L'Editoriale

Donald Trump: la Posizione Dominante

Il presidente americano sta erodendo la sovranità degli Stati, agendo come un'azienda che abusa della sua posizione dominante a livello internazionale.

In questi ultimi giorni di gennaio, il dibattito internazionale si concentra sulla validità dei trattati e degli accordi, in considerazione del fatto che le azioni poste in essere dal Presidente Trump sembrano progressivamente erodere qualsiasi forma di sovranità — territoriale, monetaria, economica e militare — delle aree geografiche sottoposte all’attenzione degli Stati Uniti. Questo si è verificato prima con l’Iran lo scorso autunno, poi con la Nigeria, e ora con il Venezuela; i prossimi passi sembrano ancora molti, in varie parti del mondo.

Premesso che i conflitti internazionali sono sempre scoppiati in virtù del superamento degli accordi, la differenza tra ieri e oggi risiede nel metodo: se un tempo si dichiarava apertamente e ufficialmente guerra, oggi si parte in sordina, con operazioni militari dirette e senza preavviso, senza consultare nemmeno gli alleati e, cosa più grave, le istituzioni interne come il Congresso americano. Che questo approccio sia giusto o sbagliato, è un dato di fatto, come ci hanno dimostrato i recenti conflitti russo-ucraino e israelo-palestinese (o israelo-iraniano).

Adesso, non me ne vogliano i detrattori o i giuristi che si sentono lesi nella dignitas del diritto, ma questo atteggiamento sta generando un dibattito sull’essere il diritto totalmente calpestato. Ciò su cui voglio portare a riflettere è se questo stesso diritto non venga calpestato ripetutamente, e da molti anni, anche per i cittadini-consumatori comuni, attraverso gli abusi di posizioni dominanti, le pratiche commerciali scorrette e l’aggressività di aziende, grandi o piccole, multinazionali o territoriali che siano.

Perché una modifica unilaterale delle condizioni contrattuali da parte di un operatore telefonico o energetico non può essere considerata una vera e propria posizione dominante esercitata nei confronti di uno o più consumatori, esattamente come sta facendo il governo americano nei confronti degli Stati che ritiene di dover dominare per il proprio interesse nazionale e commerciale?

Non sono un tifoso pro o contro le azioni di Trump, ma analizzo gli effetti sul tessuto consumeristico e sui consumatori. Il parallelismo con l’introduzione dei dazi, delle contromisure commerciali o di qualsiasi altra misura sui mercati delle materie prime o delle terre rare, mi sembra una modalità operativa che, in questo caso, equipara uno stato sovrano a una vera e propria multinazionale.

Non è forse il ripetersi dello stesso schema che le famose compagnie occidentali o orientali hanno adottato nel Seicento e nel Settecento, determinando lo strapotere degli imperi olandese prima e inglese poi, ma anche francese e tedesco? C’è una forza dominante, in questo caso gli USA, che insieme alle proprie multinazionali, tratta i propri partner esattamente come ogni signorotto trattava vassalli o nemici già a partire dal Medioevo.

Quello che mi preoccupa è come avverrà (perché avverrà) la transizione da un ordine dominante. L’America è chiaramente in difficoltà — ce lo dicono il loro debito pubblico e il conflitto interno — e sta cercando di resistere per mantenere il proprio dominio. In questo caso, l’amministratore delegato di quell’azienda si chiama , e il suo atteggiamento è paragonabile a quello di qualsiasi altro CEO che non voglia lasciare la sua fetta di mercato.

Ma è chiaro, secondo il mio punto di vista di consumatore, che in questo lasso di tempo che si chiama “la fine di un ciclo”, i sussulti e i conflitti interni americani rischiano, a causa di un amministratore delegato che opera solo con aggressività, di perdere il supporto degli unici che possono determinare la fine o meno di un mercato: i consumatori. Vi ricordate Kodak e Blockbuster? Bene, c’è solo una forza che può determinare se l’operato di quell’azienda (che in questo caso si chiama USA) piace o meno, e sono i suoi consumatori.

Da quello che vedo ogni giorno, a noi consumatori non piace, e prima o poi il prenderà il sopravvento sulle divisioni politiche ordinarie che sono ormai la cornice di tutta questa magnifica storia che si chiama “ordine secondo l’America“.

Luigi Gabriele

Luigi Gabriele è un giornalista (iscritto all'ODG del Lazio) e comunicatore pubblico (iscritto all'associazione di categoria), con una solida expertise in relazioni istituzionali e comunicazione pubblica. La sua formazione accademica include una laurea in Scienze Politiche Universià Sapienza di Roma con indirizzo politico amministrativo e una specializzazione in affari regolatori, relazioni istituzionali e comunicazione pubblica. Dopo aver maturato diverse esperienze professionali in aziende e università, dal 2008 è attivamente impegnato nel sociale come attivista per la tutela dei consumatori. In questo ambito, ha ricoperto il ruolo di esperto e comunicatore pubblico per le principali organizzazioni del settore. Luigi Gabriele è un consulente stabile per i principali media italiani in materia di economia & consumi. La sua competenza è riconosciuta anche a livello istituzionale, essendo componente dei gruppi di lavoro sulla tutela del consumatore del Ministero dello Sviluppo Economico e avendo fornito consulenza specialistica a numerose commissioni parlamentari su testi legislativi riguardanti la protezione dei consumatori. Attualmente, è presidente di Consumerismo no profit, la lobby indipendente dei consumatori italiani. E' docente in comunicazione pubblica presso il Master di secondo livello in "Management e governance della pubblica amministrazione" dell'Università Niccolò Cusano. La sua carriera testimonia un impegno costante per l'informazione, la difesa dei diritti e la promozione della conoscenza. presidenza@consumerismo.it www.luigigabriele.it

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