro in presenza del coniuge, con un incremento di circa 516 euro per ogni figlio a carico.
Due avvertenze che contano più delle cifre. La prima: sono valori stabiliti dalla norma nazionale, non percentuali che si ricalcolano, quindi quello che cambia ogni anno non è la soglia ma la verifica del tuo reddito, che l’Agenzia delle Entrate aggiorna annualmente. La seconda: ogni regione aggiunge codici propri, per esempio per i lavoratori colpiti dalla crisi o per i figli nelle famiglie numerose, e definisce il periodo di validità dell’esenzione, che nella regione che abbiamo consultato va dal 1 aprile al 31 marzo dell’anno successivo. Prima di presentare una dichiarazione, quindi, le cifre nazionali servono a orientarsi e la pagina della tua azienda sanitaria serve a decidere.
Le altre esenzioni
Per patologia cronica, con i codici numerici previsti a livello nazionale, che danno diritto alla gratuità soltanto per le prestazioni correlate a quella patologia, non per tutte.
Per malattia rara, con i codici specifici stabiliti dal Ministero della salute.
Per invalidità civile, di guerra o per servizio, con un’estensione che dipende dalla percentuale e dal tipo di riconoscimento.
Per gravidanza, con le prestazioni previste dai protocolli.
E per prevenzione, come gli screening oncologici secondo i programmi regionali.
Il malinteso più comune riguarda la prima categoria: l’esenzione per patologia non copre qualunque prestazione, ma solo quelle collegate. Chiedere al momento della prenotazione se la prestazione è coperta dal proprio codice evita quasi tutti i problemi successivi.
Come si ottiene e come si mantiene
Per il reddito il percorso è automatizzato: se i dati risultano, il diritto è registrato sulla tessera sanitaria. Se non risultano, si presenta l’autocertificazione all’azienda sanitaria, al CUP o al medico di medicina generale, con validità annuale.
Per patologia e invalidità serve la certificazione, con l’eventuale verbale, e il codice viene registrato sulla tessera.
La parte che quasi nessuno fa è il mantenimento: le variazioni dei requisiti vanno comunicate tempestivamente. Un figlio che non è più a carico, una nuova occupazione, un reddito che supera la soglia, una revisione dell’invalidità: ognuna di queste cose fa decadere l’esenzione, e il sistema non si aggiorna da solo in tuo favore.
Il consiglio pratico è uno: una volta all’anno, quando arriva la dichiarazione dei redditi, verifica se il codice che usi è ancora corretto. Dieci minuti lì valgono più di qualunque ricorso dopo.
Se arriva una richiesta di recupero
Leggi che cosa viene contestato: il periodo, le prestazioni, il codice ritenuto non spettante e il motivo.
Verifica i requisiti anno per anno, perché capita che l’esenzione fosse spettante per una parte del periodo e non per tutto: in quel caso l’importo da restituire è minore di quello richiesto.
Controlla se sei stato tu a dichiarare o se il codice era stato registrato in via automatizzata: la differenza incide sulla valutazione della tua posizione, in particolare quando viene contestata una dichiarazione.
Presenta le tue osservazioni per iscritto nei termini indicati nella comunicazione, allegando i documenti che provano i requisiti per i periodi in cui spettavano.
E dove l’importo è rilevante, chiedi la rateizzazione: è un’opzione che quasi sempre esiste e che quasi nessuno chiede.
Una distinzione da tenere ferma: un’esenzione usata in buona fede per un requisito venuto meno è cosa diversa da una dichiarazione falsa, e va trattata come tale anche nella risposta che scrivi.
Che cosa fa lo Sportello +Tutela
Lo Sportello +Tutela di Consumerismo verifica se il codice che usi è quello corretto per la tua situazione e per le prestazioni che ti servono, perché il malinteso sull’esenzione per patologia è la causa più comune dei recuperi. Controlla i requisiti anno per anno quando arriva una richiesta di restituzione, perché la riduzione dell’importo dipende da quella ricostruzione. Distingue i casi di decadenza in buona fede da quelli in cui è contestata una dichiarazione, e imposta la risposta di conseguenza. Prepara le osservazioni nei termini e, dove l’importo è rilevante, la richiesta di rateizzazione. E indica le soglie e i documenti aggiornati per l’anno in corso, invece di quelli che circolano online. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.
Quali documenti servono
La comunicazione ricevuta con la data, la tessera sanitaria con i codici registrati, le dichiarazioni dei redditi degli anni contestati, la documentazione dello stato di disoccupazione o della pensione, i certificati e i verbali di invalidità con le eventuali revisioni, le autocertificazioni presentate e le ricevute delle prestazioni fruite.
Tempi realistici e possibili esiti
Le osservazioni che documentano i requisiti per una parte del periodo contestato ottengono di regola una riduzione dell’importo, in tempi di settimane o pochi mesi. Dove i requisiti effettivamente non c’erano, il recupero delle somme è dovuto e la partita si gioca sulla sanzione e sulla rateizzazione: va detto subito, perché impostare una difesa di merito senza basi fa solo perdere tempo. Le contestazioni che riguardano dichiarazioni mendaci hanno conseguenze più serie e vanno affrontate con assistenza. Lo Sportello verifica i requisiti e prepara le osservazioni, senza garantire l’esito.
Per approfondire: Ministero della salute · Sistema Tessera Sanitaria · pagina sanitaria regionale sull’esenzione per reddito · decreto del Presidente della Repubblica 445/2000 · scheda sul ticket sanitario e sui codici di esenzione
Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.
Domande frequenti
Quali sono i codici di esenzione per reddito?
E01 per i minori di sei anni e gli over sessantacinque entro un limite di reddito familiare, E02 per i disoccupati e i familiari a carico, E03 per i titolari di assegno sociale, E04 per i titolari di pensione al minimo con più di sessant’anni. Le soglie si aggiornano ogni anno.
Quanto sono le soglie di reddito?
Non le riportiamo volutamente: sono aggiornate ogni anno sulla base degli indici statistici e le ricostruzioni che circolano online restano indietro. Il valore da usare è quello pubblicato dalla tua regione o dalla tua azienda sanitaria per l’anno in corso, da verificare prima di dichiarare qualunque cosa.
Ho l’esenzione per una patologia: non pago nulla?
No, ed è il malinteso più comune: l’esenzione per patologia cronica copre soltanto le prestazioni correlate a quella patologia, non tutte. Chiedere al momento della prenotazione se quella prestazione rientra nel tuo codice evita quasi tutti i problemi successivi.
Devo comunicare se cambia qualcosa?
Sì, e tempestivamente: un figlio che non è più a carico, una nuova occupazione, un reddito oltre la soglia o una revisione dell’invalidità fanno decadere l’esenzione. Il sistema non si aggiorna da solo in tuo favore, e il controllo arriva dopo, con la richiesta di restituzione.
Mi chiedono di restituire i ticket di tre anni: che faccio?
Verifica i requisiti anno per anno, perché spesso l’esenzione spettava per una parte del periodo e in quel caso l’importo da restituire è minore. Presenta le osservazioni per iscritto nei termini indicati, con i documenti, e se la somma è rilevante chiedi la rateizzazione: di regola è prevista.
Rischio una denuncia?
Una cosa è un’esenzione usata in buona fede dopo che un requisito è venuto meno, un’altra è una dichiarazione falsa, che rileva anche ai sensi dell’articolo 76 del d.P.R. 445/2000 con revoca, rimborso ed eventuale procedimento penale. La distinzione va fatta valere nella risposta che scrivi.
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