Economia

Caro Carburante: lo sconto ENI è stato già pagato

Consumerismo No Profit — la lobby indipendente dei consumatori italiani — mette insieme i dati sul caro carburante, sul price cap di Eni e su chi ha guadagnato dalla crisi 2022-2026

Roma, 28 settembre 2026 – Circa 14-15 milioni di italiani vanno al lavoro guidando la propria auto e oggi pagano il gasolio più caro della storia. Nello stesso periodo i profitti della crisi si sono concentrati a monte della filiera e nelle casse dello Stato-azionista. Il price cap annunciato da , in vigore da oggi, restituisce per 30 giorni una piccola parte di quella rendita, proprio mentre il Governo ritira lo sconto sulle accise.

I numeri

Voce Dato Fonte
Gasolio self, rete ordinaria (fine settembre) 2,338 €/l Osservatorio prezzi Mimit
Record precedente del gasolio 2,229 €/l (17 marzo 2022) Mimit
Gasolio per mezzi di trasporto, agosto 2026 +26,7% annuo Istat
Italiani che vanno al lavoro guidando la propria auto 13,7-15 milioni Stima Consumerismo su dati Istat
Carrello tipo, luglio 2021 → luglio 2026 +29,5% Simulazione Il Sole 24 Ore
Utile adjusted Eni, primo semestre 2026 3,6 miliardi (+43%) Eni
Buyback Eni 2026 3,4 miliardi Eni
Utili del sistema bancario 2023-2025 oltre 134 miliardi Centro studi Unimpresa
Dividendi incassati dallo Stato dal 2023 (sei partecipate quotate) 9,74 miliardi Elaborazione MF-Milano Finanza

Chi paga

Gli automobilisti obbligati. Secondo l’Istat gli occupati sono 24,37 milioni. L’88% usa un mezzo per andare al lavoro e, tra questi, il 70,3% guida la propria auto. Consumerismo stima quindi tra 13,7 e 15 milioni di conducenti casa-lavoro, più della metà degli occupati. Per loro il pieno non è una scelta.

Le famiglie. L’auto copre oltre il 60% degli spostamenti degli italiani. Circa due terzi degli spostamenti avvengono per lavoro o per la gestione della famiglia: spesa, scuola, visite mediche. L’autotrasporto. Secondo gli artigiani, da febbraio il caro gasolio è costato in media 11.200 euro in più per ogni camion. Il carrello. Oggi l’inflazione (3,3% ad agosto) è spinta quasi solo dall’energia, mentre gli alimentari crescono dell’1%. Ma il costo del trasporto arriva sugli scaffali con mesi di ritardo, e i prezzi che salgono in fretta scendono lentamente.

Chi incassa

Chi estrae e raffina. Nel secondo trimestre 2026 il Brent ha fatto in media 97 dollari al barile, il 45% in più in un anno, e i margini di raffinazione sono cresciuti molto. Eni ha chiuso il trimestre con un utile adjusted di 2,33 miliardi, più che raddoppiato. Ha portato il riacquisto di azioni proprie a 3,4 miliardi e a ottobre valuterà un dividendo straordinario. Le banche. Gli utili del sistema bancario sono stati di 40,6 miliardi nel 2023, 46,5 nel 2024 e 47,5 nel 2025. Il prelievo straordinario del 2023 è stato neutralizzato: la legge consentiva di non versarlo accantonando a riserva 2,5 volte l’imposta. Lo Stato-azionista. Dal 2023 lo Stato ha incassato 9,74 miliardi di dividendi da , Eni, Mps, Leonardo, Italiane ed Enav. Lo Stato fa quindi due parti: come fisco spende per tagliare le accise, come azionista incassa dalle stesse società che beneficiano dei prezzi alti.

Il price cap: cosa restituisce e cosa no

Da oggi, nei circa 4mila distributori Eni, la benzina non supera 1,99 euro al litro e il gasolio 2,19 euro. Il tetto dura 30 giorni, prorogabile fino a fine anno. È arrivato alla vigilia del dimezzamento dello sconto sul diesel, sceso a 6,1 centesimi fino al 5 ottobre, e la stessa Eni lo lega all’agevolazione fiscale in vigore.

Cosa restituisce. Su un pieno di gasolio da 50 litri(120 euro) circa 10 euro (calcolo Consumerismo sul prezzo medio dopo la riduzione dello sconto).

Cosa non restituisce.

  • Vale solo nelle stazioni Eni: chi non ne ha una sul proprio tragitto non ne beneficia.
  • Dura un mese, mentre il caro gasolio arriverà sul carrello nei mesi successivi.
  • Lo decide una sola azienda: quanto restituire, dove e per quanto tempo.
  • I gestori indipendenti restano senza protezione. La loro federazione (Figisc) parla di un mercato della distribuzione sconvolto.

Cosa dimostra. Se un’azienda può abbassare il prezzo di 17 centesimi e restare tra le più redditizie del Paese, lo spazio per farlo c’era. Il price cap è la prova che un intervento sul prezzo era possibile. Il punto è farlo diventare una regola per tutti.

La posizione di Consumerismo

«Quindici milioni di italiani non possono scegliere se fare il pieno: possono solo scegliere dove n questi quattro anni lo Stato ha sussidiato il prezzo, non il consumatore. Ora che smette, lascia la scelta a un’azienda che controlla e da cui incassa dividendi. Il price cap di Eni è un sollievo e lo diciamo con chiarezza. Ma è anche la prova che si poteva intervenire sul prezzo. Un aiuto deciso da una sola azienda, per un mese e solo nelle sue stazioni, non è una politica: è una concessione. Noi chiediamo una regola che valga per tutti.

Le richieste

  1. Dal tetto volontario a una regola di rete. Un meccanismo sul prezzo o di accise mobili valido su tutti i distributori, con il monitoraggio dell’Antitrust perché i ribassi arrivino davvero alla pompa.
  2. Trasparenza sul costo del price cap. Eni renda pubblico quanto costa il tetto e con quali utili lo finanzia.
  3. Un meccanismo stabile che intercetti i profitti generati dalle crisi, senza le scappatoie che hanno svuotato il prelievo sulle banche del 2023.
  4. Una quota dei dividendi incassati dallo Stato torni a chi paga la crisi, a partire da pendolari e autotrasporto.
  5. Trasparenza piena sulle remunerazioni dei vertici delle società a controllo pubblico.

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