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GSE & CER, ecco i numeri del disastro

Numeri che confermano, punto per punto, le nostre peggiori previsioni.

Terzo capitolo di un’inchiesta in corso. Primo episodio: la protesta sotto i Parioli. Secondo episodio: il tavolo tecnico e il rinvio all’estate.


Il palazzo di vetro di via Maresciallo Pilsudski ha dovuto, alla fine, sfoderare la penna. Dopo settimane di silenzi, di tavoli tecnici senza scadenze e del classico rinvio all’estate — quello strumento di sopravvivenza istituzionale che trasforma ogni urgenza in un «ci risentiremo a settembre» — il Gestore dei Servizi Energetici ha inviato una corposa nota di repica al nostro accesso agli atti (9 pagine di richiami e scuse), di riscontro a Consumerismo No Profit. Una lettera indirizzata per conoscenza anche al , all’ANAC e all’, in cui l’ente prova a difendere il proprio operato sollevando il fumogeno della «complessità burocratica multilivello».

Peccato che, tra fiumi di retorica amministrativa e richiami ai decreti legge, la risposta del abbia il merito involontario di mettere nero su bianco i numeri ufficiali del clamoroso stallo delle in Italia. Numeri che confermano, punto per punto, le nostre peggiori previsioni.


L’anatomia del blocco: quando i conti non tornano

La procedura a sportello per l’accesso ai fondi PNRR, aperta dall’aprile 2024 al novembre 2025, si è rivelata una gigantesca trappola per cittadini, cooperative e Terzo Settore. I dati forniti dalla  “Direzione Fonti rinnovabili” in risposta a Consumerimso non lasciano spazio a interpretazioni.

Sulla piattaforma GSE sono arrivate 48.750 istanze totali, per un ammontare complessivo di contributi richiesti pari a 1.494,5 milioni di euro. La dotazione finanziaria effettivamente disponibile era di 795,5 milioni di euro: meno della metà. La matematica, che non è mai stata un’opinione, ci dice che le risorse bastavano a coprire a malapena le prime 30.320 domande.

I fondi si sono esauriti il 21 novembre 2025 alle ore 21:03. Chi ha inserito la propria domanda tra le 21:04 di quel venerdì sera e la chiusura formale dello sportello del 30 novembre è rimasto fuori. Senza appello, senza graduatoria, senza alcun meccanismo di riequilibrio.

Il risultato è una montagna di 16.972 progetti tecnicamente ammissibili ma privi di copertura finanziaria, congelati in un «elenco di riserva» per un controvalore complessivo di 699 milioni di euro. Progetti nati dall’impegno di piccoli comuni, associazioni e comunità locali — esattamente le stesse persone che avevamo incontrato sotto i cancelli dei Parioli — la cui unica speranza è affidata a ipotetiche rinunce o a future e incerte rinegoziazioni con la Commissione Europea.


Il capolavoro del “CUP a futura memoria”

Nella sua nota, il GSE tenta di rivendicare un merito quasi maieutico: aver comunque rilasciato il codice CUP — il Codice Unico di Progetto — anche alle istanze rimaste senza un euro di copertura. Secondo il Gestore, questo è un grande vantaggio per i cittadini rimasti al palo, perché permette loro di cominciare a spendere soldi propri e, forse, se un domani ci sarà uno scorrimento, vedersi riconoscere il contributo.

Traduzione pratica: con una mano vi negano i fondi, con l’altra vi consegnano un codice ministeriale da stampare sulle fatture a vostre spese. Il GSE stesso tiene a precisare che l’invio del CUP e il riconoscimento dell’idoneità tecnica sono esclusivamente atti «endoprocedimentali» che non implicano alcun diritto al denaro. In burocratese, suona come “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato”. Un esercizio di cinismo istituzionale di rara perfezione.

Come avevamo già anticipato nell’analisi del tavolo tecnico del 22 maggio, il meccanismo è sempre lo stesso: si concede un metodo (il CUP, il tavolo, la lettera) per non concedere il merito (le approvazioni, i fondi, i documenti).


La replica di Consumerismo: non basta la narrativa, vogliamo gli atti

Se il GSE pensava di aver liquidato la pratica con una rassicurante lettera descrittiva, ha fatto male i suoi calcoli. La risposta di Consumerismo No Profit è stata immediata, formale e senza margini di equivoco.

La nostra posizione è netta su due fronti:

L’istanza di accesso civico generalizzato non è soddisfatta da un bignami riassuntivo. L’Associazione esige l’ostensione puntuale e documentale di tutti i dati reali, dei registri di valutazione e dei verbali interni. Una lettera descrittiva dell’operato proprio non è, per definizione, trasparenza.

La trasparenza sulle risorse pubbliche non è un optional. Solo esaminando i documenti originali sarà possibile verificare se il criterio cronologico di assegnazione — il celebre “chi prima arriva meglio alloggia” delle 21:03 del 21 novembre — sia stato applicato con reale parità di trattamento, o se, come il mercato tristemente suggerisce, le grandi utility abbiano goduto di una corsia preferenziale rispetto alle comunità locali.


Prossima fermata: il TAR o il Ministero

La pendenza è aperta e Consumerismo non arretrerà. In assenza di consegna immediata dei documenti richiesti, siamo pronti ad adire le vie giurisdizionali al TAR ai sensi dell’art. 116 c.p.a., per violazione del diritto di accesso e per la tutela risarcitoria di tutti i cittadini e le CER danneggiate da questa gestione opaca.

Nel frattempo, il GSE ha involontariamente svelato il dettaglio che mancava: la responsabilità dello stanziamento insufficiente e delle modifiche alle regole del gioco in corso d’opera — la trasformazione della misura in «Facility» nel secondo semestre 2025 — è figlia delle trattative del Governo e del MASE a Bruxelles. Il Gestore tecnico, in sintesi, scarica la responsabilità sulla politica. Esattamente il gioco delle tre carte che avevamo descritto nel capitolo precedente.

Noi prendiamo l’indicazione per buona. La ricognizione documentale non è finita: ora pretendiamo le carte, e sappiamo dove andare a cercarle.

Consumerismo No Profit — la lobby indipendente dei consumatori italiani — segue questa vicenda con diffida formale attiva e accesso civico pendente. I cittadini con progetti CER in “elenco di riserva” possono contattare i nostri sportelli +Tutela per valutare le opzioni di tutela individuale.

 

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