Il Rientro dei Fratelli

Una domanda che arriva dall’estero: l’Italia oltre il turismo

Dalla riscoperta delle radici a una nuova domanda globale: l’Italia si afferma come ecosistema produttivo e culturale capace di generare relazioni economiche durature oltre il turismo.

Per anni abbiamo raccontato il legame tra Italia e comunità nel mondo come qualcosa di culturale, identitario, emotivo.

Oggi stanno emergendo segnali diversi.

Sempre più spesso, dall’estero non arriva solo una domanda di viaggio.
Arriva una domanda di accesso.

Accesso ai territori.
Accesso alle imprese.
Accesso ai sistemi produttivi italiani.

Alcuni articoli usciti recentemente su media della diaspora — come quelli pubblicati su Il Newyorkese e Good Morning Italy — iniziano a raccontare proprio questo passaggio.
L’Italia non è più vista semplicemente come una destinazione, ma come un insieme di sistemi territoriali vivi, in cui produzione, cultura materiale e identità si intrecciano.

Questo cambia il tipo di relazione con il Paese.

Non più solo visitarlo, ma comprenderlo.
Non più solo viverlo temporaneamente, ma costruire un’interazione più stabile.

Non è ancora un fenomeno pienamente strutturato.
Ma non è nemmeno più solo potenziale.

Negli ultimi anni, i dati sul turismo delle radici hanno già evidenziato l’esistenza di una domanda diffusa verso l’Italia da parte di persone con un legame familiare o culturale con il Paese.

Questo elemento è rilevante, ma non esaurisce ciò che sta emergendo oggi.

Accanto alla domanda di viaggio, si sta affiancando qualcosa di diverso:
una richiesta più diretta di accesso ai territori e ai sistemi produttivi.

In diversi contesti iniziano già a vedersi segnali concreti:
imprese che si aprono a pubblici internazionali legati all’Italia,
territori che si presentano come ecosistemi produttivi,
prime interazioni che vanno oltre il turismo.

Il punto non è se questa dinamica crescerà.

È che ha già iniziato a farlo.

Questo apre una domanda, ancora in parte implicita, per molti enti territoriali:

come intercettare questa domanda senza lasciarla frammentata?
come trasformarla in relazioni economiche reali?

Perché quando una dinamica emerge senza essere accompagnata, tende a disperdersi.

E, nel tempo, rende sempre più evidente l’opportunità di dotarsi di strumenti in grado di facilitarne l’accesso, la continuità e la qualità delle relazioni che ne derivano.

E qui entra in gioco un tema più ampio.

La relazione tra Italia e comunità nel mondo può evolvere:
da culturale a economica,
da episodica a strutturata.

Non si tratta di creare qualcosa di nuovo.
Si tratta di riconoscere qualcosa che sta già accadendo e renderlo più accessibile, più leggibile, più efficace.

In fondo, la vera scelta è strategica.

Continuare a considerare l’Italia una destinazione.
Oppure iniziare a considerarla anche una piattaforma di relazioni economiche globali, basate sull’identità.

 

Luigi Gabriele

Presidente di Consumerismo no Profit, e responsabile editoriale di Consumerismo.it. Segno zodiacale Cancro. Laurea in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma (indirizzo politico-amministrativo, per chi ancora crede nelle etichette), giornalista e comunicatore pubblico regolarmente censito nelle rispettive anagrafi di categoria. Ha trascorso gli anni della formazione tra aule accademiche e palazzi del potere, specializzandosi in affari regolatori e relazioni istituzionali, prima di capire che il vero potere risiede nel portafoglio (spesso vuoto) del cittadino. Dal 2008 ha scelto la trincea del sociale come attivista, trasformandosi nell'incubo dei "cartelli" e nella voce fuori dal coro per la tutela dei consumatori. In questo ambito è diventato il volto e la parola delle principali organizzazioni del settore, prestando la propria expertise a molti gruppi di lavoro del Ministero dello Sviluppo Economico e alle Commissioni Parlamentari, dove tenta quotidianamente di tradurre i testi legislativi in una lingua comprensibile ai comuni mortali. Conoscitore anche dei gossip, delle autorità di vigilanza e regolazione italiane, dove ne analizza regolazione, posizioni e sopratutto comportamento. Vive un'ossessione cromatica per l'arancione e il blu scuro, colori eletti a divisa d'ordinanza tra cravatte, braccialetti e stemmi, nonché pantone ufficiale di Consumerismo No Profit, la lobby indipendente dei consumatori italiani di cui è Presidente. L'arancione è anche il tratto distintivo della sua Fiat 500 del 1971 serie L, acquistata per 4.000 euro con i risparmi accumulati in sei anni di mobilità elettrica estrema. Muovendosi tra i palazzi del potere di Roma su una mini bici elettrica, ha infatti evitato 10.000 euro di esborsi tra carburante, bolli e multe: un'operazione che, tra risparmio e rivalutazione dell'auto, ha generato un valore di 14.000 euro. La prova vivente che cambiare un’abitudine è il miglior investimento finanziario possibile. Consulente stabile per i principali media nazionali in materia di economia e consumi, ha la pessima abitudine di dire la verità sui prezzi anche quando non è conveniente per lo share. Quando non è impegnato a difendere i diritti altrui o a pedalare tra i ministeri, si rifugia in montagna per praticare trekking, cercando in quota quell'allineamento tra visione e azione che il livello del mare spesso offusca. Docente di comunicazione pubblica e istituzionale presso il Master di secondo livello in Mangement & Governance della PA dell'Università Niccolò Cusano, insegna ai futuri dirigenti che il senso viene sempre prima della velocità e che la coerenza è l'unica moneta che non svaluta mai. presidenza@consumerismo.it www.luigigabriele.it

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