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Rigettati oltre il 50% nei contratti luce e gas per violazioni: l’Antitrust assolve, i consumatori continuano a pagare

Nei procedimenti AGCM n. 31482 e 31516 del 2025 sulle forniture energetiche, i processi di vendita vengono promossi nonostante un tasso di non-conformità superiore al 50%.

In un normale processo industriale, un tasso di scarto del 50% sarebbe considerato un disastro gestionale: nessuna azienda sana si vanterebbe di buttare via metà di ciò che produce e nessun direttore di produzione resterebbe al suo posto.

Eppure, nel delicato ambito della vendita di energia elettrica e gas ai consumatori, un livello di non conformità di questa entità viene di fatto tollerato,  legittimato e persino presentato come prova di efficienza dei controlli.

Il caso emerge dai provvedimenti n. 31482 [1] e n. 31516 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (), adottati nel marzo 2025 e relativi al processo di vendita dei servizi energetici svolto da due Fornitori (mandanti) e call center in qualità di mandatari.

Nei documenti si legge che nel 2024 i contratti scartati sono circa 3.500-4.000 al mese,  con un’incidenza che supera il 50% dei contratti proposti dai teleseller.

In termini industriali, significa che il “processo di vendita” – che è comunque un processo aziendale chiave – presenta un livello di non-conformità enorme, tale da rendere del tutto inaffidabile anche ciò che non viene scartato [3]. Se metà delle proposte contrattuali risulta viziata da irregolarità, nessun sistema di controllo può garantire davvero che il restante 50% sia esente da non-conformità o violazioni.

In qualunque contesto produttivo moderno, di fronte a questi numeri l’azienda fermerebbe il processo, lo ridisegnerebbe dalle fondamenta e rimuoverebbe i responsabili della produzione e della qualità. Nel caso in esame, invece, il sistema viene mantenuto e semplicemente sottoposto a controlli più intensi, come se si potesse compensare una struttura intrinsecamente distorta con un surplus di verifiche a valle.

Ancora più grave è la natura delle non conformità riscontrate. Gli scarti non dipendono da banali errori formali, ma da comportamenti non-conformi al Codice del Consumo deliberatamente messi in atto da parte dei teleseller: conclusione di contratti e attivazione di forniture di energia elettrica e/o gas in assenza di una reale manifestazione di volontà del consumatore, oltre ad altre pratiche similari. Si tratta, in sostanza, di contratti nati da telefonate aggressive, informazioni fuorvianti o addirittura inesistenti contatti effettivi con il cliente.

Non è un episodio isolato. Il Fornitore, destinatario del provvedimento citato,  era già stato colpito dal provvedimento AGCM n. 31054 [2]  del 30 gennaio 2024, con una sanzione di 900.000 euro per “attivazioni di forniture non richieste, uso di registrazioni manipolate, richieste di corrispettivi non dovuti, indebito depotenziamento o disalimentazione dei punti di prelievo, oltre a omesso o tardivo invio della documentazione contrattuale e ostacoli all’esercizio del diritto di ripensamento.  Nel corso dell’attività ispettiva AGCM aveva acquisito evidenze per circa 1.000-1.500 reclami ricevuti dal Fornitore, in meno di 5 mesi del 2023,  per attivazioni non richieste. E a due anni di distanza le vicende, che invocherebbero il codice penale,  ancora si ripetono.

Alla luce di questi precedenti, la scelta dell’Autorità di considerare soddisfacenti gli interventi adottati e di archiviare i procedimenti arriva come un messaggio ambiguo: anziché pretendere un ripensamento radicale del modello di vendita, si finisce per benedire un processo che continua a generare un’enorme quota di rapporti contrattuali viziati in partenza.

Il risultato concreto, per i consumatori, è sotto gli occhi di tutti: telefonate insistenti da parte di call center che spesso usano argomenti falsi o fuorvianti per proporre cambi di fornitore, offerte presentate come obbligate o urgenti, contratti che in troppi casi vengono attivati senza un consenso pienamente consapevole. In circa metà delle situazioni, questi contratti vengono poi scartati dalla stessa filiera; nell’altra metà, passano e producono effetti reali sulle bollette delle famiglie.

In un simile scenario, l’assoluzione “per buona volontà” del Fornitore  e del sistema di controllo suonano stonate. Se un processo con più del 50% di non conformità viene descritto come un “successo del controllo”, il sospetto è che si sia smarrito il riferimento più elementare del buon senso industriale: quando metà di ciò che si fa è da buttare, la soluzione non è contare meglio i rifiuti, ma cambiare radicalmente modo di lavorare. Chi non lo fa non è entrato ancora nell’era industriale … ed è in ritardo di soli 150 anni.

Note:

[1] IP374 – SEI SERVIZIO ENERGETICO ITALIANO/ATTIVAZIONI NON RICHIESTE  – prov. N. 31482 – 04/03/2025 – Non violazione

https://www.agcm.it/dotcmsCustom/tc/2030/3/getDominoAttach?urlStr=81.126.91.44:8080/C12560D000291394/0/CC229C919B3DD148C1258C5700355EBD/$File/p31482.pdf

[2] PS12557 – SEI SERVIZIO ENERGETICO ITALIANO/ATTIVAZIONI NON RICHIESTE –  prov. N. 31054 – 30/01/2024 – Pratica scorretta e Violazione Consumer Rights

https://www.agcm.it/dotcmsCustom/tc/2029/2/getDominoAttach?urlStr=81.126.91.44:8080/C12560D000291394/0/CA97A38610EDF175C1258AC80032C7D0/$File/p31054.pdf

[3] In qualsiasi processo industriale, sia esso un processo di produzione o una sequenza di attività umane che dà esito ad un prodotto non tangibile (es. la firma di un contratto),   è connaturata una difettosità.  La difettosità e definita come non-conformità ad un insieme di specifiche.  Sistemi di controllo vengono messi in atto per fermare gli elementi  “non-conformi” e “scartarli”. Nessun sistema di controllo garantisce la totale efficienza, in altre parole, sussiste una probabilità che un elemento non-conforme sfugga ai controlli e venga inviato al mercato o al successivo processo di elaborazione. Si chiama “escape”.

Per garantire un livello accettabile di “escape” è necessario governare la difettosità intrinseca del processo.

I processi industriali più avanzati sono progettati e sono realizzati per garantire  una difettosità del  0,0003% .

Roberto Zavatti

Laurea in Fisica (1984) e specializzazione al MIP , ha lavorato nell’industria elettronica internazionale in vari settori (aerospazio, semiconduttori, IT, EMS, energia) e in diverse funzioni (R&D , sviluppo prodotti, produzione, vendita) coprendo posizioni manageriali e di consulenza. Da pensionato e volontario collabora con Enti del Terzo Settore per la realizzazione di Comunità Energetiche ed in supporto alle tematiche di Povertà Energetica. Orgogliosamente nonno, ex maratoneta, ex ufficiale di complemento dei Carabinieri.

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