Rimborsi, partnership, progetti per la comunità: le cifre investite si conoscono sempre, il valore prodotto quasi mai. Cos'è lo SROI, come si calcola con un esempio passo per passo e quali limiti conoscere prima di usarlo.
Ottavo appuntamento della rubrica “Economia Sociale“. Un progetto per la comunità, una partnership con un ente non profit, un programma a favore dei clienti: le cifre investite si conoscono sempre, il valore prodotto quasi mai. Lo SROI serve a misurarlo. Ecco come funziona, con un esempio passo per passo, e quali limiti conoscere prima di usarlo.
Immagina che la tua azienda finanzi per un anno un progetto di educazione al consumo rivolto agli anziani del territorio: come riconoscere una truffa telefonica, come leggere una bolletta, come difendersi da un contratto luce o gas attivato senza consenso. Diecimila euro, dieci incontri nei centri anziani e nelle parrocchie, e un punto di ascolto dove portare bollette e contratti da far verificare. A fine anno arriva il report: trecento partecipanti, dieci incontri, cinquecento opuscoli distribuiti. Sono numeri veri, e non è poco. Ma rispondono a una sola domanda: cosa è stato fatto.
Non dicono quante persone hanno davvero riconosciuto e respinto un raggiro, quanti soldi sono rimasti nelle loro tasche, quanti contratti svantaggiosi sono stati corretti. E non dicono nemmeno se quei diecimila euro avrebbero prodotto di più in un altro progetto. È la differenza che separa una spesa sociale da un investimento sociale: la prima si rendiconta con quanto si è speso, il secondo con quanto si è ottenuto.
Chi si occupa di valutazione distingue tre livelli, e conviene tenerli a mente ogni volta che si legge un report. Le attività sono ciò che il progetto ha fatto: i dieci incontri. I risultati sono ciò che è cambiato per le persone coinvolte: truffe evitate, bollette corrette, più sicurezza nel rispondere al telefono. L’impatto è la parte di quel cambiamento che si deve davvero al progetto, al netto di ciò che sarebbe successo comunque e del contributo di altri.
La maggior parte dei report si ferma al primo livello, perché è il più facile da contare. Lo SROI prova ad arrivare al terzo, e a dargli un valore che si possa confrontare con l’investimento.
Lo SROI (Social Return on Investment) risponde a una domanda: per ogni euro investito, quanto valore torna alle persone e alla collettività? Il modo migliore per capirlo è seguirlo su un caso concreto. Il progetto è di quelli che un’associazione di consumatori conosce bene, ma i numeri che seguono sono inventati a scopo illustrativo: conta il ragionamento, non il risultato.
Primo passo: chiedere a chi è coinvolto. Non si parte dagli indicatori, si parte dalle persone. A sei mesi dalla fine degli incontri si ricontattano i partecipanti, i loro familiari e chi gestisce il punto di ascolto, e si chiede cosa è cambiato. Emergono due cambiamenti principali: alcuni partecipanti hanno riconosciuto e respinto un tentativo di truffa o di contratto non richiesto, e altri hanno corretto un contratto svantaggioso dopo averlo fatto verificare.
Secondo passo: misurare il cambiamento. Ogni cambiamento va tradotto in un indicatore verificabile. Dal questionario di ritorno risulta che quaranta partecipanti hanno respinto un tentativo di raggiro, riconoscendolo grazie a quanto appreso. Dai registri del punto di ascolto risulta che sessanta persone hanno cambiato o corretto un contratto luce, gas o telefono.
Terzo passo: dare un valore. Qui lo SROI fa la sua scelta più delicata: assegnare a ogni cambiamento un valore economico, con riferimenti dichiarati. Per una truffa evitata si può usare la perdita che la persona avrebbe subito; ipotizziamo in media 250 euro. Per un contratto corretto, il risparmio annuo in bolletta; ipotizziamo 200 euro. Il valore lordo è quindi di 10.000 euro per le truffe evitate e 12.000 euro per i risparmi.
Quarto passo: togliere ciò che non è merito del progetto. È il passaggio che distingue un calcolo serio da un volantino. Qualcuno avrebbe riconosciuto la truffa comunque: ipotizziamo il 30%. E una parte del merito va ad altri, dalle campagne informative delle banche agli avvisi delle forze dell’ordine: ipotizziamo il 25%. Il valore netto delle truffe evitate scende così da 10.000 a 5.250 euro. Per i risparmi, ipotizziamo che un quinto di quei contratti sarebbe stato corretto anche senza il progetto: dei 12.000 euro iniziali restano 9.600 euro.
Il risultato. Il valore netto complessivo è di 14.850 euro, a fronte di 10.000 euro investiti: un rapporto di circa 1,5 a 1. Per ogni euro, il progetto ha restituito circa un euro e cinquanta di valore sociale. E non è tutto: la serenità di chi oggi risponde al telefono senza paura, o la fiducia ritrovata nel rapporto con i fornitori, non entrano nel calcolo perché sono difficili da monetizzare. Un buon rapporto SROI le racconta comunque, accanto al numero.
Ora prova a cambiare una sola ipotesi: se i contratti corretti fossero trenta invece di sessanta, il rapporto scenderebbe a circa 1 a 1. Basta una sola ipotesi per spostare il risultato. Per questo un calcolo serio mostra sempre come cambia il numero al variare delle scelte fatte: si chiama analisi di sensibilità, ed è la prima cosa da cercare quando qualcuno ti presenta uno SROI.
Un’ultima nota, di natura fiscale: se il progetto è sostenuto con una donazione a un ente del Terzo settore, il contributo può essere dedotto dal reddito dell’impresa, nei limiti previsti dal Codice del Terzo settore, e il suo costo reale scende. Ne abbiamo parlato nella quarta puntata della rubrica, “Quanto costa davvero una donazione? Meno di quanto pensi“.
Lo stesso schema vale per molti altri progetti: un percorso di educazione finanziaria nelle scuole, un’iniziativa contro la dispersione scolastica, un intervento per la comunità in cui l’azienda ha sede. Cambiano i beneficiari, gli indicatori e i valori di riferimento, non il metodo. E una donazione o una partnership con un ente non profit può essere valutata allo stesso modo, per sapere cosa ha prodotto il contributo e non solo dove è andato. Un piano di welfare aziendale può essere misurato per capire quali servizi migliorano davvero la vita dei dipendenti, come abbiamo visto qualche settimana fa a proposito dei benefit che restano inutilizzati.
E poi ci sono le misure a favore dei clienti, dove la misurazione rivela spesso sorprese. Prendi un programma di rimborsi da un milione di euro: se lo richiede solo un cliente su tre, perché la procedura è complicata o l’informazione non arriva, il valore che raggiunge davvero le persone è un terzo di quello annunciato. Misurare non serve solo a raccontare il risultato dopo, ma a progettare meglio prima: semplificare la richiesta, scegliere i canali giusti, decidere tra un rimborso e un voucher sapendo quale dei due verrà usato.
Su questo fronte c’è un segnale recente. In un procedimento antitrust chiuso quest’estate con impegni da decine di milioni di euro a favore dei consumatori, abbiamo proposto all’Autorità di misurarne il valore con lo SROI. L’Autorità ha ritenuto che non fosse necessario, perché la verifica sull’esecuzione degli impegni è affidata a un fiduciario indipendente. Ma la proposta è stata riportata nel provvedimento: per quanto ci risulta, è la prima volta che la misurazione dell’impatto sociale entra nel testo di una decisione dell’Autorità antitrust. Un piccolo passo, che dice molto della direzione: anche le misure verso i consumatori verranno giudicate sempre meno per quanto costano e sempre più per ciò che producono.
Per un’impresa i vantaggi sono concreti. Il primo è che la spesa diventa prova: non “abbiamo stanziato 10.000 euro”, ma “10.000 euro hanno prodotto un valore stimato di 14.850”, con un metodo dichiarato. È un numero che regge nella rendicontazione di sostenibilità e davanti ai propri stakeholder. Il secondo è la prevenzione delle contestazioni: dopo le nuove regole sulle vendite solidali, ogni impegno sociale dichiarato è una promessa che qualcuno può verificare, e chi misura arriva prima delle domande scomode. Il terzo è che orienta le scelte: uno SROI previsionale, calcolato prima di partire, permette di confrontare progetti alternativi e di scegliere quello che genera più valore a parità di spesa. È il ragionamento dell’ufficio acquisti, applicato all’impatto.
Ma lo SROI ha anche dei limiti, e conoscerli è parte del metodo. Come abbiamo visto nell’esempio, e come dicevamo la settimana scorsa a proposito del bilancio sociale, il numero finale dipende dalle ipotesi su cui si regge: va letto, non solo citato. Per questo gli SROI di progetti diversi non si confrontano come classifiche: un 3 a 1 calcolato con ipotesi prudenti può valere più di un 5 a 1 costruito con ipotesi generose. Infine, la misurazione deve essere proporzionata: per un piccolo progetto bastano pochi indicatori ben scelti, mentre lo SROI completo si giustifica quando l’investimento è rilevante o quando i risultati vanno dimostrati a terzi.
La misurazione dell’impatto fa parte del nostro modo di lavorare, nei progetti come nei tavoli istituzionali. Siamo il link tra i Consumatori, le Istituzioni, i Media e il Mercato, e da questo punto di osservazione conosciamo bene la prospettiva di chi il valore lo riceve, oltre a quella di chi lo finanzia.
Progetti come quello dell’esempio, dall’educazione al consumo alla prevenzione delle truffe, sono il nostro lavoro di ogni giorno: possiamo costruirli insieme alla tua impresa e misurarne l’impatto fin dall’inizio. Offriamo inoltre la valutazione di impatto di progetti sociali e di misure rivolte ai consumatori: dall’ascolto dei beneficiari alla mappa dei cambiamenti, dagli indicatori fino al calcolo SROI quando l’investimento lo giustifica. Il valore è doppio: numeri solidi per la rendicontazione di sostenibilità, e la credibilità di una misurazione condotta da un ente terzo che i consumatori riconoscono come proprio.
Le cifre stanziate fanno i titoli, il valore misurato fa la differenza. Un’economia sociale matura non si accontenta di sapere quanto si spende: vuole sapere quanto vale. E le imprese che imparano a rispondere per prime avranno dalla loro il bene più scarso del mercato: la fiducia.
Stai progettando un’iniziativa sociale o una misura verso i clienti e vuoi poterne dimostrare il valore? Scrivici attraverso il seguente form: il primo confronto serve a capire quale misurazione è proporzionata al tuo progetto.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere divulgativo e non sostituiscono la consulenza sul caso concreto.
L’autore. Giovanni Riccobono è Direttore Generale di Consumerismo No Profit APS ETS. Master di I livello in Scienze e Management degli Enti del Terzo Settore (Università LUMSA).