Avvisi del Comune, TARI su immobili non utilizzati, IMU su pertinenze e comodati: gli errori più frequenti dei tributi locali e come si contestano.
Gli avvisi dei Comuni arrivano spesso a distanza di anni e riguardano importi non enormi presi singolarmente, ma che sommati su più annualità diventano rilevanti. Sono anche gli atti in cui gli errori sono più frequenti, perché si basano su banche dati non sempre aggiornate: superfici sbagliate, immobili non più posseduti, occupanti che se ne sono andati, agevolazioni non applicate. Vale quasi sempre la pena controllare prima di pagare.
Gli avvisi di accertamento dei tributi locali devono essere notificati entro i termini di decadenza previsti dalla legge e contenere la motivazione e gli elementi di calcolo. Gli errori più frequenti riguardano superfici, soggetti passivi, periodi di possesso o occupazione e agevolazioni non applicate, e si contestano con istanza al Comune e, nei termini, con ricorso.
La superficie considerata, che spesso è quella catastale e non quella effettivamente calpestabile secondo i criteri applicabili, o comprende locali che non producono rifiuti. Il numero degli occupanti, aggiornato con ritardo rispetto ai movimenti anagrafici. Gli immobili non utilizzati e privi di allacciamenti alle utenze, per i quali molti regolamenti comunali prevedono esclusioni o riduzioni al ricorrere di condizioni da documentare. Le riduzioni previste dal regolamento comunale, per compostaggio, distanza dai punti di raccolta, uso stagionale, che vanno richieste e non vengono applicate d’ufficio. E le doppie imposizioni su immobili già dichiarati da altri.
Il soggetto passivo: dopo una vendita, una successione o una separazione con assegnazione della casa, l’obbligo può gravare su una persona diversa da quella a cui l’avviso è indirizzato. Il periodo di possesso, calcolato per mesi secondo le regole. La classificazione dell’immobile e le pertinenze, che seguono limiti precisi per categoria. Le agevolazioni non applicate: comodato gratuito a parenti in linea retta al ricorrere delle condizioni, immobili concessi in locazione a canone concordato, casi di esenzione previsti dalla normativa o dal regolamento comunale. Molte agevolazioni richiedono una comunicazione o una dichiarazione: la mancata presentazione è il motivo più frequente per cui non vengono riconosciute.
Gli avvisi di accertamento dei tributi locali devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati: lo stabilisce l’articolo 1, comma 161, della legge 296 del 2006, e lo stesso termine vale per contestare o irrogare le sanzioni. Conta la data di spedizione dell’avviso, non quella in cui lo ricevi. Un avviso notificato oltre il termine è illegittimo: è la prima verifica da fare, prima ancora del merito, perché è documentale e risolutiva. Attenzione a non confondere decadenza e prescrizione: la prima riguarda il potere di accertare, la seconda il diritto a riscuotere quanto già accertato, e hanno regole e termini diversi.
Prima leggi la motivazione e gli elementi di calcolo, che l’avviso deve contenere. Poi controlla la decadenza, il soggetto passivo, i dati di superficie e di possesso, le agevolazioni spettanti. Se l’errore è documentale, presentare istanza in autotutela al Comune con le prove, atto di vendita, visura catastale, certificato anagrafico, contratto registrato. In parallelo, e questo è il punto decisivo, segna il termine per il ricorso e non lasciarlo scadere, perché l’istanza al Comune non lo sospende. Molti Comuni hanno anche uno sportello per il riesame, utile ma soggetto alla stessa avvertenza.
Chi si accorge di non aver versato, o di aver versato meno, può regolarizzare spontaneamente prima dell’accertamento con il ravvedimento operoso, versando imposta, interessi e una sanzione ridotta in misura crescente con il tempo trascorso. È una strada che conviene quando l’omissione è reale, perché riduce sensibilmente il costo. Non conviene invece quando l’obbligo è dubbio: regolarizzare significa riconoscere il debito. Anche qui, la verifica viene prima.
Una famiglia riceve avvisi TARI per quattro annualità su un immobile ereditato, disabitato e senza allacciamenti. Il regolamento comunale prevede l’esclusione per i locali inutilizzabili al ricorrere di condizioni documentabili. Con le attestazioni di cessazione delle utenze e una perizia sullo stato dell’immobile, presenta istanza al Comune e, nei termini, il ricorso. Il Comune annulla in autotutela tre annualità e riduce la quarta. Il ricorso, già predisposto, non viene depositato.
Lo Sportello +Tutela di Consumerismo esamina la cartella o l’atto ricevuto, ne verifica la notifica, i termini e il contenuto, e richiede l’estratto di ruolo per ricostruire l’intera posizione debitoria. Se emergono vizi, atti mai notificati, importi già pagati, definizioni agevolate non registrate o annualità prescritte, prepara l’istanza di annullamento in autotutela all’ente creditore e all’agente della riscossione e ti indica se e come procedere con il ricorso, che va proposto nei termini e con l’assistenza tecnica dove necessaria. Se il debito è dovuto, ti assiste nella richiesta di rateizzazione o nell’accesso alle definizioni agevolate quando previste, valutando la sostenibilità del piano. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.
Gli avvisi ricevuti con le buste e le date di notifica, le visure catastali e gli atti di provenienza degli immobili, i certificati anagrafici e di stato di famiglia, le attestazioni di attivazione o cessazione delle utenze, i contratti di locazione o comodato registrati, le ricevute dei versamenti, il regolamento comunale del tributo.
Le istanze in autotutela ai Comuni per errori documentali ricevono risposta in tempi variabili e producono annullamenti frequenti quando le prove sono complete; non sospendono però i termini per il ricorso, che va valutato in parallelo. Il ricorso segue i tempi della giustizia tributaria. Lo Sportello verifica decadenza, dati e agevolazioni e prepara l’istanza, indirizzandoti all’assistenza tecnica per il ricorso.
Per approfondire: Statuto del contribuente · Agenzia delle entrate
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Dipende dal regolamento comunale e dalle condizioni dell’immobile: molti regolamenti prevedono esclusioni o riduzioni per i locali inutilizzabili o privi di allacciamenti, da documentare. La mera assenza di residenti di regola non basta. Procurati le attestazioni di cessazione delle utenze e leggi il regolamento del tuo Comune.
Controlla il periodo a cui si riferisce e il soggetto passivo per quelle annualità: dopo una vendita l’obbligo grava sul nuovo proprietario dal momento previsto dalle regole. Presenta istanza con l’atto di vendita e la visura, e in parallelo controlla il termine per il ricorso, che l’istanza non sospende.
Molte agevolazioni richiedono una comunicazione o una dichiarazione, e la mancata presentazione è il motivo più frequente del mancato riconoscimento. Verifica se nel tuo caso l’adempimento era richiesto e se ricorrevano tutte le condizioni: la disciplina è puntuale e le condizioni sono cumulative.
Controlla subito la decadenza: il Comune deve notificare l’avviso entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui il versamento andava fatto. Oltre quel termine l’atto è illegittimo, ed è una contestazione documentale e risolutiva. Non confondere la decadenza, che riguarda il potere di accertare, con la prescrizione, che riguarda il diritto di riscuotere.
Conviene quando l’omissione è reale e vuoi chiuderla, perché riduce sensibilmente la sanzione in misura crescente con il tempo trascorso. Non conviene quando l’obbligo è dubbio o l’atto contestabile, perché regolarizzare spontaneamente significa riconoscere il debito e rinunciare a farlo valere. Come sempre in questa materia, la verifica della posizione viene prima del pagamento.
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