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Consumerismo in audizione all’ARERA sul Quadro strategico 2026-2029: trentadue proposte per rafforzare tutela del consumatore e qualità dei servizi

Il Direttore Generale Giovanni Riccobono davanti al Collegio guidato da Nicola Dell’Acqua: terzo livello decisorio vincolante sulle controversie, indennizzi giornalieri come nella telefonia e un riferimento pubblico per i costi di vendita in bolletta

Roma, 10 settembre 2026 – Indennizzi che aumentano con ogni giorno di ritardo, un benchmark di riferimento pubblico per i costi di vendita applicati in bolletta e una decisione vincolante dell’Autorità per le controversie di piccolo importo.

Sono le tre richieste che Consumerismo No Profit ha portato all’audizione sul Quadro strategico 2026-2029, in corso a Roma il 10 e l’11 settembre, dove l’associazione ha depositato complessivamente trentadue proposte.

Le tre proposte che abbiamo scelto raccontano la stessa cosa da tre angolature diverse“, ha spiegato il Direttore Generale di Consumerismo Giovanni Riccobono davanti al Collegio. “Non solo nell’ottica di tutelare maggiormente il comsumatore, ma anche per cercare di elevare gli standard del settore energetico“.

Conciliazione, serve un terzo livello che vincoli l’operatore

Oggi il percorso stragiudiziale si ferma alla conciliazione: se l’accordo non si trova resta la giustizia ordinaria, una strada che per una controversia da poche centinaia di euro, con i tempi e i costi noti, di fatto non esiste. “Dall’esperienza degli sportelli constatiamo che spesso gli operatori faticano a riconoscere i propri errori anche davanti all’evidenza“, ha osservato Riccobono. “La motivazione che ci sentiamo dire più spesso è che non si vogliono creare precedenti. Così il consumatore è costretto ad accettare accordi al ribasso, perché il mancato accordo significherebbe soltanto rimandare il problema“.

Il Quadro strategico apre a un terzo livello decisorio davanti all’Autorità. Consumerismo chiede che diventi un impegno del quadriennio e non un’ipotesi, che la decisione sia vincolante per l’operatore almeno sotto una soglia di valore da individuare, con la stessa efficacia di titolo esecutivo già riconosciuta al verbale di accordo conciliativo, e che il fascicolo della conciliazione confluisca automaticamente nella fase decisoria, senza costringere il consumatore a ricostruire tutto da capo.

Reclami: 90,00€ una tantum contro i 7,50 euro al giorno della telefonia

Il secondo fronte è quello degli indennizzi. Se un fornitore non risponde a un reclamo nei termini, nell’energia l’indennizzo massimo è di 90 euro, una tantum. Nelle telecomunicazioni il ritardo costa invece ogni giorno che passa. Consumerismo propone di prendere in riferimento quella logica e introdurla nel settore energetico:

  • 2,50 euro per ogni giorno di ritardo nella risposta al reclamo, fino a un massimo di 300 euro
  • 5 euro al giorno per ogni giorno di permanenza forzata in un contratto attivato senza richiesta
  • 7,50 euro al giorno per il ritardo nell’attivazione del servizio, per ciascun servizio
  • 7,50 euro al giorno per sospensioni o cessazioni disposte senza presupposti o senza il preavviso previsto

Guardiamo la cifra dal punto di vista di chi deve decidere se risolvere il problema“, ha detto Riccobono. “Se rispondere e sistemare la posizione costa più dell’indennizzo, non rispondere diventa la scelta economicamente razionale. Il costo del ritardo è noto in anticipo, è basso ed è fisso. L’indennizzo giornaliero introduce la logica opposta: più tardi risolvi, più ti costa. Ed è l’unica che produce deterrenza“.

Secondo i dati ufficiali della relazione ARERA, nel 2025 sono stati erogati circa 23 mila indennizzi tra energia e gas, il 93 per cento dei quali per il superamento del tempo standard di risposta ai reclami scritti, per un totale di oltre un milione di euro. Oggi non esiste alcun indennizzo per le attivazioni non richieste né per il ritardo nella voltura.

Costi di vendita oltre i 1.200 euro l’anno senza contropartita

Il terzo punto riguarda il corrispettivo di commercializzazione e vendita, la componente della bolletta che dipende interamente dal venditore. Su quella voce non esistono oggi né un tetto, né un riferimento, né un obbligo di contropartita. “Dagli sportelli vediamo corrispettivi che arrivano oltre a cento euro al mese, milleduecento euro l’anno, applicati non a fronte di un servizio migliore o di servizi aggiuntivi, ma a fronte di niente“, ha affermato il Direttore Generale. “Quando il corrispettivo non ha alcun rapporto con il servizio reso non siamo davanti al normale lucro d’impresa. Il mercato libero così non è un mercato, è una giungla“.

L’associazione chiede all’Autorità di pubblicare un costo di vendita di riferimento, un solo numero pubblico e aggiornato periodicamente, oppure in alternativa di fissare un tetto massimo oltre il quale il venditore debba indicare quali servizi aggiuntivi reali giustifichino la differenza, accettati separatamente dal cliente. Il tema si lega a quello della trasparenza precontrattuale: molti consumatori si accorgono di quei corrispettivi solo con la prima bolletta, perché le registrazioni telefoniche spesso omettono quei dati e la firma con codice OTP certifica la sola presa visione del plico contrattuale.

Il blocco del punto di prelievo contro le attivazioni non richieste

Consumerismo ha rilanciato in audizione anche una quarta misura, pensata come argine ai contratti attivati senza consenso: la possibilità per il cliente di congelare il proprio punto di prelievo dal Portale Consumi con accesso SPID e di sbloccarlo solo con un codice inviato a lui. Se il punto è bloccato, nessun fornitore può attivare un cambio. Un meccanismo simile al codice di migrazione della telefonia.

Nel corso dell’audizione una copia del documento di osservazioni è stata consegnata direttamente al Presidente di ARERA Nicola Dell’Acqua, in carica dal gennaio di quest’anno insieme al nuovo Collegio.

L’associazione ha infine formalizzato la richiesta di partecipare all’Osservatorio permanente della regolazione che l’Autorità intende riattivare. “Consumerismo non esprime opinioni, rappresenta la casistica“, il commento del Presidente Luigi Gabriele. “E la casistica è il materiale grezzo di cui la vigilanza ha bisogno“.

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