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Meta ci vede tutti cojoni, giornalisti e genitori. E il Governo chiede aiuto ma solo per gli account

Il curioso tempismo di Meta, che mentre a Bruxelles riceveva contestazioni formali sulla protezione dei minori, a Milano intratteneva le famiglie con consigli pedagogici sui genitori « giardinieri ». La ridicola idea che la sicurezza online dei nostri figli dipenda solo dal dialogo a tavola, quando persino una dodicenne può aggirare i loro sistemi con un semplice clic sulla data di nascita. Da non dimenticare il viavai di lobbisti delle piattaforme tra i corridoi di Chigi e Montecitorio, suggerendo che forse, tra un account da sbloccare e una consulenza tecnica, si sia perso di vista il dovere di regolare seriamente queste piattaforme. Non è un attacco, è un invito a smettere di trattarci come se non capissimo il gioco: meno talk show e più responsabilità reale per chi gestisce gli algoritmi. Vogliamo parlare delle feste e cene dove partecipano in massa collaboratori, parlamentari e sottosegretari? Oppure i casi in cui se si blocca un account di un parlamentare si mobilitano tutte le alte sfere dei lobbyer italiani di META?

Mentre a Bruxelles la Commissione Europea metteva nero su bianco che Meta fa poco o nulla per tenere i bambini sotto i 13 anni fuori dai suoi recinti, a Milano andava in scena la recita parrocchiale del “family show”. Il 30 aprile 2026, Mark Zuckerberg ha indossato il grembiule da educatore alternativo per propinarci “Family Chat”. Niente esperti di algoritmi o legali pronti a spiegare come mai il sistema è programmato per drenare dopamina dai cervelli adolescenti. No, sul palco c’era la famiglia Caressa-Parodi, macava solo la famiglia che “Dona” per una chiacchierata da salotto. Il messaggio? Il problema non è il nostro codice, siete voi genitori che non sapete dialogare. Sarebbe bello conoscere il budget di questo evento e a chi sono stati pagati i cachet per farsi un’idea!

La supercazzola pedagogica di Meta è sublime: il genitore non deve essere un « falegname » che modella, ma un « giardiniere » che osserva la pianta crescere. Peccato che nessuno abbia spiegato al giardiniere cosa fare quando la sua piantina viene inondata, ogni santa notte, da un idrante di notifiche e scroll infiniti progettati per creare dipendenza. È lo scaricabarile perfetto: io ti vendo la slot machine, ma se tuo figlio ci si gioca la paghetta è perché non gli hai spiegato bene il concetto di risparmio.

La realtà di Bruxelles e i “giardini” di Palazzo Chigi

A Bruxelles la musica è diversa. La valutazione dei rischi di Meta è stata definita « incompleta e arbitraria ». I dati dicono che oltre il 10% dei minori di 13 anni abita stabilmente su Instagram e Facebook. Segnalare un abuso? Un labirinto di sette clic progettato per farti desistere. Se riesci nell’impresa, spesso non succede nulla. La sanzione potenziale è di 12 miliardi di euro, ma Meta preferisce investire in talk show rassicuranti mentre i suoi lobbisti, come dicono molti uccellini ben informati, sembrano aver preso la residenza a Palazzo Chigi.

Si dice che il viavai tra gli uffici del Governo e i rappresentanti di Mark Zuckerberg sia costante. Pare ci sia sempre qualche account istituzionale o di “amici degli amici” da sbloccare e li subito i solerti amministratori delle piattaforme decidono di dare una mano. È il fascino della democrazia algoritmica: la politichetta che dovrebbe regolare il colosso è lo stesso che, a quanto pare, ne cerca il supporto tecnico per non restare al buio sui social durante la prossima campagna elettorale. E li a quanto pare(sempre secondo gli uccellini), anche per la poca distanza dagli uffici, i lobbisti di META in Italia corrono immediatamente a dare una mano.

Il dodicenne che umilia il colosso da miliardi di dollari

Parlo per esperienza diretta, senza filtri. Mia figlia, dodicenne, vive in un regime di controllo parentale che nemmeno Alcatraz. Tempo contato, blocchi attivi, dialogo costante. Risultato? Bypassa tutto con una facilità imbarazzante. Non serve una laurea ad Harvard: basta cambiare la data di nascita durante la registrazione. Se un ragazzino può ridicolizzare i sistemi di sicurezza di un impero globale, la verità è una sola: a Meta conviene che sia così. Come dice lo psicologo Alberto Pellai, contro l’ingaggio dopaminergico di queste macchine, i “timer” dei genitori sono armi spuntate.

Il silenzio degli innocenti (e dei giornalisti)

Il tocco finale di questa farsa è il silenzio della stampa. Con i giganti del web che drenano il 59% della pubblicità italiana, i grandi quotidiani hanno un incentivo economico formidabile a non disturbare il manovratore. Così, l’evento milanese viene trattato come una notizia di servizio sui « consigli utili », ignorando che avveniva lo stesso giorno di un’accusa formale di violazione dei trattati europei. Mentre il Governo Meloni ipotizza di multare i genitori — punendo la vittima anziché il carnefice — noi di Consumerismo continuiamo a osservarli da vicino, prima o poi la banana li farà scivolare. Non siamo cojoni, e la nostra pazienza verso tutto questo è finita.

Luigi Gabriele

Presidente di Consumerismo no Profit, e responsabile editoriale di Consumerismo.it. Segno zodiacale Cancro. Laurea in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma (indirizzo politico-amministrativo, per chi ancora crede nelle etichette), giornalista e comunicatore pubblico regolarmente censito nelle rispettive anagrafi di categoria. Ha trascorso gli anni della formazione tra aule accademiche e palazzi del potere, specializzandosi in affari regolatori e relazioni istituzionali, prima di capire che il vero potere risiede nel portafoglio (spesso vuoto) del cittadino. Dal 2008 ha scelto la trincea del sociale come attivista, trasformandosi nell'incubo dei "cartelli" e nella voce fuori dal coro per la tutela dei consumatori. In questo ambito è diventato il volto e la parola delle principali organizzazioni del settore, prestando la propria expertise a molti gruppi di lavoro del Ministero dello Sviluppo Economico e alle Commissioni Parlamentari, dove tenta quotidianamente di tradurre i testi legislativi in una lingua comprensibile ai comuni mortali. Conoscitore anche dei gossip, delle autorità di vigilanza e regolazione italiane, dove ne analizza regolazione, posizioni e sopratutto comportamento. Vive un'ossessione cromatica per l'arancione e il blu scuro, colori eletti a divisa d'ordinanza tra cravatte, braccialetti e stemmi, nonché pantone ufficiale di Consumerismo No Profit, la lobby indipendente dei consumatori italiani di cui è Presidente. L'arancione è anche il tratto distintivo della sua Fiat 500 del 1971 serie L, acquistata per 4.000 euro con i risparmi accumulati in sei anni di mobilità elettrica estrema. Muovendosi tra i palazzi del potere di Roma su una mini bici elettrica, ha infatti evitato 10.000 euro di esborsi tra carburante, bolli e multe: un'operazione che, tra risparmio e rivalutazione dell'auto, ha generato un valore di 14.000 euro. La prova vivente che cambiare un’abitudine è il miglior investimento finanziario possibile. Consulente stabile per i principali media nazionali in materia di economia e consumi, ha la pessima abitudine di dire la verità sui prezzi anche quando non è conveniente per lo share. Quando non è impegnato a difendere i diritti altrui o a pedalare tra i ministeri, si rifugia in montagna per praticare trekking, cercando in quota quell'allineamento tra visione e azione che il livello del mare spesso offusca. Docente di comunicazione pubblica e istituzionale presso il Master di secondo livello in Mangement & Governance della PA dell'Università Niccolò Cusano, insegna ai futuri dirigenti che il senso viene sempre prima della velocità e che la coerenza è l'unica moneta che non svaluta mai. presidenza@consumerismo.it www.luigigabriele.it

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