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La palestra chiude e hai pagato un anno: come recuperare i soldi

Quota non goduta, clausole nulle, cambio di gestione e procedure: le strade nell'ordine che conserva il recupero, partendo dalla carta di credito.

Hai pagato un anno in anticipo, con lo sconto per chi paga tutto subito. Tre mesi dopo la saracinesca è abbassata, il telefono non risponde, e sui social la palestra ringrazia i soci. È una delle situazioni che arrivano più spesso allo sportello e una delle più difficili da risolvere dopo, perché il diritto al è chiaro ma il debitore spesso non c’è più.

Se la palestra chiude o interrompe il servizio il contratto si risolve per inadempimento e ti spetta la restituzione della parte non goduta, calcolata in proporzione, oltre all’eventuale danno. Le clausole che escludono ogni rimborso sono nulle. Se hai pagato con carta, la contestazione dell’addebito è la strada più rapida e va attivata subito, prima e a prescindere da tutto il resto.

Che cosa spetta quando il servizio cessa

L’abbonamento è un contratto con cui la palestra si obbliga a rendere disponibili i propri servizi per un periodo, a fronte del pagamento. Se chiude, sospende per lungo tempo o riduce in modo sostanziale i servizi, è inadempiente: hai diritto alla risoluzione e alla restituzione della quota relativa al periodo non goduto, oltre al risarcimento del danno se ce n’è uno documentabile.

Le clausole che escludono ogni rimborso in nessun caso, o che consentono alla palestra di chiudere senza restituire nulla, rientrano fra quelle che il Codice del consumo considera vessatorie e quindi nulle: non possono esserti opposte, e il fatto che tu le abbia firmate non le rende valide.

Il cambio di gestione

Un cambio di gestione o una cessione dell’attività non cancellano gli obblighi verso gli abbonati, ma il meccanismo va detto con precisione perché le due cose si confondono spesso.

Nella cessione d’azienda il Codice civile prevede che l’acquirente subentri nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda che non abbiano carattere personale, e che risponda dei debiti risultanti dai libri contabili obbligatori; il cedente, per i debiti anteriori, non è liberato se i creditori non hanno acconsentito.

Se un abbonamento passi automaticamente al nuovo gestore dipende quindi dal contratto e dalla forma concreta del passaggio, che spesso non è una cessione d’azienda ma la cessazione di una società e l’apertura di un’altra nello stesso locale. È il punto da verificare per primo, perché decide a chi scrivere: chiedi per iscritto a entrambi, al vecchio e al nuovo gestore, il dell’abbonamento o la restituzione della quota non goduta.

La carta di credito, prima di tutto

Se hai pagato con carta, chiedi all’emittente la contestazione dell’addebito per servizio non reso, nei termini previsti dai circuiti, che si contano dalla transazione e sono di mesi: come funziona e quali sono i limiti. Vale anche per i pagamenti rateali con carta.

Questa è la strada che produce i risultati più rapidi, e va attivata senza attendere la risposta della società: aspettare significa, in molti casi, scoprire che i termini sono scaduti proprio mentre la società smetteva di rispondere. Per i pagamenti con bonifico o in contanti questa strada non esiste, e resta solo la richiesta alla società.

Come si chiede alla società

Con una lettera alla società titolare, inviata alla sede legale risultante dalla visura camerale: è il dato da recuperare per primo, perché quasi sempre è diversa dall’indirizzo della palestra e una lettera alla saracinesca non produce effetti.

Nella lettera: la dichiarazione di risoluzione per inadempimento, la richiesta di restituzione della quota non goduta con il calcolo in proporzione, un termine per il pagamento e l’avvertenza delle azioni successive.

Se la società fallisce o viene cancellata

Se è aperta una liquidazione giudiziale o un’altra procedura, il tuo credito per la quota non goduta va fatto valere dentro la procedura, con la domanda di ammissione al passivo nei termini, e quanto recuperi dipende dall’attivo: nella maggior parte dei casi è parziale o nullo. È l’altra ragione per cui la contestazione con carta va fatta subito.

Se la società viene semplicemente cancellata, i soci rispondono nei limiti di quanto hanno ricevuto in base al bilancio finale di liquidazione, e in alcuni casi può essere chiamato in causa chi ha amministrato. Sono strade tecniche, che hanno senso per importi rilevanti o per gruppi di abbonati che agiscono insieme, non per un abbonamento singolo.

Agire insieme agli altri abbonati

Quando una palestra chiude lasciando centinaia di abbonati, l’azione congiunta è la strada più efficace: le posizioni si sommano, i costi si dividono e un’associazione dei consumatori può raccogliere le adesioni e presentare una richiesta unica, oltre a valutare gli strumenti collettivi previsti dalla legge.

Chi si trova in questa situazione dovrebbe cercare gli altri abbonati prima di muoversi da solo: i gruppi si formano sui social nelle prime ore, ed è il momento in cui le informazioni sulla società e sui responsabili circolano.

Come tutelarsi prima

Diffida degli sconti per i pagamenti anticipati di lunga durata: un anno pagato subito è un prestito alla palestra, e il rischio d’impresa passa a te. Il mensile o il trimestrale costa un po’ di più e vale quasi sempre la differenza.

Paga con carta di credito, che consente la contestazione, e non con bonifico o contanti. Chiedi per iscritto che cosa succede in caso di chiusura o trasferimento, leggi le clausole su e rimborso, verifica la società titolare e da quanto opera. E conserva contratto, ricevute e comunicazioni: sono quelle che servono il giorno in cui il telefono non risponde.

Che cosa fa lo Sportello +Tutela

Lo Sportello +Tutela di Consumerismo recupera la visura della società titolare, che è il dato da cui dipende a chi va indirizzata la richiesta, e verifica se il passaggio di gestione è una cessione d’azienda o la sostituzione di una società con un’altra, perché le conseguenze sono diverse. Imposta per prima cosa la contestazione dell’addebito con carta, nei termini del circuito, e in parallelo la lettera di risoluzione con il calcolo della quota non goduta. Dove è aperta una procedura prepara la domanda di ammissione al passivo nei termini. Per le chiusure che coinvolgono molti abbonati raccoglie le posizioni e presenta una richiesta unica, che è la condizione in cui questi casi producono risultati. La verifica iniziale della posizione è gratuita. Segue la pratica fino alla definizione, nelle condizioni che ti vengono spiegate al primo contatto.

Quali documenti servono

Il contratto di abbonamento con le condizioni, le ricevute dei pagamenti con il mezzo utilizzato, la documentazione della chiusura o della sospensione con le date, fotografie e comunicazioni della palestra, la visura camerale della società, la lettera inviata con la prova di spedizione e i contatti degli altri abbonati.

Tempi realistici e possibili esiti

La contestazione dell’addebito con carta per servizio non reso produce di regola il rimborso in settimane, se i termini del circuito sono rispettati. La lettera alla società ottiene risultati quando la società esiste ancora e ha risorse, con tempi di settimane o mesi. Le procedure concorsuali hanno tempi di anni ed esiti spesso nulli. Lo Sportello imposta le strade nell’ordine che conserva le possibilità di recupero, senza poterlo garantire.

Per approfondire: Codice civile · Codice del consumo

Per lo Sportello +Tutela puoi anche scrivere a piututela@consumerismo.it o telefonare allo 0694805440.

Domande frequenti

La palestra ha chiuso: mi devono restituire i mesi non goduti?

Sì. La chiusura è un inadempimento che risolve il contratto, con diritto alla restituzione della quota per il periodo non goduto, in proporzione, e le clausole che escludono ogni rimborso sono nulle. Il problema è pratico, non giuridico: il debitore spesso non è più raggiungibile, quindi muoviti subito.

Ho pagato con carta di credito: posso avere il rimborso dalla banca?

Puoi chiedere all’emittente la contestazione dell’addebito per servizio non reso, nei termini previsti dai circuiti, che si contano dalla transazione. È la strada più rapida e vale anche per i pagamenti rateali con carta. Presenta la richiesta con contratto, ricevuta e prova della chiusura, senza attendere la risposta della società.

La palestra ha cambiato gestione e non riconosce il mio abbonamento.

Dipende dalla forma del passaggio: nella cessione d’azienda l’acquirente subentra nei contratti non personali e risponde dei debiti risultanti dai libri contabili, e il cedente non è liberato senza il consenso dei creditori. Se invece una società ha chiuso e un’altra ha aperto nello stesso locale, il discorso cambia. Scrivi per iscritto a entrambi e fai verificare le visure.

La società è fallita: ho perso tutto?

Il credito va fatto valere nella procedura con la domanda di ammissione al passivo, nei termini, e quanto recuperi dipende dall’attivo: spesso è parziale o nullo. Per questo la contestazione con carta va fatta subito e indipendentemente dalla procedura. Per importi rilevanti valuta l’azione congiunta con altri abbonati.

Quanto mi devono restituire esattamente?

La quota corrispondente al periodo non goduto, in proporzione alla durata dell’abbonamento: se hai pagato dodici mesi e ne hai usati tre, i nove restanti. Se avevi ottenuto uno sconto per il pagamento anticipato, il calcolo si fa sull’importo effettivamente pagato, non sul listino. Indica il calcolo nella lettera, perché una richiesta senza numeri si presta a essere rinviata.

Come evito di trovarmi in questa situazione?

Non pagando anticipi di lunga durata, che sono un prestito alla palestra: meglio il mensile o il trimestrale. Pagando con carta di credito e non con bonifico o contanti. Leggendo le clausole su chiusura e rimborso, verificando la società titolare e conservando tutto. Lo sconto per il pagamento anticipato raramente vale il rischio che ti fa correre.

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Giovanni Riccobono

Direttore Generale e Tesoriere di Consumerismo No Profit e professionista specializzato nella tutela dei consumatori, con una consolidata esperienza nel settore energetico. Da oltre dodici anni opera nel mondo delle utility, con particolare attenzione alla tutela energetica e alla gestione delle controversie. Nel corso della sua attività ha seguito migliaia di reclami e contribuito al recupero di oltre un milione di euro a favore dei consumatori. Blogger, divulgatore e autore di tre libri dedicati alla tutela energetica, ha progressivamente esteso il proprio percorso professionale al management del Terzo Settore, alla rappresentanza associativa e alle relazioni con istituzioni e mercato, conseguendo il Master in Scienze e Management degli Enti del Terzo Settore presso LUMSA.

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