Il tumore al seno resta il più frequente tra le donne. In Italia circa 60.000 nuove diagnosi l’anno, ma la sopravvivenza è sempre più alta. Screening, controlli e conoscenza del proprio corpo possono fare la differenza. Eppure troppe donne restano ancora fuori dai programmi di prevenzione.
Ottobre si tinge di rosa. Monumenti illuminati, nastri, campagne e iniziative ci ricordano che questo è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Ma dietro il rosa ci sono numeri che riguardano quasi tutte noi: una madre, una sorella, un’amica, una collega. O noi stesse.
Il tumore della mammella è ancora la neoplasia più frequentemente diagnosticata nelle donne in Italia. La campagna Nastro Rosa 2026 della LILT parla di circa 60.000 donne che quest’anno riceveranno una diagnosi e stima che una donna su sette possa sviluppare un tumore al seno nel corso della vita.
Ma c’è anche un altro numero che vale la pena ricordare: la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi ha raggiunto l’88%. In Italia vivono circa 925.000 donne che hanno avuto una diagnosi di tumore della mammella. Negli ultimi decenni, mentre le diagnosi sono aumentate, la mortalità si è progressivamente ridotta. A fare la differenza sono terapie sempre più efficaci, ma anche la capacità di individuare la malattia quando è ancora in una fase iniziale.
I dati dello screening raccontano però un’Italia ancora molto diseguale.
Nel 2025 oltre 4 milioni di donne sono state invitate a sottoporsi alla mammografia attraverso i programmi organizzati. L’adesione corretta è salita al 58,4%, con una differenza evidente tra il 66% del Nord, il 55,9% del Centro e il 47,9% di Sud e Isole. La copertura effettiva attraverso gli esami di screening si ferma complessivamente al 53,1%.
Tradotto: il sistema raggiunge molte donne, ma ancora troppe non arrivano all’appuntamento con la prevenzione. E anche il luogo in cui si vive continua a incidere sull’accesso.
È forse questo uno dei dati sui quali riflettere di più durante il mese rosa. La prevenzione funziona davvero quando è semplice da raggiungere, gratuita, capillare e uguale per tutte.
Il programma nazionale di screening mammografico prevede una mammografia ogni due anni per le donne tra i 50 e i 69 anni. L’invito arriva normalmente dalla propria ASL e tutto il percorso è gratuito: non soltanto la mammografia, ma anche gli eventuali approfondimenti necessari. In diverse Regioni l’offerta è già stata ampliata alla fascia 45-74 anni.
Dal 2026 sono inoltre previste risorse specifiche per rafforzare la prevenzione e ampliare progressivamente lo screening mammografico alle donne tra 45 e 49 anni e tra 70 e 74 anni. La legge di bilancio ha stanziato 238 milioni di euro l’anno per rafforzare i programmi di prevenzione e diagnosi precoce, compresa questa estensione.
Un esempio arriva proprio dal Lazio. In occasione di Ottobre Rosa 2026, la Regione Lazio offre alle donne tra i 45 e i 49 anni la possibilità di effettuare gratuitamente la mammografia durante il mese di ottobre. Per le donne tra i 50 e i 74 anni, invece, l’accesso gratuito ai percorsi di screening è previsto durante tutto l’anno. Un’iniziativa che allarga concretamente la platea della prevenzione e offre un’opportunità anche a chi, per età, non rientra ancora nei programmi ordinari di screening.
La mammografia permette di individuare anche lesioni molto piccole, che non possono ancora essere percepite al tatto. Nel solo 2024 i programmi di screening italiani hanno diagnosticato 10.244 carcinomi: 5,2 ogni mille donne sottoposte all’esame. Tra questi, 2.909 erano tumori invasivi di dimensioni non superiori a 10 millimetri.
Numeri che spiegano meglio di qualsiasi slogan perché presentarsi a quell’appuntamento può essere così importante.
Non esiste un calendario identico per ogni donna. Età, storia familiare, eventuali precedenti patologie e fattori individuali possono modificare il livello di rischio e quindi anche il tipo e la frequenza dei controlli.
Per questo, soprattutto fuori dalle fasce coperte dallo screening organizzato, è importante parlarne con il proprio medico o con uno specialista e stabilire quando iniziare e quali esami siano realmente indicati.
Particolare attenzione deve essere riservata a chi ha una forte familiarità per tumore della mammella o dell’ovaio. Il rapporto I numeri del cancro in Italia 2025 stima che circa il 15% dei tumori mammari abbia una componente eredo-familiare. In presenza di più casi in famiglia, soprattutto in giovane età, sarà il medico a valutare l’opportunità di un percorso specifico e dell’eventuale consulenza genetica.
La campagna LILT 2026 ha scelto di partire da un gesto molto semplice: conoscere il proprio corpo.
L’autopalpazione non sostituisce la mammografia, la visita senologica o gli altri accertamenti indicati dal medico. Serve però a conoscere il proprio seno e ad accorgersi di eventuali cambiamenti.
Un nodulo nuovo, una modifica della forma o delle dimensioni del seno, alterazioni della pelle o del capezzolo, secrezioni insolite o qualsiasi cambiamento persistente non devono provocare panico, ma neppure essere ignorati: vanno riferiti al medico senza aspettare il successivo screening.
Non tutti i fattori di rischio possono essere modificati. L’età, la familiarità o alcune predisposizioni genetiche evidentemente non dipendono dalle nostre scelte.
Su altri, invece, possiamo intervenire.
Il Ministero della Salute indica tra le strategie di prevenzione uno stile di vita attivo, un’alimentazione equilibrata, l’attività fisica regolare, l’astensione dal fumo e la riduzione del consumo di alcol.
Non esistono alimenti miracolosi, integratori o comportamenti capaci di azzerare il rischio. Esistono invece abitudini che, insieme ai controlli appropriati, contribuiscono a ridurlo.
Durante tutto ottobre la LILT organizza attraverso le proprie associazioni territoriali visite senologiche, incontri e iniziative di prevenzione. La rete conta circa 400 ambulatori e spazi dedicati sul territorio nazionale. Per conoscere le iniziative disponibili è possibile rivolgersi anche a SOS LILT, numero verde 800 998877.
La prevenzione passa anche dalla solidarietà. Il 26 ottobre 2026, a Roma, il parrucchiere Cristiano Russo mette a disposizione il suo salone di via Frattina 99 per l’iniziativa “Taglia & Dona”, a sostegno delle donne che affrontano una malattia oncologica.
Chi desidera può donare i propri capelli, che saranno destinati alla realizzazione di parrucche per pazienti oncologiche, in collaborazione con LILT – Associazione Metropolitana di Roma. Per poter essere donati, i capelli devono avere una lunghezza minima di 25 centimetri, essere lavati prima del taglio e avere un colore uniforme, senza mèches.
Per chi partecipa all’iniziativa, taglio e piega sono offerti dal salone. È necessaria la prenotazione al numero 06 69380274.
Un gesto semplice, molto concreto: quello che per una persona è un taglio di capelli può diventare, per un’altra donna, un piccolo aiuto in un momento particolarmente delicato.
Ma la prevenzione non dovrebbe durare il tempo di un nastro rosa.
Se arriva l’invito della ASL, non lasciamolo in un cassetto. Se un controllo è stato rimandato per mesi, prenotiamolo. Se in famiglia ci sono stati diversi casi di tumore al seno o all’ovaio, parliamone con il medico. E se qualcosa nel nostro corpo è cambiato, non aspettiamo ottobre prossimo.
Perché dietro tutte le campagne, le luci rosa e le giornate di sensibilizzazione c’è alla fine una cosa molto concreta: arrivare prima.