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Cibo buttato, soldi persi

In Italia oltre 5 milioni di tonnellate di alimenti finiscono sprecati lungo la filiera. Nelle case il conto supera i 7 miliardi di euro. Perché compriamo più di quanto mangiamo e cosa possiamo fare per cambiare abitudini?

Ogni settimana ciascun italiano getta mediamente 554 grammi di cibo, circa 80 grammi al giorno. Può sembrare poco, ma moltiplicato per milioni di persone e per 365 giorni diventa un problema enorme: nel 2026 lo spreco alimentare in Italia supera i 5 milioni di tonnellate e vale complessivamente oltre 13,5 miliardi di euro. Di questi, circa 7,3 miliardi sono riconducibili allo spreco domestico.

Sono i dati diffusi dall’Osservatorio Waste Watcher International in occasione della settima Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, celebrata il 29 settembre e istituita dalle Nazioni Unite.

Il dato italiano è migliorato rispetto al 2025, con una riduzione del 10,3%, ma resta lontano dal traguardo indicato per il 2030.

Perché compriamo più cibo di quanto mangiamo?

Una parte dello spreco nasce ancora prima di arrivare alla cassa del supermercato. Compriamo senza aver controllato frigorifero e dispensa, ci lasciamo convincere da offerte e formati convenienza, acquistiamo confezioni troppo grandi rispetto alle nostre esigenze oppure programmiamo male i pasti.

C’è poi un dato interessante che emerge dal Rapporto Waste Watcher 2026: il 30% delle famiglie dichiara di acquistare quantità superiori alle proprie necessità per paura di non avere abbastanza cibo.

Il risultato è paradossale: in un periodo in cui il prezzo della spesa pesa fortemente sui bilanci familiari, una parte di quello che acquistiamo con i nostri soldi finisce direttamente nei rifiuti.

È davvero tutta colpa dei consumatori?

No. I comportamenti individuali contano, ma sarebbe semplicistico attribuire tutta la responsabilità ai consumatori.

Lo spreco può essere favorito anche dal modo in cui acquistiamo e troviamo confezionati e commercializzati gli alimenti: promozioni che incoraggiano l’acquisto di quantità maggiori, formati poco adatti ai nuclei piccoli, difficoltà nella conservazione e scarsa comprensione delle informazioni riportate sulle confezioni.

E soprattutto il cibo viene perso e sprecato lungo tutta la filiera.

Secondo la FAO, circa il 13% del cibo prodotto nel mondo viene perso dopo il raccolto e prima di raggiungere il commercio al dettaglio. A questo si aggiunge il 19% del cibo disponibile ai consumatori che viene sprecato tra famiglie, ristorazione e distribuzione: circa 1,05 miliardi di tonnellate.

Di questo spreco, secondo le stime UNEP, il 60% avviene proprio nelle abitazioni, il 28% nella ristorazione e il 12% nella vendita al dettaglio.

Quanto ci costa quello che buttiamo?

In Italia lo spreco alimentare lungo l’intera filiera vale oltre 13,5 miliardi di euro. Più della metà del valore economico, circa 7,3 miliardi, è riconducibile alle nostre case.

Ma il prezzo che paghiamo non è soltanto quello scritto sullo scontrino.

Quando buttiamo una mela, un pomodoro o una fetta di pane, insieme a quel prodotto perdiamo anche l’, il terreno, l’energia, il lavoro, il trasporto e le risorse impiegate per produrlo e farlo arrivare fino alla nostra tavola.

A livello mondiale, secondo FAO e UNEP, le perdite e gli sprechi alimentari contribuiscono per circa il 10% alle emissioni globali di serra. Ogni anno viene inoltre sprecato cibo per un valore superiore a mille miliardi di dollari.

Dove si spreca lungo la filiera?

Il sacchetto dell’umido di casa è soltanto l’ultimo passaggio di una catena molto più lunga.

Gli alimenti possono andare persi già durante la produzione agricola e dopo il raccolto, per problemi di conservazione, stoccaggio o trasporto. Altri sprechi si verificano durante la trasformazione, nella distribuzione, nei supermercati e nella ristorazione, fino ad arrivare nelle nostre cucine.

Nell’Unione europea vengono generati ogni anno oltre 58 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, pari a circa 129 chili per abitante. Secondo i dati Eurostat richiamati dalla Commissione europea, il 53% proviene dalle famiglie, il 19% dall’industria alimentare, l’11% dalla ristorazione e dai servizi alimentari, l’8% dalla distribuzione e il 10% dalla produzione primaria.

Numeri che mostrano come il consumatore abbia una responsabilità importante, ma non sia l’unico soggetto chiamato a intervenire.

“Da consumarsi preferibilmente entro” significa che devo buttarlo?

No, ed è probabilmente una delle informazioni più importanti per ridurre lo spreco domestico.

“Da consumare entro” e “da consumarsi preferibilmente entro” hanno significati diversi.

La dicitura “da consumare entro” riguarda alimenti rapidamente deperibili e indica una data legata alla sicurezza del prodotto.

“Da consumarsi preferibilmente entro”, invece, indica il termine minimo di conservazione: superata quella data, un alimento correttamente conservato può aver perso alcune caratteristiche qualitative, come fragranza o consistenza, ma non diventa automaticamente un alimento da buttare.

La confusione costa cara. Uno studio della Commissione europea ha stimato che fino al 10% dello spreco alimentare prodotto ogni anno nell’Unione europea possa essere collegato proprio alla gestione e alla comprensione delle date indicate sulle confezioni.

Cosa possiamo fare concretamente?

La prima regola è tanto semplice quanto efficace: prima di fare la spesa bisogna guardare cosa abbiamo già.

Programmare qualche pasto, preparare una lista, controllare le scadenze e acquistare quantità compatibili con il numero di persone che vivono in casa evita molti acquisti inutili.

Nel frigorifero conviene mettere davanti ciò che deve essere consumato prima e spostare dietro i prodotti appena acquistati. Il freezer può diventare uno strumento importante per salvare gli alimenti che sappiamo di non riuscire a consumare in tempo.

Anche le offerte meritano qualche secondo di riflessione in più: un prodotto comprato a metà prezzo e poi buttato non è un affare.

E gli avanzi possono spesso diventare ingredienti del pasto successivo invece di finire nella pattumiera.

Ridurre lo spreco alimentare parte quindi da gesti molto piccoli. Per i consumatori vuol dire anche recuperare una parte di quei miliardi di euro che ogni anno, insieme al cibo, finiscono nei rifiuti.

Dati raccolti ed elaborati dall’Osservatorio Consumerismo. Fonti: Osservatorio Waste Watcher International 2026; FAO, International Day of Awareness of Food Loss and Waste 2026; UNEP, Food Waste Index; Commissione europea, Food Waste e Date Marking; Eurostat.

Barbara Molinario

Barbara Molinario è giornalista ed esperta di comunicazione, con oltre venticinque anni di esperienza. Opinionista indipendente, interviene su temi legati alla sostenibilità, ai consumi e alla tutela dei consumatori. Collabora con numerose testate giornalistiche, agenzie stampa, web, radio e TV nazionali tra cui Tg1, Tg2, Tg3, Uno Mattina, Agorà, Restart, Mi Manda Rai3, Mattino 5, Tg Poste, e tante altre. Speaker radiofonica; esperta di moda e costume, è direttrice del magazine Fashion News Magazine. Segretaria generale dell’associazione Consumerismo no profit, si occupa di promozione dei diritti dei cittadini e sensibilizzazione sociale. È inoltre Presidente dell’associazione Road to green 2020, con cui promuove la sostenibilità ambientale attraverso il forum internazionale “La città del futuro” e il contest #roadtogreen, che valorizza artisti, designer e innovatori. Con il progetto Road to pink da voce alle donne ed è attivamente impegnata nella lotta contro la violenza di genere. Project manager, progettista di interventi per privati e bandi pubblici, opera nei settori dell’impresa e del sociale, sviluppando iniziative ad alto impatto culturale, ambientale ed educativo. È attivista nel campo della tutela e formazione dei minori, conta all’attivo progetti come Legal Love e Mangio dopo, che affrontano temi legati al benessere psico-fisico dei più giovani, collaborando con scuole e istituzioni pubbliche. Docente di comunicazione, ufficio stampa, pubbliche relazioni e organizzazione eventi, è amministratore della società DBG Management & Consulting srl ed è tra i soci fondatori del Convention Bureau Roma e Lazio. È stata per anni attiva nel sistema Confindustria. Tra le sue pubblicazioni e produzioni: Combattere il cyberbullismo. Riconoscere le Fake News. Gestire gli haters. Zero, il libretto interattivo contro lo spreco del cibo. Riciclare è un’arte; Sostenibilità nell’industria della moda, tra nuovi trend, falsi miti.

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