Interviste

Il Referendum oltre la polarizzazione: intervista al Prof. Giuseppe Cassano

In un clima di forte contrapposizione mediatica e politica, Consumerismo.it ha incontrato il Prof. , Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche della . Piuttosto che una presa di posizione, il suo è un invito al metodo, al rigore e alla coltivazione del dubbio come strumenti di cittadinanza attiva.

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Giuseppe Cassano, Direttore del Dipartimento di SCIENZE GIURIDICHE – della Innovazione, di Internet e della Intelligenza Artificiale – di Roma, Firenze e Milano della European School of Economics

Professore, nel dibattito referendario attuale sembra prevalere lo scontro frontale. Lei invece richiama alla necessità di recuperare il rigore scientifico. Perché è così fondamentale oggi?

L’analisi deve necessariamente fondarsi sui dati, sul diritto positivo e sul contesto istituzionale. Sottrarre il tema referendario alla logica dello scontro politico non è un esercizio accademico, ma una necessità per la tenuta del sistema. Il rigore scientifico funge da filtro: permette di osservare la norma per ciò che è e per come si inserisce nell’ordinamento, evitando che diventi un mero vessillo ideologico.

Consumerismo.it pone l’etica e la responsabilità al centro di ogni azione. Lei ha sollevato il tema della “tirannia della minoranza” legato all’astensionismo. Qual è il rischio per la qualità democratica?

Il rischio è concreto: se l’affluenza è bassa, una piccola porzione di elettori finisce per decidere per l’intera collettività. La partecipazione non è solo un diritto, ma una responsabilità decisiva. Quando il cittadino rinuncia al voto, delegittima indirettamente lo strumento referendario e permette che scelte strutturali siano guidate da minoranze organizzate. La qualità della democrazia si misura anche sulla capacità di coinvolgere il corpo elettorale nel merito delle questioni.

Spesso i cittadini faticano a distinguere tra il quesito tecnico e il racconto che ne fanno i media. Come possiamo difenderci dalle narrazioni semplificate?

È essenziale distinguere il contenuto normativo dalle sue rappresentazioni mediatiche. La narrazione tende a polarizzare, a creare fazioni “pro” o “contro” semplificando eccessivamente le implicazioni giuridiche. Comprendere davvero le conseguenze di un voto significa leggere il quesito nel suo contesto normativo, senza lasciarsi condizionare dagli slogan. Invito sempre a coltivare il dubbio e a studiare il merito, perché è lì che risiede la vera comprensione dell’impatto di una norma.

Le leggi non sono entità isolate. Quanto pesa il contesto storico e sociale nell’interpretazione di questo referendum?

Le norme non operano mai nel vuoto. Le condizioni sociali, culturali e istituzionali mutano costantemente e interpretare il presente significa saper leggere il quadro complessivo. Una norma che aveva un senso dieci anni fa potrebbe avere un impatto diverso oggi. Per questo, l’analisi non può essere statica: dobbiamo chiederci come il quesito referendario si inserisca nell’attuale evoluzione della società e della tecnologia, mantenendo sempre un equilibrio tra diritto e realtà vissuta.

In conclusione, quale auspicio rivolge agli elettori e ai suoi colleghi studiosi?

L’auspicio è quello di non radicalizzare le posizioni. Agli studiosi spetta il compito di offrire strumenti di analisi terzi e profondi; ai cittadini quello di informarsi con pazienza. La democrazia vive di confronto, ma un confronto è fertile solo se basato sulla reciproca comprensione delle ragioni tecniche e sul rispetto del metodo scientifico.

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