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Il prossimo 22 e 23 marzo 2026 l’Italia sarà chiamata a esprimersi su una delle riforme più profonde dell’ordinamento giudiziario dell’era repubblicana. Il referendum costituzionale, nato dalla proposta del governo Meloni, non è solo un passaggio tecnico, ma un bivio per l’architettura democratica del Paese. In vista del seminario “Diritto, Democrazia e Società” che si terrà il 4 febbraio presso la sede ESE di Roma, abbiamo approfondito il tema con il Professor Giuseppe Cassano.

Professor Cassano, il dibattito sulla riforma della giustizia ha raggiunto un punto di svolta. Qual è il senso profondo dell’incontro organizzato dal Suo Dipartimento a Palazzo Bonadies Lancellotti?
Il nostro obiettivo è fornire gli strumenti per comprendere la portata di una consultazione che incide direttamente sull’equilibrio dei poteri. Il referendum riguarda modifiche costituzionali di rilievo: dalla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri alla scomposizione del Consiglio Superiore della Magistratura in due distinti organismi, fino all’introduzione del sorteggio per la selezione dei membri e l’istituzione della Corte disciplinare. Sono temi che richiedono un’analisi tecnica rigorosa, lontana dagli slogan, per restituire al cittadino la consapevolezza del voto.
La riforma vede contrapposizioni nette: da un lato la maggioranza che parla di efficienza e trasparenza, dall’altro l’opposizione che teme per l’indipendenza della magistratura. Come si inserisce il seminario in questa polarizzazione?
Proprio perché il dibattito è così acceso, abbiamo scelto di riunire le voci più autorevoli del panorama giuridico italiano. Avremo il contributo di accademici come Giorgio Spangher e Antonella Marandola, l’esperienza della Prima Presidente emerita della Cassazione, Margherita Cassano, e il punto di vista dell’Associazione Nazionale Magistrati con Marcello De Chiara. La presenza di figure come Giuseppe Santalucia, Giandomenico Caiazza e i costituzionalisti Giovanni Guzzetta e Massimo Donini garantisce un confronto che copre l’intero spettro delle posizioni in campo. La moderazione di Valentina Stella de Il Dubbio aiuterà a mantenere il focus sulla chiarezza informativa.
Perché la European School of Economics ha deciso di dedicare una sessione specifica al “valore del Referendum”?
Perché crediamo che la formazione giuridica non possa prescindere dall’impatto sociale. La giustizia è un bene comune. In un momento in cui il sistema è chiamato a rinnovarsi per rispondere a esigenze di celerità e garanzia, il voto popolare diventa decisivo. Il seminario del 4 febbraio è un invito alla riflessione prima dell’azione nelle urne.





