Eni l'ha chiamata «Eni per l'Italia». Ma è durata meno della scadenza delle uova
Lo avevamo empiamente previsto il 28 settembre , lo sconto lo stavano pagando i contribuenti non le compagnie. Come avevamo avvisato il Governo con una lettera aperta alla presidente Meloni in questo redazionale.
Adesso non servono più e parole ognuno si assumerà le sue responsabilità, si sa che le aziende non Votano, e queste in particolare(le aziende partecipate italiane) se votano (muovono circa 150.000 voti in tutto il Paese), comunque votano a sinistra dopo 50 anni di lottizzazione sindacale e di correnti, figuriamoci se aiutano questo Governo. Anzi io mi farei una domanda: ma non è che è tutto calcolato?
I comunicati sono due. Il 25 settembre arriva il tetto ai carburanti, presentato come un gesto di solidarietà verso il Paese. Il 29 settembre arriva lo sconto del 30% sulle bollette: Eni scrive che lo concede «facendosi così carico dei recenti aumenti dei costi di approvvigionamento». Il Governo applaude entrambe le volte.
Poi sono arrivati i numeri. Il tetto sul gasolio a 2,19 euro è durato otto giorni. Lo sconto sulle bollette lascia il prezzo finale dove stava il giorno prima. In questa partita Eni ha segnato due volte: una ai cittadini e una al Governo che faceva il tifo, e che ora si ritrova con il problema intatto e il conto da pagare.
Dal 28 settembre Eni ha fissato il gasolio a un massimo di 2,19 euro al litro per 30 giorni. In quel momento lo Stato pagava ancora uno sconto sulle accise di 6,1 centesimi al litro. Il 6 ottobre lo sconto è scaduto e il decreto sulle accise mobili non è arrivato. Lo stesso giorno Eni ha alzato di sei centesimi il prezzo consigliato: il tetto è passato da 2,19 a 2,25 euro.
Il conto è semplice. Lo Stato toglie 6 centesimi di sconto, il tetto sale di 6 centesimi. Su un pieno da 50 litri sono 3 euro in più, tutti a carico dell’automobilista. L’azienda non ha assorbito nemmeno un centesimo del rincaro fiscale.
Nel comunicato la condizione c’è: al secondo capoverso Eni scrive che il tetto è «correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore». Nel titolo no: lì ci sono i 30 giorni e la possibile estensione fino a fine anno. Alle famiglie è arrivato il titolo. La solidarietà al Paese è finita insieme allo sconto pagato dai contribuenti.
Il 29 settembre Eni ha annunciato tramite Plenitude il 30% di sconto su luce e gas, con prezzo bloccato per due anni. Abbiamo messo a confronto le condizioni del 30 settembre con quelle del 1° ottobre.
| Luce, euro al kWh | 30 settembre | 1° ottobre |
|---|---|---|
| Listino | 0,1716 | 0,2079 |
| Sconto | 15% | 30% |
| Prezzo finale | 0,1459 | 0,1455 |
Il listino sale del 21% nello stesso giorno in cui lo sconto raddoppia. Il prezzo finale scende dello 0,3%. Per il gas vale lo stesso schema: listino da 0,72 a 0,87 euro al metro cubo, prezzo finale da 0,612 a 0,609. Su un anno di consumi il risparmio rispetto al giorno prima è inferiore a 2 euro per fornitura.
Il 30% si applica solo al prezzo a consumo deciso dal venditore. Sulla spesa annua prima delle imposte pesa il 17% per la luce e il 18% per il gas: lo scrive la stessa Plenitude nelle condizioni economiche. Per questo il 5 ottobre abbiamo segnalato l’offerta all’Autorità Antitrust e ad ARERA.
La Presidente del Consiglio e tutti i vicepremier hanno commentato le iniziative con un «Bene iniziative, spero che altri attori diano una mano». Tutti i parlamentari di maggioranza hanno auspicato(con molta buona fede) che altri operatori seguissero Eni anche sulle bollette. Sul price cap si brindava per un riscontro superiore alle previsioni.
Il Governo ha quindi garantito con la propria credibilità due operazioni decise da un’azienda di cui lo Stato è azionista. Alla prova dei fatti somigliano più a campagne di marketing che a un aiuto alle famiglie. Il tetto ha fatto scendere i prezzi per una settimana ed è salito appena è finito il denaro pubblico. Lo sconto in bolletta ha cambiato la percentuale in pubblicità, non la cifra da pagare.
Il risultato è l’opposto di quello che il Governo cercava. Per tenere fermo il gasolio dovrà rimettere denaro pubblico con un nuovo decreto sulle accise. E dovrà spiegare agli elettori perché ha applaudito un tetto durato otto giorni. Un’azienda a partecipazione pubblica ha usato un momento di debolezza del Paese per una comunicazione che riteniamo possa essere ingannevole. Il danno ricade sui cittadini e anche sul Governo che l’ha sostenuta.
Con il price cap decide l’azienda quanto restituire, dove e per quanto tempo. Con un prezzo soglia fissato per legge decide lo Stato. Sopra la soglia scattano i meccanismi fiscali: l’accisa mobile e un prelievo sul margine in eccesso. Secondo i nostri calcoli, a consumi invariati, quel prelievo vale fino a 17 centesimi al litro in più per le casse pubbliche. Sono 8,50 euro a pieno, da restituire agli automobilisti o da destinare ai servizi pubblici.
Al Governo chiediamo tre cose:
L’allerta è quella di fare attenzione alle campagne delle aziende, non è comunicazione pubblica e istituzionale, è marketing e a loro insaputa gli influencer sono diventati i politici, che invece dovrebbero essere in campagna elettorale, ma se continua cosi, sarà un massacro politico.
Il Governo si è fidato e ora paga due volte: con il denaro pubblico e con la propria credibilità. Gli aiuti alle famiglie si scrivono nelle leggi, non nei comunicati stampa delle aziende.