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Si è concluso il Master in Scienze e Management degli Enti del Terzo Settore, promosso dall’Università LUMSA e giunto alla sua seconda edizione, un percorso formativo pensato per preparare dirigenti, quadri e operatori chiamati a governare la crescente complessità degli Enti del Terzo Settore (ETS).
Il contesto in cui il Master si inserisce è quello di un comparto in forte e costante espansione. Secondo gli ultimi dati ISTAT (2022), in Italia operano circa 360 mila organizzazioni non profit, con oltre 920 mila dipendenti, registrando un aumento rispettivamente del 5% e del 13% rispetto al 2016. Le entrate complessive superano i 70 miliardi di euro annui, a conferma di come il Terzo Settore non rappresenti più soltanto un ambito solidaristico o residuale, ma un vero e proprio attore economico e sociale strutturale del Paese.
In questo scenario, il Master in Scienze e Management degli Enti del Terzo Settore si pone l’obiettivo di qualificare in modo innovativo l’offerta formativa a livello manageriale, rivolgendosi a chi intende contribuire alla costruzione di una nuova cultura di governo degli ETS. Una cultura capace di coniugare missione sociale, sostenibilità economica, capacità organizzativa e responsabilità pubblica, fornendo risposte concrete ai bisogni di una società sempre più frammentata e in rapido cambiamento.
Il percorso mira a formare persone motivate e consapevoli, chiamate a interpretare l’interesse pubblico come un bene collettivo, di cui però qualcuno deve assumersi la responsabilità diretta, traducendo valori e finalità sociali in modelli operativi efficaci.
La partecipazione di Consumerismo No Profit
Al Master ha preso parte anche Giovanni Riccobono, Direttore Generale di Consumerismo No Profit, in un percorso intrapreso con l’obiettivo di portare un valore aggiunto concreto alla crescita associativa. Un investimento formativo orientato a rafforzare competenze manageriali, visione strategica e capacità di governo dell’organizzazione, in un’ottica di evoluzione del ruolo delle associazioni dei consumatori all’interno del Terzo Settore.
La partecipazione al Master si inserisce in una più ampia riflessione sul futuro della tutela consumeristica, sempre più chiamata a superare una logica esclusivamente reattiva e contenziosa, per assumere un ruolo attivo nella prevenzione, nella governance dei servizi e nella costruzione di relazioni equilibrate tra cittadini, mercato e istituzioni.
Un Master attraversato da esperienze e responsabilità diverse
Il Master ha visto la partecipazione di profili provenienti da ambiti istituzionali, fondazioni, amministrazioni pubbliche e grandi organizzazioni del Terzo Settore, a testimonianza della natura trasversale e strategica del percorso.
Tra i partecipanti al Master figurano anche profili e organizzazioni di assoluto rilievo nel panorama istituzionale e del Terzo Settore, come Mattia Baiutti, Segretario Generale della Fondazione Intercultura, Marco Tribuzio, Consigliere Generale della Fondazione Banco di Napoli, Giuseppe Politanò, Vice-Sindaco del Comune di Polistena, Marta Sciaraffia, consulente di Save the Children, e Francesco Trambarulo per la Fondazione Napoli C’entro.
Si tratta di alcune tra le esperienze più rappresentative di un’aula composita e qualificata, che ha riunito competenze, ruoli e sensibilità differenti, contribuendo ad arricchire il confronto e il lavoro sul campo. Una pluralità di punti di vista accomunati da un obiettivo condiviso: rafforzare la capacità di management, visione e impatto degli Enti del Terzo Settore.

Le giornate a San Patrignano
Il momento conclusivo del percorso formativo stato rappresentato dalle due giornate di approfondimento presso la Comunità di San Patrignano, che hanno permesso agli studenti di confrontarsi direttamente con uno dei modelli più avanzati e riconosciuti di impresa sociale e cooperazione strutturata.
La prima giornata si è articolata in una sessione frontale ad alto contenuto strategico, durante la quale il Prof. Filippo Giordano, il Prof. Giuseppe Ambrosio, docenti LUMSA, e Monica Barzanti, responsabile dei rapporti internazionali della Fondazione San Patrignano, insieme a Marco Tamagnini, Amministratore Delegato della Cooperativa Sociale San Patrignano Società Agricola, hanno illustrato il modello di impresa sociale come strumento capace di colmare, in modo concreto, i limiti della pubblica amministrazione e di una parte del non profit tradizionale.
L’attenzione si è concentrata sulla struttura organizzativa della Comunità, sul ruolo del lavoro come leva educativa e sulla necessità di superare un approccio esclusivamente assistenziale. Un modello che punta invece a intervenire a monte delle fragilità, costruendo percorsi di autonomia, responsabilità e sostenibilità, capaci di durare nel tempo.
La seconda giornata è stata dedicata a un percorso immersivo all’interno della Comunità dove, San Patrignano, è stata presentata come un vero e proprio modello di “effetto città”.
Una comunità strutturata come un ecosistema sociale completo, in cui lavoro, formazione, relazioni e responsabilità condivisa diventano parte integrante del percorso di recupero. Al centro vi è la terapia ambientale, un approccio che non si limita all’intervento sul singolo, ma trasforma l’ambiente quotidiano in uno spazio educativo e rigenerativo, capace di restituire dignità, competenze e senso di appartenenza. Un modello che dimostra come la cura possa diventare progetto collettivo e come l’organizzazione dello spazio e delle relazioni possa generare impatto sociale duraturo.
Gli studenti sono stati accompagnati alla scoperta delle diverse attività in cui sono impegnati gli ospiti e delle storie personali di chi ha scelto di riprendere in mano la propria vita, offrendo una testimonianza diretta del valore umano e sociale di un sistema basato su disciplina, lavoro e responsabilità individuale.
Durante la visita è emerso un messaggio capace di lasciare il segno:
«Il percorso in Comunità è un’esperienza che dovrebbe riguardare tutti, indipendentemente dalle dipendenze, perché permette di prendersi il tempo necessario per lavorare su se stessi. Un tempo che, nella vita quotidiana, spesso segnata dalla frenesia, è sempre più difficile trovare».
In questo senso – spiega Giovanni Riccobono – il confronto con le testimonianze vissute all’interno della Comunità ha reso evidente come, nella quotidianità, piccoli problemi vengano spesso amplificati, assumendo un peso sproporzionato rispetto alla loro reale portata. Ascoltare il racconto di chi ha dovuto ricostruire la propria vita partendo da condizioni di estrema fragilità, o di chi è ancora impegnato in questo percorso dopo essere arrivato molto in basso, restituisce una prospettiva diversa: ridimensiona l’urgenza del superfluo, riporta al centro l’essenziale e ricorda quanto il tempo, la cura di sé e la responsabilità personale siano elementi decisivi nei processi di cambiamento reale.
Verso la discussione delle tesi: Consumerismo come caso studio
Il percorso formativo si concluderà ufficialmente il 27 marzo 2026, con la sessione di discussione degli elaborati di tesi. In questa occasione Consumerismo No Profit sarà raccontata come caso studio di modello innovativo per un Ente del Terzo Settore impegnato nella tutela del consumatore, riconoscendo all’Associazione un ruolo attivo nella sperimentazione di nuove forme di rappresentanza, prevenzione e responsabilità sociale.
Un passaggio che conferma come la formazione manageriale, se ancorata ai territori e alle esperienze concrete, possa diventare uno strumento strategico per rafforzare il ruolo pubblico e sociale degli ETS, accompagnando il Terzo Settore verso una fase di maturità fondata su competenza, visione e capacità di impatto reale.
Il Commento di Luigi Gabriele, Presidente di Consumerismo No Profit
Esprimo profonda gratitudine al nostro Direttore Generale, Giovanni Riccobono, per aver intrapreso e completato questo percorso. Sin dalla nascita di Consumerismo, siamo stati consapevoli che una missione di alto profilo e una capacità politica avanzata non fossero sufficienti senza una struttura organizzativa d’eccellenza.
La nostra visione originaria prevedeva che l’associazione operasse con una capacità di management e una solidità gestionale pari a quella di un’azienda. Per questa ragione, già nel primo statuto, abbiamo previsto la figura del Direttore Generale come volano delle attività associative.
La nostra forza è stata poter contare su un Direttore che non solo ha partecipato alla genesi dell’organizzazione, ma che ha compreso pienamente l’importanza di questo ruolo. Oggi, per qualsiasi realtà del Terzo Settore che ambisca a un impatto sociale rilevante e gestisca la complessità delle nostre dimensioni, una guida manageriale di questo tipo è essenziale per garantire una crescita ordinata e omogenea.
Un ringraziamento speciale va a Giovanni Riccobono per la consapevolezza dimostrata e per aver voluto condividere questo percorso con l’associazione. Questo impegno ci porterà, il prossimo 27 marzo, a celebrare un risultato che è patrimonio comune di tutta Consumerismo.



