Il Rientro dei FratelliNotizie

Il Rientro dei Fratelli passa anche da un’etichetta. DANTE, il metodo che smonta le fake sull’italianità

Un "borgo italiano" ricostruito a migliaia di chilometri da qui. Un panino "della nonna" mai passato per una cucina italiana. Un marchio storico rilevato e rilanciato altrove. Per chi ha lasciato l'Italia — o ne ha ereditato la memoria — riconoscere cosa è vero e cosa è solo evocato può fare la differenza tra fiducia e disillusione

Nel quadro della Campagna «Il Rientro dei Fratelli», Consumerismo no profit sostiene DANTE — Decoding Authenticity Narratives Through Evidence — un metodo pensato non per certificare, ma per aiutare a leggere. La domanda di fondo è semplice, e riguarda da vicino le comunità italiane nel mondo: quando un prodotto, un servizio o un racconto promettono Italia, quanta Italia c’è davvero in quello che viene mostrato?

Perché il tema riguarda proprio chi è lontano

«Il Rientro dei Fratelli» nasce per ricostruire un legame economico e territoriale con la diaspora italiana: chi è nato altrove ma porta un cognome, una ricetta di famiglia, un ricordo trasmesso dai nonni. È un legame che si nutre di identità — ed è proprio per questo che diventa terreno fertile per chi vuole vendere un’Italia di facciata a chi quell’Italia la sente, ma non sempre può verificarla da lontano.

Un tricolore sul packaging, una parola in italiano nel nome del prodotto, un’ambientazione da cartolina: bastano pochi secondi perché un racconto trasferisca fiducia. Ma quella fiducia, spiega Consumerismo, va tutelata proprio quando il legame emotivo è più forte — cioè quando chi guarda da fuori ha meno strumenti per controllare da dentro.

Una zona grigia, non un falso

Il punto non è la contraffazione: marchi, denominazioni geografiche e origine hanno già le loro tutele. DANTE si muove in uno spazio diverso, più sfumato, che Consumerismo chiama — a scopo comunicativo, non giuridico — heritage washing: messaggi non falsi, ma capaci di suggerire un legame con l’Italia più ampio, più diretto o più completo di quanto le informazioni disponibili permettano davvero di verificare.

«Impresa italiana», «progettato in Italia», «prodotto in Italia», «ispirato all’Italia»: sono promesse diverse, spesso confuse in un’unica narrazione. Il problema comincia quando il racconto fa immaginare più Italia di quella che chi legge riesce effettivamente a riconoscere nei fatti.

Come funziona DANTE

Il metodo si basa su tre domande, applicate a un singolo messaggio — una pagina, una confezione, un contenuto promozionale:

  • Che cosa mi stanno promettendo?
  • Quali evidenze posso vedere?
  • Che cosa non devo presumere?

Un esempio, puramente illustrativo: un oggetto per la casa viene presentato come “una tradizione toscana dal 1950”. Il sito racconta la storia della famiglia e lo studio di design in Toscana — tutto documentato — ma non dice dove viene prodotto il singolo articolo. Il legame con la Toscana è reale; la sua estensione, però, resta da chiarire. Per il consumatore, distinguere le due cose è la differenza tra un racconto e un’illusione. Per l’impresa, una riga in più — “progettato in Toscana / prodotto in…” — non indebolisce la narrazione: la rende più difendibile, più riutilizzabile in e-commerce ed export, senza bisogno di nuove certificazioni.

Cosa DANTE non è

Consumerismo lo precisa senza ambiguità: DANTE non è un bollino, non è una certificazione di autenticità, non è una perizia legale né una classifica di imprese. Non stabilisce se un prodotto sia “autentico” in senso assoluto e non sostituisce disciplinari, controlli di filiera o l’intervento delle autorità competenti. Ogni lettura è motivata, tracciabile, corretta se necessario — mai un verdetto definitivo.

A chi serve, e perché proprio ora

Per i consumatori — in Italia e nella diaspora — DANTE è uno strumento per distinguere ciò che è documentato da ciò che non va dato per scontato, e per riconoscere i richiami generici, quelli “italian-inspired” senza sostanza.

Per le imprese e le filiere, è un modo per rendere leggibile un valore che già esiste, senza costruire nuovi dossier: bastano le informazioni già disponibili, organizzate meglio.

Per il sistema pubblico, è un argine preventivo all’Italian sounding, complementare — non alternativo — alla tutela e alla promozione delle filiere corrette.

Il prossimo passo

Quello presentato oggi è un primo passo pubblico: la definizione dei principi, non ancora lo strumento operativo. Consumerismo annuncia che seguirà una checklist pubblica e le prime schede DANTE sperimentali, da testare insieme a filiere, cluster e gruppi di imprese che sceglieranno di aderire. Consumatori, imprese ed esperti interessati potranno seguire il percorso attraverso i canali dell’associazione.

Resta, sullo sfondo, la domanda che tiene insieme il metodo e la Campagna che lo ospita: per chi vive fuori dall’Italia e cerca un modo per tornare a farne parte — anche solo attraverso ciò che sceglie di comprare — sapere quale legame gli viene davvero raccontato non è un dettaglio. È la condizione perché quel legame, quando è vero, valga qualcosa.


 Scarica il PP DANTE

Luigi Gabriele

Presidente di Consumerismo no Profit, e responsabile editoriale di Consumerismo.it. Segno zodiacale Cancro. Laurea in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma (indirizzo politico-amministrativo, per chi ancora crede nelle etichette), giornalista e comunicatore pubblico regolarmente censito nelle rispettive anagrafi di categoria. Ha trascorso gli anni della formazione tra aule accademiche e palazzi del potere, specializzandosi in affari regolatori e relazioni istituzionali, prima di capire che il vero potere risiede nel portafoglio (spesso vuoto) del cittadino. Dal 2008 ha scelto la trincea del sociale come attivista, trasformandosi nell'incubo dei "cartelli" e nella voce fuori dal coro per la tutela dei consumatori. In questo ambito è diventato il volto e la parola delle principali organizzazioni del settore, prestando la propria expertise a molti gruppi di lavoro del Ministero dello Sviluppo Economico e alle Commissioni Parlamentari, dove tenta quotidianamente di tradurre i testi legislativi in una lingua comprensibile ai comuni mortali. Conoscitore anche dei gossip, delle autorità di vigilanza e regolazione italiane, dove ne analizza regolazione, posizioni e sopratutto comportamento. Vive un'ossessione cromatica per l'arancione e il blu scuro, colori eletti a divisa d'ordinanza tra cravatte, braccialetti e stemmi, nonché pantone ufficiale di Consumerismo No Profit, la lobby indipendente dei consumatori italiani di cui è Presidente. L'arancione è anche il tratto distintivo della sua Fiat 500 del 1971 serie L, acquistata per 4.000 euro con i risparmi accumulati in sei anni di mobilità elettrica estrema. Muovendosi tra i palazzi del potere di Roma su una mini bici elettrica, ha infatti evitato 10.000 euro di esborsi tra carburante, bolli e multe: un'operazione che, tra risparmio e rivalutazione dell'auto, ha generato un valore di 14.000 euro. La prova vivente che cambiare un’abitudine è il miglior investimento finanziario possibile. Consulente stabile per i principali media nazionali in materia di economia e consumi, ha la pessima abitudine di dire la verità sui prezzi anche quando non è conveniente per lo share. Quando non è impegnato a difendere i diritti altrui o a pedalare tra i ministeri, si rifugia in montagna per praticare trekking, cercando in quota quell'allineamento tra visione e azione che il livello del mare spesso offusca. Docente di comunicazione pubblica e istituzionale presso il Master di secondo livello in Mangement & Governance della PA dell'Università Niccolò Cusano, insegna ai futuri dirigenti che il senso viene sempre prima della velocità e che la coerenza è l'unica moneta che non svaluta mai. presidenza@consumerismo.it www.luigigabriele.it

Leggi anche:

Pulsante per tornare all'inizio
RICHIEDI ASSISTENZA