Da quando si contano i giorni, quali esclusioni sono vere e chi paga il reso, più i dodici mesi in più quando l'informativa manca.
Compri online un paio di scarpe, arrivano, non ti convincono. Firmi un contratto alla porta di casa e la sera hai già cambiato idea. In entrambi i casi hai quattordici giorni per tornare indietro senza dover spiegare nulla a nessuno. Il recesso è uno dei diritti più conosciuti, ma le contestazioni nascono sempre sulle stesse quattro cose: che cosa è escluso, chi paga il reso, da quando si contano i giorni e come si deve rimborsare.
Per i contratti conclusi a distanza o fuori dai locali commerciali il Codice del consumo ti dà quattordici giorni per recedere senza motivo e senza penali, con una comunicazione di cui resti prova. Il venditore rimborsa entro quattordici giorni dal ricevimento della comunicazione, con lo stesso mezzo di pagamento. E se non ti ha informato del diritto di recesso, il termine si allunga di dodici mesi.
Ai contratti a distanza: acquisti online, per telefono, per corrispondenza, con qualunque mezzo che non preveda la presenza fisica di venditore e consumatore nello stesso momento.
E ai contratti negoziati fuori dai locali commerciali: alla porta di casa, in strada, sul posto di lavoro, in una gita organizzata con vendita.
Non si applica agli acquisti fatti in negozio. Lì il reso per ripensamento è una scelta commerciale del venditore, non un tuo diritto: un negozio che non accetta resi per ripensamento è nel suo diritto, purché lo dica chiaramente. Resta ovviamente la garanzia legale se il prodotto è difettoso, che è una cosa diversa e non si perde mai.
Per i beni, dal giorno in cui tu o una persona che hai indicato ne acquisite il possesso materiale; per un ordine con più consegne, dall’ultima. Per i servizi, dalla conclusione del contratto.
E qui c’è la regola che ribalta le situazioni apparentemente perse: se il venditore non ti ha informato del diritto di recesso, il termine si prolunga di dodici mesi. Puoi recedere fino a quattordici giorni dopo il momento in cui l’informazione ti arriva, e in ogni caso entro un anno e quattordici giorni dall’acquisto.
È una conseguenza pesante per chi omette l’informativa, e capita soprattutto nei contratti firmati alla porta di casa, dove l’informativa non viene consegnata o viene nascosta in un modulo illeggibile.
Le esclusioni sono tassative, quindi un venditore non può inventarne altre. Sono, in sintesi: beni confezionati su misura o personalizzati; beni deperibili o che scadono rapidamente; beni sigillati non idonei a essere restituiti per motivi di igiene o salute, se aperti dopo la consegna; registrazioni audio o video e software sigillati, se aperti; contenuti digitali non su supporto materiale, se la fornitura è iniziata con il tuo consenso espresso e con la rinuncia al recesso; servizi interamente eseguiti con il tuo consenso e con la rinuncia; giornali e riviste, salvo gli abbonamenti; alloggi, trasporti, ristorazione e tempo libero con data o periodo fissati; beni il cui prezzo dipende da fluttuazioni di mercato.
Fuori da questo elenco il recesso c’è, anche quando il venditore scrive il contrario nelle sue condizioni.
Con una dichiarazione esplicita al venditore entro il termine, con qualunque mezzo che provi l’invio: il modulo tipo che il venditore deve mettere a disposizione, un’email, una PEC, una raccomandata, oppure la procedura di reso del sito se rilascia una conferma. Non devi motivare, e non devi accettare domande sul perché.
La restituzione del bene va fatta entro quattordici giorni dalla comunicazione del recesso.
Sul punto che genera più liti: il bene puoi esaminarlo come lo esamineresti in negozio. Se lo hai usato oltre quella soglia, il venditore può ridurre il rimborso in proporzione alla diminuzione di valore, ma non può rifiutare il recesso. Aver aperto la confezione, quindi, non ti fa perdere nulla, salvo i casi dei beni sigillati per igiene o dei supporti audio e video.
Il venditore rimborsa tutti i pagamenti ricevuti, comprese le spese di consegna standard, entro quattordici giorni dal ricevimento della comunicazione di recesso, con lo stesso mezzo di pagamento che hai usato, salvo tuo diverso accordo espresso. Può trattenere il rimborso fino a quando riceve il bene o la prova che lo hai spedito.
I costi della restituzione sono a tuo carico soltanto se il venditore ti ha informato prima dell’acquisto che lo sarebbero stati. In mancanza di quell’informazione li paga lui.
Non ti vengono invece rimborsate le spese di consegna aggiuntive per una modalità più cara che hai scelto tu: ti spetta il costo della consegna standard.
Il rimborso in buono acquisto non è dovuto e non devi accettarlo: se te lo propongono, rifiutalo per iscritto e chiedi il rimborso sul mezzo di pagamento originario. Se non arriva, la contestazione dell’addebito è la strada parallela.
Lo Sportello +Tutela di Consumerismo verifica per prima cosa due elementi che decidono il caso: se l’acquisto rientra fra quelli a distanza o fuori dai locali commerciali, e se l’informativa sul recesso è stata consegnata, perché quando manca il termine si allunga di dodici mesi e una posizione che sembrava chiusa si riapre. Controlla poi se l’esclusione invocata dal venditore è una di quelle previste dalla legge o una inventata nelle condizioni. Prepara la comunicazione di recesso con mezzo tracciabile e la richiesta di rimborso con il calcolo corretto di spese di consegna e costi di restituzione, che è dove si perdono i soldi. Rifiuta per te il rimborso in buono e, se il venditore non paga, imposta la contestazione dell’addebito e la conciliazione. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.
La conferma d’ordine o il contratto con la data, la prova della consegna, la comunicazione di recesso con la prova dell’invio, la prova della spedizione del reso, le comunicazioni con il venditore e, per i contratti firmati fuori dai locali commerciali, l’informativa sul recesso ricevuta oppure l’indicazione che non è stata consegnata.
Quando il recesso è regolare e tempestivo, il rimborso arriva di norma entro i quattordici giorni o poco oltre. Le contestazioni ricorrenti riguardano le esclusioni, i beni usati oltre l’esame e i costi di reso, e si risolvono con un reclamo scritto o, con i venditori che non rispondono, con la contestazione dell’addebito e la conciliazione. I casi di recesso tardivo per omessa informativa richiedono più tempo perché vengono quasi sempre contestati, ma hanno una base solida. Lo Sportello verifica applicabilità e termini e prepara la comunicazione, senza garantire l’esito.
Per approfondire: Codice del consumo · direttiva europea sui diritti dei consumatori · Autorità garante della concorrenza e del mercato
Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.
No. Il recesso di quattordici giorni vale per gli acquisti a distanza e fuori dai locali commerciali. In negozio il reso per ripensamento è una scelta del venditore, alle condizioni che espone, e se le ha esposte lo vincolano. Resta comunque la garanzia legale se il prodotto è difettoso, che è un’altra cosa.
Sì, di regola: puoi esaminare il bene come lo esamineresti in negozio. Se lo hai usato oltre, il venditore può ridurre il rimborso per la diminuzione di valore, ma non negare il recesso. Fanno eccezione i beni sigillati per motivi di igiene o salute e i supporti audio, video e software, che una volta aperti non si restituiscono.
Non può, salvo tuo accordo espresso: il rimborso va fatto con lo stesso mezzo di pagamento usato per l’acquisto, entro quattordici giorni dal recesso. Rifiuta il buono per iscritto e chiedi il rimborso. Se non arriva, contesta l’addebito presso la banca e manda un reclamo formale con un termine.
Tu, soltanto se il venditore ti ha informato prima dell’acquisto che i costi di restituzione sarebbero stati a tuo carico. Se non lo ha fatto, li paga lui. Le spese di consegna standard dell’andata ti vengono comunque rimborsate insieme al prezzo, mentre una spedizione più rapida scelta da te non viene rimborsata.
Se il venditore non ti ha informato del diritto di recesso il termine è prolungato: puoi recedere fino a quattordici giorni dopo avere ricevuto l’informazione e comunque entro dodici mesi e quattordici giorni dalla conclusione. Invia subito la comunicazione con mezzo tracciabile e chiedi la restituzione di quanto hai pagato.
Sì, con il termine che decorre dalla conclusione del contratto. Se hai chiesto che il servizio iniziasse subito, per la parte già fruita è dovuto un importo proporzionale. Se invece hai rinunciato espressamente al recesso per un servizio poi interamente eseguito, il recesso non si applica più: è la casella da leggere prima di spuntarla.
Racconta il tuo caso allo Sportello +Tutela di Consumerismo: un operatore lo legge, lo valuta gratuitamente e ti ricontatta entro 24 ore. Non stai firmando nulla e non prendi nessun impegno.