
Un aiuto previsto dalla legge, finanziato dallo Stato, ma ancora irraggiungibile per chi ne avrebbe più bisogno.
È questa la situazione del Fondo per l’esdebitazione del debitore incapiente, istituito dalla Legge di Bilancio 2025 per consentire alle persone in condizioni di grave sovraindebitamento di accedere alla procedura di esdebitazione prevista dall’articolo 283 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, eliminando l’ostacolo rappresentato dai costi della procedura.
Il Fondo, tuttavia, è ancora fermo.
Per questo Consumerismo No Profit APS ETS ha inviato una formale istanza al Ministero della Giustizia e, per conoscenza, al Ministero dell’Economia e delle Finanze, chiedendo l’immediata adozione del decreto attuativo necessario a rendere operativa la misura.
Una legge c’è, il decreto no
La Legge n. 207 del 30 dicembre 2024 aveva previsto che il decreto attuativo fosse emanato entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della norma. Il termine è scaduto il 2 marzo 2025, ma il provvedimento non è mai arrivato.
Di conseguenza, il Fondo esiste sulla carta ma non può essere utilizzato dai cittadini, lasciando senza risposta migliaia di persone che potrebbero accedere all’esdebitazione ma non dispongono delle risorse economiche necessarie per sostenere i costi della procedura.
Chi riguarda il Fondo
La misura è destinata ai cosiddetti debitori incapienti, cioè persone fisiche meritevoli che non possiedono beni o redditi sufficienti da offrire ai creditori e che si trovano in una situazione di grave difficoltà economica.
In questi casi la legge consente di ottenere l’esdebitazione, cioè la cancellazione dei debiti residui, ma l’avvio della procedura richiede comunque costi professionali che, per molte famiglie, rappresentano un ostacolo insormontabile. Proprio per questo il Fondo è stato istituito con l’obiettivo di coprire tali spese.
La proposta di Consumerismo
Nella lettera inviata ai Ministeri, Consumerismo evidenzia come le motivazioni organizzative finora addotte non possano impedire l’applicazione di una misura prevista dal legislatore.
Secondo Consumerismo non sarebbe necessario realizzare nuovi sistemi informatici. La gestione potrebbe infatti essere affidata agli Organismi di composizione della crisi (OCC), già iscritti nel registro ministeriale e già coinvolti nelle procedure di sovraindebitamento.
Gli OCC potrebbero raccogliere le domande, verificare i requisiti previsti dalla legge e rendicontare l’utilizzo delle risorse attraverso procedure documentali già esistenti, evitando ulteriori costi amministrativi. La stessa norma prevede infatti che il Fondo possa coprire anche la remunerazione delle prestazioni professionali rese dagli Organismi di composizione della crisi.
Le richieste rivolte al Governo
Consumerismo chiede in particolare:
- l’emanazione immediata del decreto attuativo con procedure semplificate che valorizzino la rete degli Organismi di composizione della crisi;
- una disciplina transitoria che consenta di utilizzare comunque le risorse già stanziate;
- il rifinanziamento strutturale del Fondo nella prossima legge di bilancio, superando l’attuale carattere annuale dello stanziamento;
- una campagna di informazione istituzionale affinché cittadini e Organismi di composizione della crisi siano adeguatamente informati sull’esistenza della misura.
Una misura di forte impatto sociale
Il tema del sovraindebitamento riguarda un numero crescente di famiglie che, a causa della perdita del lavoro, di problemi di salute, dell’aumento del costo della vita o di altre difficoltà economiche, non riescono più a far fronte ai propri debiti.
“Rendere operativo il Fondo consentirà anche ai cittadini più fragili di accedere a uno strumento previsto dalla legge per ripartire, evitando che l’assenza del decreto attuativo trasformi un diritto riconosciuto dal Parlamento in una possibilità soltanto teorica.” Dichiara l’avvocato Elvira Carpentieri direttamente dall’Osservatorio Consumerismo per lo sblocco dei fondi per il sovraindebitamento.
“Con questa iniziativa, Consumerismo rinnova la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni per individuare modalità attuative semplici, sostenibili e immediatamente applicabili, nell’interesse dei cittadini che attendono da mesi una risposta concreta.” Conclude il presidente di Consumerismo no profit Luigi Gabriele.



