
Con questo articolo inauguriamo ufficialmente “Economia Sociale“, la rubrica con cui noi di Consumerismo raccontiamo alle imprese strumenti, vantaggi e opportunità del rapporto con il Terzo settore. Partiamo dal tema che dà il senso a tutto il percorso: il social procurement.
Il 2 luglio 2026 il Consiglio dei ministri ha esaminato il Piano d’azione nazionale per l’economia sociale, il documento che disegna la strategia italiana per far crescere il rapporto tra imprese, Terzo settore e comunità. Dentro quel Piano c’è una sezione che praticamente riguarda direttamente gli uffici acquisti di ogni azienda.
La domanda da cui partire è semplice: può un normale acquisto aziendale, una fornitura, un servizio, una consulenza, valere anche come impegno sociale dell’impresa? La risposta del legislatore, e anche la nostra, è sì. E questa pratica ha un nome preciso: social procurement.
Che cos’è il social procurement, spiegato semplice
Il social procurement è una scelta di acquisto. In poche e semplici parole l’impresa integra obiettivi sociali nelle proprie procedure di fornitura: compra beni e servizi di cui ha realmente bisogno, ma li compra da soggetti dell’economia sociale, oppure inserisce criteri sociali nella selezione dei fornitori.
Attenzione a un equivoco frequente: il social procurement non è beneficenza e non è sponsorizzazione. Il principio del miglior rapporto tra qualità e prezzo resta fermo. Ciò che cambia è la nozione di valore, che si allarga fino a comprendere l’impatto sociale generato da quell’acquisto: la stessa spesa, fatta verso il fornitore giusto, produce un risultato in più.
A differenza del settore pubblico, dove è regolato da normative e clausole sociali negli appalti, per un’azienda privata significa scegliere deliberatamente fornitori appartenenti all’economia sociale (cooperative sociali, imprese sociali, realtà del Terzo Settore, ecc…).
Il quadro normativo che spinge in questa direzione
Il percorso parte dall’Europa. La Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 27 novembre 2023 sullo sviluppo delle condizioni quadro dell’economia sociale invita gli Stati membri a favorire la cooperazione tra imprese tradizionali e soggetti dell’economia sociale, anche attraverso gli acquisti, in particolar modo:
- Partenariati strategici: Accordi commerciali diretti tra imprese tradizionali e attori dell’economia sociale.
- Catene di fornitura inclusive: Integrazione di cooperative ed imprese sociali come fornitori stabili di beni e servizi per le grandi aziende.
- Appalti pubblici orientati: Utilizzo di clausole sociali nei bandi pubblici per premiare le aziende che collaborano con il terzo settore.
L’Italia ha raccolto l’indicazione con il Piano d’azione nazionale. La sezione C.8 del Piano, dedicata proprio all’incentivazione del social procurement, chiede al punto 75 che siano individuate azioni affinché le Amministrazioni pubbliche e le imprese private tengano conto degli obiettivi sociali nelle procedure di acquisto e di erogazione di beni e servizi. Il punto 76 ipotizza come prima azione una Strategia nazionale di acquisti sostenibili.
Cosa significa per un’impresa in concreto? Che il social procurement privato non è più soltanto una buona pratica volontaria: è un indirizzo dichiarato di politica pubblica, destinato a tradursi in atti attuativi e, verosimilmente, in incentivi per chi si sarà mosso per tempo.
3 ragioni + 1 per cui conviene
Nella nostra esperienza di dialogo con le imprese, i vantaggi del social procurement si concentrano su quattro punti:
- Rendicontazione ESG più solida. Gli acquisti sociali portano nel bilancio di sostenibilità la dimensione spesso più difficile da riempire, quella sociale, con dati verificabili: contratti, fornitori qualificati, indicatori di impatto.
- Reputazione fondata sui fatti. Un claim sociale sostenuto da un contratto con un ente del Terzo settore è verificabile da chiunque, a partire dai registri pubblici. È l’opposto del social washing.
- Vantaggio di anticipo. Quando la Strategia nazionale e gli eventuali incentivi arriveranno, le imprese che avranno già strutturato acquisti sociali partiranno avvantaggiate.
- Contaminazione positiva. Lavorare con l’economia sociale porta dentro l’azienda competenze nuove: ascolto degli stakeholder, misurazione dell’impatto, relazione con le comunità.
Da chi si compra “sociale”?
Qui arriva la domanda che ci riguarda direttamente: un acquisto da un’associazione di consumatori può rientrare nel social procurement?
Rientra, quando l’ente è un soggetto dell’economia sociale e il servizio risponde a un bisogno reale dell’impresa.
Noi di Consumerismo siamo un’associazione di promozione sociale iscritta al RUNTS, il Registro unico nazionale del Terzo settore. La nostra attività, la promozione e la tutela dei diritti dei consumatori e degli utenti, è un’attività di interesse generale riconosciuta dal Codice del Terzo settore (art. 5, comma 1, lettera w, D.Lgs. 117/2017). Quando un’impresa acquista da noi un servizio di cui ha bisogno, quell’acquisto rientra nel perimetro che il Piano nazionale chiede di incentivare e può essere valorizzato nelle politiche di social procurement e nella rendicontazione sociale dell’impresa.
Cosa può fare Consumerismo per la tua impresa
Il nostro lavoro quotidiano è dalla parte dei consumatori: sportelli, reclami, conciliazioni, interlocuzioni con le autorità.
Alla base della nostra Mission c’è una forte credenza, di ispirazione anglosassone, fondato su specialisti convenzionati ed esperti indipendenti. Il nostro Statuto lo fissa come principio: operiamo a monte dei fenomeni lesivi, attraverso l’interlocuzione con istituzioni, operatori del mercato e mezzi di informazione, per promuovere comportamenti corretti e trasparenti e prevenire le pratiche pregiudizievoli, prima che il danno arrivi in bolletta, in banca o al supermercato.
Il nostro obiettivo è poter agire non solo ex-post, ma ex-ante, ovvero prima che si verificano le criticità per i consumatori.
Poi quando, ahinoi, la prevenzione non basta, agiamo con gli strumenti di cui siamo leggimatari: reclami, negoziazione, conciliazioni, segnalazioni alle Autorità e, nei casi che lo richiedono, azioni inibitorie, azioni rappresentative e azioni di classe.
Ci poniamo come link tra i Consumatori, le Istituzioni, i Media e il Mercato che unisce competenza e indipendenza. È esattamente questa esperienza che mettiamo a disposizione delle imprese che vogliono fare acquisti sociali con contenuto reale. I servizi che le aziende possono acquisire nell’ambito delle proprie politiche di social procurement sono quelli che già svolgiamo nel nostro ambito istituzionale:
- la valutazione indipendente della qualità del rapporto con i consumatori (Consumerismo Rating), condotta con metodologia autonoma rispetto al committente;
- i programmi di conformità consumeristica (Consumerismo Compliance), per prevenire pratiche scorrette e contenzioso;
- la formazione del personale a contatto con i clienti su diritti dei consumatori, reclami e conciliazioni.
Su un punto teniamo alla massima chiarezza, perché riguarda la nostra credibilità: la valutazione resta indipendente dal soggetto valutato, con la stessa logica degli organismi di certificazione: chi paga l’audit non compra l’esito.
E per rendere l’acquisto immediatamente utilizzabile nella rendicontazione, forniamo all’impresa ciò che serve a contabilizzarlo: contratto trasparente con il nostro ente, evidenza dell’iscrizione al RUNTS, indicatori di impatto misurabili.
Iniziare è più semplice di quanto sembri
Vuoi capire se un tuo acquisto già programmato può diventare un acquisto sociale? Scrivici: imprese@consumerismo.it. Costruiamo insieme il primo passo, anche piccolo, del tuo percorso di social procurement.
Crediamo in un’economia in cui il valore si misura anche da come viene generato e distribuito. Ogni impresa che sposta un acquisto verso l’economia sociale rende il mercato più trasparente e più giusto: per i consumatori, per le comunità e, alla fine, anche per sé stessa. È il valore condiviso di cui questa rubrica racconterà, articolo dopo articolo, strumenti e opportunità.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere divulgativo.
