CATEGORIA: +Tutela Truffe, telemarketing e pratiche scorrette

Prodotti miracolosi e finte cure: come riconoscerli

Dire che un prodotto cura una malattia, contro il vero, è vietato in ogni caso: i segnali, i rischi per la salute e dove si segnala.

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Un integratore che elimina il dolore articolare in due settimane. Un apparecchio che abbassa la glicemia. Una crema che fa regredire una malattia della pelle. Un protocollo naturale contro un tumore. Cambiano i prodotti, ma la struttura del messaggio è sempre la stessa: una malattia reale, una promessa di guarigione, la testimonianza di chi ce l’ha fatta, e una scorta che sta finendo.

Affermare che un prodotto ha la capacità di curare malattie, disfunzioni o malformazioni, contrariamente al vero, è una pratica commerciale ingannevole vietata in ogni caso dall’articolo 23 del Codice del consumo: non serve valutare il contesto, è illecita in sé. Gli integratori alimentari non possono attribuirsi proprietà di prevenire, curare o guarire una malattia, e le indicazioni sulla salute sono ammesse soltanto se comprese negli elenchi autorizzati a livello europeo.

Il divieto, in concreto

Il Codice del consumo elenca alcune pratiche considerate ingannevoli in ogni caso: fra queste, affermare contrariamente al vero che un prodotto ha la capacità di curare malattie, disfunzioni o malformazioni. Non c’è spazio per la valutazione caso per caso: se l’affermazione è falsa, la pratica è vietata e sanzionabile.

A questo si aggiunge la disciplina degli integratori alimentari, che sono alimenti e non medicinali. La normativa europea di settore, recepita in Italia con il decreto legislativo 169/2004, vieta di attribuire loro proprietà di prevenire, curare o guarire una malattia. E il regolamento europeo 1924/2006 sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute consente l’uso di quelle indicazioni solo se sono comprese negli elenchi autorizzati, con la formulazione approvata.

In pratica: un integratore può dire di contribuire al normale funzionamento di qualcosa, nei limiti dell’indicazione autorizzata. Non può dire che cura. Quando lo dice, non sta esagerando: sta violando due discipline insieme.

Come si riconoscono questi messaggi

Promettono una guarigione. Cura, elimina, risolve, fa regredire, riferiti a una malattia: è la frase che un prodotto non medicinale non può pronunciare, qualunque cosa contenga.

Si appoggiano a testimonianze. Storie di guarigione, prima e dopo, numeri di persone soddisfatte. Le testimonianze non sono prove di efficacia, e molte sono fabbricate: insieme alla pressione sulla decisione rientrano fra le pratiche commerciali su cui l’Autorità antitrust interviene.

Usano un linguaggio medico senza essere medicinali. Protocollo, terapia, principio attivo, brevetto, studi clinici citati senza riferimenti verificabili, camici e stetoscopi nelle immagini.

Raccontano un complotto. La medicina ufficiale non vuole che si sappia, le case farmaceutiche lo nascondono: è lo schema che serve a spiegare in anticipo perché il medico ti dirà di non comprarlo.

Mettono fretta. Ultime scorte, sconto per oggi, offerta riservata a chi guarda questo video fino alla fine.

Vendono solo da un canale. Un sito unico, un numero da chiamare, nessuna presenza in farmacia o nei negozi, nessuna possibilità di confrontare il prezzo.

I danni, che non sono solo economici

Il denaro speso è la parte meno grave. Il danno vero è il ritardo o l’interruzione di una terapia efficace: la persona che rinvia una visita o sospende un farmaco perché sta provando il protocollo naturale perde tempo che in alcune malattie non si recupera.

Ci sono poi i rischi diretti: prodotti non autorizzati acquistati da canali informali possono contenere sostanze non dichiarate o interferire con i farmaci che stai assumendo. Chi vende queste cose non ti chiede che terapie segui, e non per distrazione.

Non cambiare e non sospendere mai una terapia sulla base di un messaggio pubblicitario: la decisione passa dal medico che ti segue, sempre, anche quando il prodotto sembra innocuo.

Le forme più aggressive

Il bersaglio sono le malattie croniche e quelle gravi, dove la frustrazione per i limiti delle terapie disponibili è più forte: dolore cronico, diabete, malattie neurodegenerative, tumori, obesità, infertilità, perdita dei capelli.

Le varianti più gravi sono il contatto diretto a persone malate, con i dati ottenuti da gruppi di sostegno o forum di pazienti, e la vendita a domicilio ad . In questi casi all’inganno si aggiunge l’uso illecito di dati sulla salute, che sono la categoria più protetta, e la pratica è anche aggressiva, non solo ingannevole.

Che cosa fare e dove segnalare

Se hai acquistato online hai il diritto di di quattordici giorni, che non devi motivare. Se la promessa di guarigione ti ha indotto all’acquisto, contesta la pratica ingannevole e chiedi il integrale anche oltre quel termine: per un acquisto con carta puoi chiedere alla banca la procedura di contestazione.

Le segnalazioni che contano sono due. All’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per la pratica commerciale ingannevole: l’Autorità è intervenuta più volte su prodotti di questo tipo, con sanzioni e ordini di cessazione. E al Ministero della Salute, per i prodotti presentati come sanitari o con indicazioni terapeutiche non consentite.

Se il messaggio ti è arrivato dopo che avevi parlato della tua malattia in un gruppo o su un forum, aggiungi la segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali, perché l’uso di dati sulla salute per fini commerciali richiede presupposti rigorosi che in questi casi non esistono.

Conserva tutto prima di segnalare: le pagine spariscono, e con esse le prove. Le schermate della pubblicità, con l’indirizzo e la data, sono la parte più importante del materiale.

Che cosa fa lo Sportello +Tutela

Lo Sportello +Tutela di Consumerismo verifica quali affermazioni del messaggio rientrano nelle pratiche vietate in ogni caso, perché sono quelle su cui la contestazione è più solida e non richiede valutazioni. Prepara la richiesta di rimborso al venditore fondata sull’inganno, e non solo sul recesso, e la contestazione dell’addebito alla banca o al circuito di pagamento quando l’acquisto è stato pagato con carta. Predispone la segnalazione all’Autorità antitrust e quella al Ministero della Salute, e quella al Garante quando i dati sulla salute sono stati usati per raggiungerti. Per i casi che riguardano molte persone raccoglie le posizioni in forma collettiva, che su questi prodotti è la strada più efficace. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.

Quali documenti servono

Le schermate della pubblicità e delle pagine di vendita con l’indirizzo e la data, il materiale ricevuto con il prodotto, la conferma d’ordine e la ricevuta di pagamento, le comunicazioni scambiate con il venditore, la confezione con le indicazioni riportate e, se c’è stato un contatto telefonico, data, numero e quanto ti è stato detto.

Tempi realistici e possibili esiti

La richiesta di rimborso al venditore ha esiti variabili e molti di questi operatori hanno sede all’estero o cambiano denominazione: la contestazione dell’addebito presso la banca, quando l’acquisto è stato pagato con carta, è di regola la strada più rapida. Le segnalazioni all’Autorità antitrust e al Ministero hanno tempi più lunghi e producono effetti generali, come l’oscuramento dei siti e le sanzioni. Lo Sportello prepara le richieste e le segnalazioni, senza garantire il recupero delle somme da venditori non rintracciabili.

Per approfondire: Codice del consumo · Autorità garante della concorrenza e del mercato · Ministero della Salute

Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.

Domande frequenti

Un integratore può dire di curare una malattia?

No. Gli integratori sono alimenti, non medicinali, e non possono attribuirsi proprietà di prevenire, curare o guarire una malattia; le indicazioni sulla salute sono ammesse solo se comprese negli elenchi autorizzati a livello europeo. Affermare il falso sulla capacità di curare è inoltre una pratica ingannevole vietata in ogni caso.

Il prodotto ha funzionato per altre persone: come fai a dire che non funziona?

Le testimonianze non dicono nulla sull’efficacia, perché molte malattie hanno andamenti variabili, le terapie in corso agiscono insieme al prodotto e le storie negative non vengono pubblicate. Molte testimonianze sono poi fabbricate. L’efficacia si dimostra con studi controllati, che per questi prodotti di regola non esistono.

Ho sospeso una terapia per provare un prodotto naturale.

Parlane subito con il medico che ti segue, senza aspettare il prossimo controllo e senza timore di essere giudicato: la ripresa tempestiva è l’unica cosa che conta ora. Non sospendere né modificare mai una terapia sulla base di un messaggio pubblicitario, e dì al medico esattamente che cosa hai assunto, perché alcuni prodotti interferiscono con i farmaci.

Posso avere il rimborso se ho comprato online?

Hai quattordici giorni di recesso senza dover dare motivazioni. Oltre quel termine, se l’acquisto è stato indotto da una promessa di guarigione, contesta la pratica ingannevole e chiedi il rimborso su quella base. Se hai pagato con carta, chiedi alla banca la procedura di contestazione dell’addebito, che spesso è la via più rapida.

Mi hanno chiamato proprio per la malattia che ho: come lo sapevano?

I dati circolano da gruppi di sostegno, forum di pazienti, moduli compilati per informazioni o questionari sulla salute. L’uso di dati sulla salute per fini commerciali richiede presupposti rigorosi che in questi casi non esistono: è un trattamento illecito e si segnala al Garante, anche se non hai comprato nulla.

Dove segnalo una pubblicità che promette guarigioni?

All’Autorità antitrust per la pratica commerciale ingannevole, allegando le schermate con indirizzo e data, e al Ministero della Salute per i prodotti presentati come sanitari o con indicazioni terapeutiche non consentite. Conserva le prove prima di segnalare, perché queste pagine vengono rimosse e sostituite rapidamente.

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