L’Italia al buio.
Una crisi annunciata. Perché la rete non regge.
Non si tratta del classico “grande blackout” da film apocalittico. È un fenomeno frammentato e snervante: il blackout a macchia di leopardo che lascia interi quartieri al buio mentre il palazzo accanto ha la luce accesa, che blocca gli ascensori, spegne i POS, scongela i frigoriferi.
«Quando fa molto caldo, la rete è sottoposta a una doppia pressione: le alte temperature scaldano i cavi interrati, che faticano a disperdere il calore; contemporaneamente l’uso massiccio di condizionatori aumenta il flusso di energia e il calore prodotto. A quel punto il materiale isolante si degrada e il circuito viene aperto in automatico.» Prof. Alberto Berizzi, Politecnico di Milano — Prof. Angelo Baggini, Università di Bergamo
Tutto questo è tecnicamente corretto. Ma Consumerismo No Profit è costretta a porre una domanda scomoda: se il problema è noto da anni, se il caldo estivo è una costante strutturale e non un’eccezione, perché la rete non è stata adeguata?
Le linee di distribuzione urbana sono state progettate decenni fa per carichi completamente diversi: nessun condizionatore di massa, nessuna auto elettrica, nessun impianto fotovoltaico che immette energia in modo bidirezionale. La transizione energetica ha cambiato il sistema; la rete fisica è rimasta la stessa.
I consumatori pagano la rete in bolletta.
Ma la rete cede.
Qui sta il nodo che nessuno vuole nominare con chiarezza. Gli oneri di rete — distribuzione, trasmissione, dispacciamento, misura — sono la componente più stabile e incomprimibile della bolletta elettrica di ogni italiano, indipendentemente dal fornitore scelto, dal prezzo del mercato, dalle fluttuazioni delle materie prime.
In altri termini: circa la metà di ciò che un italiano paga ogni mese per l’elettricità non ha nulla a che fare con il prezzo dell’energia. Non cambia se si passa da Enel a un fornitore del libero mercato. Va direttamente a remunerare le infrastrutture di rete — quelle stesse infrastrutture che nei giorni scorsi hanno ceduto sotto il caldo.
Mentre i consumatori restano al buio, i gestori delle reti di distribuzione registrano bilanci solidi e crescenti — proprio grazie alle tariffe garantite e regolate, che li rendono impermeabili alle oscillazioni di mercato. Ecco i dati ufficiali degli ultimi bilanci disponibili.
| Operatore | Territorio | Ricavi | EBITDA / Utile | Trend |
|---|---|---|---|---|
| E-Distribuzione (Enel) | Nazionale — 32M clienti | 8.844 M€ (2025) | MOL 4.425 M€ · EBIT 2.946 M€ | ↑ Adeguamenti tariffari in Italia |
| A2A / Unareti | Milano, Brescia, Bergamo | 14.000 M€ (2025 adj.) | Utile netto 816 M€ (+29%) | ↑ +71% capacità rete grazie a Duereti |
| Iren | Torino e Nord-Ovest | 3.486 M€ (H1 2025) | EBITDA 726 M€ (+14%) | ↑ «Riconoscimenti tariffari per investimenti su reti» |
| Acea / Areti | Roma e Formello | N.D. separato | Investimenti in espansione | ↑ Ammodernamento rete urbana in corso |
⚠️ I ricavi da distribuzione crescono, i profitti crescono, i dividendi crescono. E nel frattempo la rete cede sotto il caldo. Il meccanismo tariffario garantisce ricavi certi ai distributori a prescindere dalla qualità del servizio fornito.
Gli indennizzi automatici: un diritto reale, ma insufficiente
I consumatori coinvolti nei blackout hanno diritto agli indennizzi previsti da ARERA per interruzioni prolungate del servizio. L’indennizzo deve essere automatico in bolletta, senza bisogno di presentare alcuna richiesta.
+ € 17,25 per ogni ulteriori 4 ore consecutive.
+ € 86,25 per ogni ulteriori 4 ore consecutive.
Consumerismo No Profit sottolinea con forza che questi indennizzi rappresentano un rimborso parziale e simbolico a fronte di danni reali ben superiori: alimenti deteriorati, apparecchiature danneggiate, attività commerciali ferme, anziani e persone fragili esposti al caldo durante le ore più pericolose.
L’indennizzo automatico non esclude il diritto a un ulteriore risarcimento del danno secondo le ordinarie norme civilistiche (Codice Civile), laddove ne sussistano i presupposti. I turisti che hanno acquistato soggiorni in strutture rimaste senza corrente hanno diritto al rimborso proporzionale da parte degli esercenti, i quali potranno a loro volta rivalersi sui distributori.
Quattro richieste che non ammettono rinvii.
- Ai distributori di rete: rendicontazione pubblica immediata
Rendicontazione pubblica degli investimenti realizzati negli ultimi 10 anni per l’adeguamento delle reti urbane al cambiamento climatico, con indicazione delle aree ancora a rischio e dei piani concreti di intervento. - Ad ARERA: indagine formale sull’utilizzo dei fondi tariffari
Verifica se i fondi raccolti attraverso le tariffe di distribuzione — pagate da tutti i consumatori italiani, sempre, indipendentemente dal fornitore — siano stati effettivamente reinvestiti nella resilienza della rete negli ultimi 10 anni di crescita degli oneri in bolletta. - Al Governo e al Parlamento: riforma del meccanismo di remunerazione
Non è accettabile che i profitti delle reti crescano mentre il servizio cede. Il sistema tariffario deve legare i ricavi garantiti ai distributori alla qualità effettiva e continua del servizio, con penalità reali e proporzionate ai disservizi causati. - Agli utenti colpiti: documentate tutto, subito
Conservate data, ora e durata dell’interruzione. Fotografate i danni (frigoriferi, elettrodomestici, alimenti). Raccogliete le ricevute di eventuali spese sostenute. Consumerismo No Profit attraverso i propri sportelli +Tutela è disponibile a supportare gratuitamente i consumatori nell’esercizio dei propri diritti, compresa l’eventuale azione risarcitoria collettiva.
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